Il Convitto incontra la Littizzetto

Questo articolo è stato letto 1500 volte!

littizzetto5-300x200Venerdì 31 ottobre il nostro istituto ha avuto il piacere di ricevere come ospite d’eccezione Luciana Littizzetto in occasione di “Libriamoci”, progetto che consiste in giornate di lettura nelle scuole da parte delle personalità competenti.
Alle ore 11.30 ci siamo recate, in qualità di inviate, in aula meeting; abbiamo preso posto e abbiamo aspettato con ansia il suo arrivo. Lucianina è arrivata alle 11:33, con solo 3 minuti di ritardo, come ci testimonia una di noi, che, in preda all’ansia, controllava assiduamente l’ora.
L’attesissima ospite ha preso posto dietro la scrivania, impugnando il microfono e togliendosi con fare teatrale gli occhiali da sole, molto utili nel grigiore dell’autunno torinese.
Per cominciare, ha esordito con la fatidica domanda: “Chi di voi legge?”
rimanendo sorpresa dalle numerose mani alzate. Anche in questa occasione, la sua vena ironica non è venuta meno: infatti, durante una pausa tra una lettura e l’altra, ha intavolato una conversazione con uno degli alunni del liceo sulla scelta di quest’ultimo di leggere tre volte il libro “Cuore”, che secondo la Littizzetto sarebbe sintomo di masochismo.
La scelta dei brani da leggere è ricaduta su estratti da libri di genere comico, in accordo con la sua personalità.
Il primo estratto era tratto dal libro “Il desiderio di essere come tutti” di Francesco Piccolo che racconta la storia di un ragazzo di centro città e una ragazza della periferia e del loro amore, reso impossibile dalla presenza di un doppio passaggio a livello che li divide.
Il secondo racconto era tratto dal libro “Figuracce”, una raccolta di brutte figure fatte dai suoi otto autori, tra cui i celebri Piccolo, Giordano e Ammaniti. Il titolo del racconto è “Suv” di Giordano e narra della sua disavventura con un dipendente di una concessionaria.
Il terzo e ultimo estratto era estrapolato dal libro “Il paradosso terrestre” di Marco Presta, storia di una famiglia angosciata dal patologico cinismo del figlio, e ritornata alla felice vita familiare solo dopo aver sottoposto il figlio a numerosi controlli e aver scoperto che la sua non era una malattia, ma solo grandissima “stronzaggine”.
Il denominatore comune di questi racconti era costituito dalla giovane età degli autori, dettaglio che la Littizzetto ha messo in evidenza affermando che non solo i classici devono essere ritenuti interessanti, ma anche i libri meno impegnativi.
L’incontro è stato reso piacevole e divertente dal modo di fare scherzoso della Littizzetto e dalla sua lettura accattivante. A conferenza terminata, parte degli alunni presenti è riuscita a strapparle un autografo o addirittura una simpatica “selfie”. Noi dell’Umbertimes abbiamo avuto la fortuna di poterla intervistare.

Cosa ne pensa della tv al mondo d’oggi? Si riesce davvero a dire ciò che si pensa o alla fine diciamo solo quello che gli altri vogliono che noi diciamo?
L: Purtroppo si riesce a dire quello che si pensa, e infatti si dicono un sacco di cavolate. La censura vera e propria non esiste come esisteva un tempo, tutt’altro; però è un periodo dove tutti gli animi sono molto sollecitati, ci sono molti conflitti… A me per prima capita di essere spesso querelata perché qualcuno si sente offeso da ciò che dico. Però poi nessuno ti impedisce di dire ciò che pensi, insomma.

É così facile inseguire un sogno al giorno d’oggi? Noi giovani soprattutto siamo un po’ penalizzati dalla situazione odierna…
L: Secondo me è complicato, ma ogni epoca ha delle sue complicazioni. Io credo che ripetersi che voi siete una generazione “sfigata” non aiuti a muoversi. Credo che abbiate, a differenza della mia generazione, degli strumenti in più; questo da una parte aiuta molto di più, in alcuni casi invece frena perché poi prevale la pigrizia, ma credo che tutto stia nel cuore e nella testa delle persone. Quindi penso che questa generazione abbia le sue possibilità come ce l’avevano le altre.

Ha capito da subito che voleva intraprendere questa carriera oppure è una cosa che ha capito man mano, col tempo? É felice adesso?
L: Io all’inizio facevo la professoressa, alle medie, prima anche un po’ la maestra…
Mi piaceva l’idea di fare il mio mestiere attuale, era una cosa che mi aveva sempre attratto, ma venendo da una famiglia di lattai e non essendo nemmeno Miss Mondo, mi sembrava di non avere grossissime chance. Però ci ho provato lo stesso e ho trovato la mia strada, la mia nicchia, faticosamente, perché non è che mi sia stato proprio tutto regalato. E quindi invito tutti quelli che hanno dei sogni e la voglia di perseguirli, di provarci, per non avere poi dei rimorsi, quando si è diventati grandi. Prima si prova; poi magari non ci si riesce, ma almeno si può dire di averci provato.

Federica Curreli, Giulia Fracaro, Elisabetta Gucciardi (4B)

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *