Fa sempre piacere incontrare una persona come Luis Devin

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Luis DevinLuis Devin è un antropologo culturale torinese che ha scelto di fare una ricerca sul campo in Africa Centrale per studiare la vita e la cultura della popolazione tribale che vi abita, i pigmei Baka, e ha scritto ” La foresta ti ha” come resoconto non scientifico della sua esperienza.
La sua ricerca è durata diversi mesi e in quel periodo di tempo si è adattato il più possibile all’ambiente e al modo di vivere dei Baka; non deve essere stato facile considerato il fatto che i Baka vivono in un luogo molto ostile per noi occidentali: la foresta pluviale.
Come ha spiegato Devin, i Baka hanno un particolare rapporto con l’ambiente in cui vivono: non pensano che l’uomo debba controllarlo, come pensano invece gli abitanti dei paesi industrializzati, ma che sia l’uomo a dipendere da esso.
Questo si nota dal fatto che, dalla foresta, i Baka prendono solo lo stretto indispensabile per sopravvivere; quindi non cacciano per svago, come si usa da noi, ma solo per sopravvivenza e i prodotti che prendono dal terreno (larve, radici, termiti …) sono visti come un dono che la foresta fa all’essere umano.
Il libro è una testimonianza molto importante di un occidentale, quindi di una persona con uno stile di vita uguale al nostro, che ha vissuto in un ambiente estraneo, con altre regole e consuetudini, e che ha voluto che la sua esperienza servisse da esempio al suo Paese e facesse riflettere i lettori.
Secondo me, questa è stata una prova di enorme coraggio ed è servita per mettere in evidenza le conseguenze della tecnologia e del progresso: appena tornato, l’antropologo ha detto di aver sentito un senso di vuoto legato al fatto che, improvvisamente, si è trovato ad avere tutto a disposizione: aprire il frigo e trovarsi davanti ogni genere di cibo che aspetta solo di essere mangiato, aprire il rubinetto e avere l’acqua calda o fredda subito a propria disposizione, o girare una manovella e, senza nessuno sforzo, accendere il fuoco.
Tutte cose che, quando ci si trova a vivere in un ambiente come la foresta pluviale, non si dà più per scontate, anzi, il semplice fatto di bere dell’acqua rende orgogliosi perché quell’acqua la si è trovata e attinta da soli con fatica.
“I Baka non sentono la mancanza della tecnologia perché non sanno né della sua esistenza, né tanto meno cos’è”; è una frase che fa molto riflettere perché, in effetti, noi non sappiamo quanto possa essere bello vivere solo con quello che ci si procaccia.
Un altro passo del libro significativo è questo: “Nessuno qui vuole andare contro la tradizione, ma secondo Jobì i miei capelli sono troppo belli e morbidi e dritti e tagliarli sarebbe proprio un peccato. Mai visti capelli così se ne esce dopo vari tentennamenti. Mi arriva uno scappellotto, da dietro. Lasciamoli come sono, vedrai che è meglio, dice”.
Per noi è assolutamente normale avere i capelli morbidi ed è altrettanto normale tagliarli quando sono tropo lunghi o, semplicemente, per l’esigenza di cambiare look; per il Baka, invece, è come se tagliarli fosse uno spreco perché, avendo loro i capelli crespi e arruffati, vedono i nostri capelli come se fossero perfetti; quindi per loro tagliarli sarebbe un vero peccato.
Questo libro insegna ad apprezzare ogni modo di vivere, con i diversi aspetti positivi e negativi; da questi mondi così diversi si può imparare a vivere la propria vita in ogni sua sfumatura.
Devin si è voluto “lanciare” in questa esperienza senza sapere di preciso cosa lo aspettava, ma sicuramente si è adattato molto bene allo stile di vita e all’ambiente dei Baka e ha voluto partecipare al “Rito di Iniziazione” per sentirsi ufficialmente parte del gruppo.
L’Impressione che mi ha dato Devin di sé stesso è quella di una persona fantastica, oltre che coraggiosa ed intelligente, soprattutto perché, nonostante i Baka che hanno fatto parte della sua avventura e che sono citati nel libro siano ormai morti, lui continua a mantenere il segreto del “Rito di Iniziazione” per rispetto e fedeltà verso il popolo Baka e ciò non può che aumentare la mia stima per lui.
Un importante messaggio che ho colto dal libro e che, se tutti seguissero, potrebbe rendere il modo migliore è: “Vivi a pieno la tua vita senza lasciare nulla al caso, pensa sempre che ogni esperienza può fare di te una persona migliore e che le persone che vivono in società tecnologicamente avanzate non sono necessariamente migliori o più intelligenti delle altre; ma, soprattutto, che non si finisce mai di imparare”.

Alessia Schiariti (1F)