Gli Arabi e le Crociate, tra passato e presente

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Molti ricordano il film “Le Crociate “ dell’inglese Ridley Scott , centrato sulla figura del Saladino ma pochi rammentano l’esemplare immagine in cui il Sultano mostra la tolleranza dell’Islam tirando su da terra un crocefisso d’oro e risistemandolo su un altare . Khalid Chaouki membro dell’associazione musulmani d’Italia definisce il film come un ‘opera importante per favorire il dialogo e la pace tra l’Islam e l’Occidente e evidenzia che qui il Saladino rappresenta il massimo della razionalità e della ricerca della pace giusta ,contrapposto ai suoi consiglieri violenti e radicalmente anticristiani . Il principio della tolleranza , già caratteristica fondamentale del film egiziano “Il Saladino “ del 1963 del regista Youssef Chahine , considerato ancora attualmente il pilastro della cinematografia del mondo arabo ,appare come il tema fondamentale,confermato ampiamente dagli storici arabi sulle crociate.

Quale fu la lettura araba delle crociate e quali le caratteristiche principali della contro crociata ?

I musulmani videro le crociate come una guerra di religione ?

La reazione ideologica , il gihad fu immediato ?

Innanzitutto l’Islam avrebbe potuto combattere per la sua stessa sopravvivenza senza avere alla base della sua ideologia il concetto di gihad .In secondo luogo la questione del gihad costituisce uno dei luoghi comuni su cui è bene fare un po’ di chiarezza . L’esatta interpretazione del termine gihad non è guerra santa ma lo sforzo sulla via di Allah ; ogni comportamento può essere considerato gihad ogni qualvolta lo sforzo prodotto tenda al compiacimento di Allah e alla visione del suo Volto .

Pur essendo assolutamente certi di possedere l’unica vera fede ( e in questo non vi fu alcuna differenza con le altre religioni monoteiste) , il Corano insegna che la guerra e la violenza sono legittime come atti di difesa , a seguito di aggressione contro il territorio dell’Islam ( dar al salam , o territorio della pace ) , e come repressione dell’ingiustizia. Il presunto fanatismo nella conduzione della guerra santa , l’immagine del guerriero pronto a sacrificarsi in battaglia perché così guadagnerà le delizie eterne del Paradiso , saranno caratteri che si presenteranno come risposta tardiva all’invasione crociata.

La gravità del pericolo franco non fu adeguatamente considerata , i massacri e le devastazioni ,pur grandi , sarebbero passati e nessuno pensò mai ad una dominazione permanente delle zone siriane e palestinesi . Ma la proclamazione di Baldovino Re di Gerusalemme , la caduta d Tripoli dopo duemila giorni di assedio nel 1109 , la caduta di Beirut e Sidone nel 1110, alimentarono nei musulmani una presa di coscienza del pericolo franco e dissiparono l’illusione che li aveva assimilati ai Bizantini . La causa del cambiamento di interpretazione del fenomeno franco è individuabile nel posizionamento di una croce sul minareto della moschea principale di Aleppo e di una campana alla cittadella , oltre che nell’incendio della celebre biblioteca di Tripoli per distruggere tutti gli esemplari del Corano . E’ attraverso questo “ dialogo di azioni “,piuttosto che attraverso le ideologie discusse con i Franchi che i musulmani impararono la specificità del fenomeno delle crociate . Lo zelo religioso dei Franchi , il connubio crociata-cristianità risveglia lo spirito della guerra santa . L’attacco franco viene visto come la punizione ,l’avvertimento celeste dell’Islam che deve ritrovare la sua sicura via , il gihad dell’anima deve evolvere in gihad contro gli infedeli . La conseguenza è l’unità del mondo musulmano sul piano spirituale e politico . Il gihad da dovere collettivo si trasforma in dovere personale ,obbligando tutti gli adulti all’attacco degli infedeli . Una tale ideologizzazione della storia indica una sola strada valida anche per il tempo presente : gli stati musulmani devono riunirsi non sulla base territoriale della popolazione ,della lingua, ma sulla base del Corano e della Sunna del Profeta per formare l’unica Umma , cioè l’unica comunità dei credenti musulmani . La grande differenza sta nel fatto che l’identità crociata è rifiutata dalla stragrande maggioranza dei cristiani moderni , mentre l’identità del mujahedin ,inteso come un individuo impegnato materialmente nel gihad , non viene rifiutato da tutti i musulmani .

Ma se una parte degli storici arabi vede il conflitto confinato in un quadro strettamente religioso , come una dovuta risposta all’intolleranza cristiana , un’altra parte considera la vittoria sui crociati come iscritta in una necessità storica obiettiva , in una lotta nazionale contro il tentativo di colonizzazione politico –militare ed economico cristiano . Le crociate diventano un “capitolo della storia contemporanea “ , “ un mito politico arabo “ . Proprio il Saladino, già vessillo dell’Islam religioso, diventa il condottiero per eccellenza, il mito della liberazione araba . La storia è percepita in maniera ciclica: le crociate , la spedizione di Napoleone in Egitto , le conquiste coloniali , il sistema mandatario in Medio Oriente , la creazione dello Stato di Israele , sono viste come manifestazioni dell’imperialismo occidentale e si assimilano i combattenti di ieri a quelli di oggi .

La spedizione di Suez del 1956 fu vista alla stessa stregua di quella del 1191 , come una crociata condotta da francesi e inglesi e il presidente Nasser venne paragonato a Saladino , il quale , come lui , aveva riunito la Siria , l’Egitto e lo Yemen ; come la moschea di Al .Aqsa fu profanata dai crociati , così nel 2004 il primo ministro Ariel Sharon ha profanato la terra di Allah .

Nell’anno 2000 Arafat fece coincidere l’inizio della seconda intifada palestinese con la “Liberazione della Sposa “ , cioè l’ingresso trionfale di Saladino a Gerusalemme ( 2 ottobre 1187 ), coincidente a sua volta con il viaggio celeste del Profeta e la sua visita in sogno alla città santa . La liberazione di Gerusalemme diventa il pilastro fondamentale del nazionalismo palestinese e l’anniversario della battaglia di Hattin ( 4 luglio 1187) diviene giornata di festa nazionale .

Su una grata della cella in cui Saladino , all’indomani della sua grande vittoria , visse modestamente nella città vecchia di Gerusalemme , si può leggere la scritta “Allah , Maometto ,Saladino . L’unico Dio , il Profeta , il Liberatore . Questo dunque è il ruolo di Saladino nell’immaginario arabo , il suo posto nella gerarchia che , passando per il Profeta , culmina con Dio .

Se è indubbio che il Saladino divenne una leggenda ancora prima della sua morte ,quella stessa morte lo trasformò in un mito perenne , analogamente la morte di Luigi IX e il seguente processo di canonizzazione contribuirono a creare in Occidente l’immagine del Re come puro crociato , come un Cavaliere di Dio , emblema unico della cristianità occidentale . Il Re morto in terra straniera musulmana, faceva il suo ingresso nella gloria . Ma Luigi IX, pur divenendo un esempio fondamentale per la storia occidentale e per la cristianità , rimane confinato nel Medioevo , mentre il Saladino appare come il Campione dell’Islam medievale , contemporaneo e futuro .

Si sostiene di solito che le crociate scavarono quel fossato invalicabile tra Occidente e Islam che ancora oggi appare difficile da colmare . E’ forse vero il contrario .

Mai si è trattato di guerre totali : crociate o no , merci , libri , idee ,lingue , hanno continuato a circolare per il Mediterraneo e fu proprio in pieno periodo crociato che i rapporti fra musulmani e cristiani si fecero più intensi in Terrasanta . Se sommiamo gli anni di effettiva “guerra guerreggiata”,per tutto il periodo durante il quale formalmente l’Occidente si sentì mobilitato per la crociata , ci si accorge che in due secoli tali anni non vanno oltre qualche decennio .

Non può esistere un’opinione unitaria sulle crociate : lo impediscono le testimonianze e lo stesso processo di scrittura della storia . La forma del soggetto , non meno che l’interpretazione del dettaglio , è condizionata dai punti di vista dai quali lo si osserva . Non è esagerato quindi affermare che esistono poche assunti assoluti nell’interpretazione di un passato che è spesso la costruzione del presente e che ,al di là degli inconfutabili dati storici , “ l’invenzione delle crociate “ non ha ancora avuto fine. Il “dibattito del mondo “ non avrà termine finchè l’Oriente e l’Occidente vedranno le crociate con il filtro della propria mente e cultura .

Fabio Faccilongo