Quattro banchi vuoti

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qbv1qbv2Ostentavamo tutti una certa scaramantica indifferenza : era chiaro che non si trattava della notte degli Oscar e sapevamo perfettamente che via Verdi non era neppure la Croisette, per cui un certo disincantato cinismo ci sembrava doveroso. Eppure tutti, allievi e docenti della V C, in cuor nostro eravamo orgogliosi del film che stavano per proiettare: e poi via, confessiamolo, arrivare in finale a “Sottodiciottofilmfestival 2012” alimentava non poco la nostra ùbris!!
Faceva freddo la mattina di quell’undici dicembre e aspettare alle 8.30 l’apertura del Cinema Massimo aumentava la tensione, che cominciava a serpeggiare sotto l’apparente indifferenza; questa si sciolse definitivamente dopo la proiezione del nostro “Quattro banchi vuoti”, seguita da un paio di minuti di sentiti applausi da parte del pubblico presente in sala. Il film era piaciuto, non c’era dubbio, e il commento che il critico cinematografico Marangi fece alla fine delle proiezioni ci riempì di orgoglio.
Non abbiamo vinto, pazienza, ma il nostro “corto” è piaciuto a tutti quelli che lo hanno visto, e soprattutto ha rappresentato il culmine di un’esperienza importante, per i ragazzi e per noi professori.
Mesi prima ci eravamo interrogati su come spiegare le leggi razziali del ’38 alle corrispondenti polacche, che provenivano da una storia tanto diversa dalla nostra, per cui ci era sembrato più semplice raccontare quanto accaduto attraverso la finzione cinematografica, sicuri che l’immagine esprimesse meglio della parola scritta quello che volevamo trasmettere..
Gli studenti ed io avevamo cercato documenti d’epoca, ci eravamo avvalsi del lavoro della Prof.ssa Curato, che anni prima aveva allestito una mostra sul tema – con tanto di testimonianze dei sopravvissuti-, ci eravamo incontrati fuori dall’orario scolastico per scrivere la sceneggiatura e alla fine avevamo coinvolto un ex allievo, brillante regista, nella nostra impresa. Con una faccia tosta che mai avrei pensato di avere, avevo trovato la location presso il MUSLI di Torino, presentandomi al direttore , Prof. Pompeo Vagliani senza nessuna credenziale che non fosse il nostro lavoro e avevo trovato tutte le porte aperte. E così, con il materiale tecnico fornitomi da un amico regista, dopo una faticosa ricerca dei costumi ( dov’erano finiti tutti i grembiuli neri che le ragazze della mia generazione avevano ancora indossato al Liceo? Bruciati in un impeto di femminismo?) e dei documentari Luce, avevamo girato il nostro film.
I primo ciak è stato emozionante; durante la scena finale, avevamo
tutti gli occhi lucidi. Ci sono stati momenti indimenticabili: Amedeo che dice, convinto, un’assurdità durante le riprese, Gigi che si improvvisa gerarca fascista, Carola che si scopre preside cattivissima ( con tanto di Osvaldo sulla spalla….e Osvaldo è una volpe argentata), la collega Gavinelli che si presta a far la voce della radio, Gabriele che incarna perfettamente il professore timido e imbranato, Giulia che non vuole suonare il violino ( ma che alla fine è bravissima), Tilly a cui il regista regala un intensissimo primo piano, Matteo e Sara attori eccezionali. Musica, montaggio…e il film è terminato.
Quando penso che non ne posso più della scuola e del lavoro, il ricordo di questa esperienza si unisce a quei momenti ( e per fortuna sono stati tanti in tutti questi anni ) in cui mi è parso che la mia professione potesse avere ancora un senso. Grazie, V C!

Anna Nosotti