La morte a 17 anni

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La morte di Vito Scafidi avvenuta al Darwin due settimane fa è solo l’ultima di una serie di tragedie aventi come punto in comune la giovane età delle vittime.
Si sa, la morte è cieca, prende chi vuole, ma sentire ogni settimana al notiziario che sempre più giovani vite vengono stroncate in modi disparati, anche solo per una distrazione, fa paura, sempre più paura.
Allora sorge spontanea una domanda: avendo la certezza di morire prima o poi, è giusto condurre un’esistenza così breve?
La società ha reso il mondo davvero così pericoloso per tutti?
Certo, adesso le nuove generazioni, sempre più indipendenti dai genitori diventano man mano più esposte ai rischi della vita; basti pensare ai ragazzi che tutti i sabato sera terminamo la loro esistenza contro un guardrail o in un fosso.
E’ terribile per un ragazzo, tuttavia, pensare di non poter più uscire la sera perchè rischia nolente o volente di finire all’ospedale. E sono in molti che hanno paura, come i compagni di Vito, che al solo pensiero di rientrare in quella scuola rabbrividiscono e ripensano al loro amico così sfortunatamente colpito dal fato.
Dall’altra parte vi sono invece tutti quei ragazzi che sentendosi magari più liberi se ne fregano del loro futuro; perchè uscire la sera con l’unico scopo di “sballarsi” magari fino all’estrema conseguenza vuol dire infischiarsene dell’avvenire, grigio o roseo che sia.
Molti inoltre rifiutano a priori qualsiasi prospettiva si preveda per loro. Definiscono la vita uno schifo e pian piano si rinchiudono nel loro mondo fatto magari solo di esperienze multimediali quando a taluni comincia a serpeggiare in testa l’idea di farla finita lì, ritenendo inutile vivere.
Ne è un esempio il ragazzo americano che si è suicidato in diretta in chat, oppure tutti quegli studenti che prima compiono stragi a scuola e poi rivolgono l’arma contro se stessi.
Purtroppo l’impulsività sembra sia una caratteristica fondamentale dell’uomo perchè se prima di buttar via la vita in questo modo si pensasse un attimo a Vito o ad altri ragazzi che come lui amavano vivere ma ai quali non è stato permesso, forse vedremmo diminuire l’incessante “bollettino di guerra” che ogni giorno affolla i nostri Tg, ricordandoci dei giovani che perdono la vita senza un motivo accettabile.
Sarà anche un pensiero “vecchio”, scontato, ma la vita è l’unico bene che ci appartiene veramente e  vivere non è solo un diritto, ma anche un dovere nei riguardi degli altri, contribuendo a migliorare la nostra società, senza trovare scappatoie per rendere tutto più facile.

Tommaso Torielli (4A)