Oscar e la dama in rosa, una recensione

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“Caro Dio, mi chiamo Oscar e ho dieci anni […] è la prima lettera che ti mando perché finora, a causa dei miei studi, non ho avuto tempo. Ti avverto subito: detesto scrivere. Bisogna davvero che ci sia obbligato. Perché scrivere è soltanto una bugia che abbellisce la realtà. Una cosa da adulti.”

“Ho cercato di spiegare ai miei genitori che la vita è uno strano regalo. All’inizio lo si sopravvaluta, questo regalo: si crede di aver ricevuto la vita eterna. Dopo lo si sottovaluta, lo si trova scadente, troppo corto, si sarebbe pronti quasi a gettarlo. Infine ci si rende conto che non era un regalo, ma solo un prestito. Allora si cerca di meritarlo. Io che ho cent’anni, so di che cosa parlo.”

Nonostante i suoi pochi anni, Oscar ha un’idea ben precisa di cos’è la vita, ed esprime il suo parere senza remore, con la schiettezza tipica di cui solo i bambini sono capaci. Ma Oscar sarà sempre un bambino: a soli dieci anni la sua vita sta per essere stroncata dalla leucemia. Nessuno però, di tutti coloro che lo circondano (dai suoi genitori al medico che lo cura, dalle infermiere dell’ospedale agli altri malati dell’ospedale che giocano con lui), ha il coraggio di affrontare con il bimbo questa terribile verità. Nessuno guarda in faccia la realtà. Portano anzi una maschera di noncuranza. E questa felicità apparente, che poi così apparente non è  poiché ciò che da ogni gesto trapela è solo dolore, non fa che ferire più a fondo Oscar, che cerca disperatamente qualcuno che non diventi sordo alla parola ‘morte’. Nella sua battaglia contro ciò che è tabù, il bambino trova la sua unica alleata in nonna Rosa, un’anziana signora che assiste i più piccoli all’ospedale. L’unica che gli rimarrà davvero vicina fino alla fine. Nonna Rosa lo introduce alla religione, invitandolo a scrivere ogni giorno a Dio. Gli propone inoltre di provare a vivere ogni giornata come se valesse dieci anni. Oscar accetta, ma apre la sua prima lettera chiarendo immediatamente che lui odia scrivere, poiché “E’ soltanto una bugia che abbellisce la realtà. Una cosa da adulti.” In queste parole traspare tutto il rancore che il bambino prova nei confronti del mondo dei più grandi, nel quale ha perso tutta la sua fiducia. Non li giustifica pensando a quanto il loro dolore possa essere profondo e come desiderino solo fargli trascorrere con spensieratezza i suoi ultimi giorni di vita. Li critica perché non trovano la forza di affrontare con lui l’imminente morte, e di guardarlo in faccia anche mentre le lacrime solcano loro il viso. Si sente trattato come il suo vecchio orsacchiotto di pezza che, appena un po’ consumato, viene scartato e sostituito da uno nuovo. Eppure il preferito rimane quello vecchio, consunto, a cui Oscar è affezionato anche se è rimasto senza imbottitura.

“Scrivere è soltanto una bugia che abbellisce la realtà”, e così ecco i suoi genitori: bugiardi, pronti a nascondere il pianto dietro ad un sorriso per sollevargli dalle spalle il peso dell’inevitabile destino. Non si rendono conto che, a soli dieci anni, il figlio è più forte di tutti loro e la falsità non fa che aumentare il risentimento nei loro confronti. Lo slancio con cui si lega alla figura di Nonna Rosa è dovuto alla sincerità e all’immediatezza di questa: i suoi sorrisi non sono forzati e non è la compassione a muoverla. Con lei Oscar arriva a vivere una lunghissima vita di centodieci anni! Trova nel ristretto ambiente di un ospedale tutte quelle emozioni che caratterizzano la vita, facendo tantissime esperienze formative. Ognuna di queste giornate lunghe anni, si conclude con l’immancabile letterina a Dio, con una piccola richiesta “dello spirito”. La sua breve vita segue un percorso estremamente articolato e rapido: a soli cinque anni scopre di dover morire a breve e vede i suoi genitori rifiutarsi di incontrarlo. Così quando il giorno dopo si sveglia adolescente, non prova che odio nei confronti delle figure paterne. In questi dieci anni confessa anche il suo amore a Peggy Blu, la bambina più carina e silenziosa dell’ospedale, che si trova lì a causa di un problema di circolazione del sangue che le causa quel particolare, e a parere di Oscar bellissimo, colorito bluastro. Ma le emozioni della giornata non si limitano a questo: commettendo tutti gli errori tipici dell’età, Oscar bacia anche un’altra bambina e si scontra con il grossissimo amico Pop Corn, che corteggia Peggy e si arrende dimenticandosi di ascoltare il parere della diretta interessata. Nonna Rosa interverrà ancora una volta e darà al bambino il coraggio che gli serve per vincere questa sfida. Gli anni a venire non saranno meno intensi: dopo aver sposato Peggy, questa gli viene sottratta dai genitori che la riportano a casa poiché l’operazione a cui viene sottoposta fa sì che riacquisti il normale colorito roseo; inoltre una rocambolesca fuga dall’ospedale, causa come effetto che Oscar si ritrovi a festeggiare Natale con Nonna Rosa a casa della stessa. Qui, insieme ai genitori che lo raggiungono prontamente, guardano un filmato in cui si affrontano due lottatrici di catch. Nonna Rosa infatti aveva fatto credere al bimbo che lei in passato avesse combattuto tra queste, e gli trasmetteva insegnamenti tramite incredibile storie. Oscar durante questa giornata perdona i genitori, allietando e colmando così d’amore i loro ultimi attimi insieme e tutta la loro vita a venire.

Il piccolo protagonista ha una visione totalmente disillusa della vita, e la vicinanza della morte unita alla schiettezza dell’età, gli permette di maturare riflessioni altrimenti inverosimili per un bambino. L’innocente consapevolezza fa inoltre sì che Oscar riporti coi piedi a terra il suo dottore, ricordandogli che il suo mestiere non gli conferisce il potere di salvare la vita al mondo intero, e che accettare che non tutto dipende da lui è una delle necessità per poter continuare la sua carriera. I limiti della medicina sono infatti ancora molto chiari e così quelli dell’uomo. Ma il medico non è l’unico che ha da riflettere: la vita, vista con gli occhi della gioventù, è eterna, ma è un attimo ritrovarsi a essere vecchi e non preparati alla fine. La verità tuttavia è che la vita è un prestito, e come tale deve essere meritato. Ci è data perché la si viva al meglio delle nostre possibilità, e questo è ciò che importa, breve o lunga che sia.

Oscar muore. Niente magie, niente miracoli, niente illusioni. Oscar muore e si lascia dietro dolore e sorrisi. Il vuoto che lascia nella vita di molte persone è incolmabile, ma i suoi saggi ed innocenti insegnamenti sono indelebili.

Michela Borgogno (2C)

Eric-Emmanuel Schmitt, Oscar e la dama in rosa, BUR, 2004

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