Swidish, sweet Swidish (III F VS. Svedesi)

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Per chi non l’avesse notato, la scuola nell’ultima settimana è stata invasa da uno stock di bianchissimi e biondissimi Svedesi. Dopo un sabato agitato per i preparativi riguardanti i posti letto e animato da dubbi – come sarà il mio? Sarà simpatico? Sarà carino? Sarà da montare? Ma le istruzioni? – sono infine arrivati a destinazione alle undici di sera, chi coraggiosamente in treno, chi in aereo. Gli Swidish (così chiamati con affetto dai loro ospiti) hanno sperimentato per una settimana la vita a casa di uno studente italiano, coccolati e trascinati a visitare la Mole, Palazzo Madama, Palazzo Reale ed altre bellezze di Torino (più una gita al mare per farsi l’ultimo bagno della stagione). Gli studenti italiani, per parte loro, hanno provato cosa vuol dire avere un autentico Swidish (nome inesistente nella lingua corrente; la versione inglese corretta è Swedish, ma noi abbiamo voluto essere originali) in casa. Se il buon giorno si vede dal mattino, anche le differenze si fanno presto sentire; le candide signorine svedesi hanno infatti lasciato perplesse le nostre ragazze italiane occupando i loro bagni per ore al mattino (senza esagerare, il record è stato 45 minuti per una doccia), per poi arrivare davanti al bar della scuola, accomodarsi davanti ad un cappuccino, aprire il beautycase e truccarsi.

Ovviamente sono subito scoccati sguardi di sufficienza accompagnati da commenti come “Uff, io in venti minuti mi vesto, faccio la doccia e la colazione, porto fuori il cane e mi trucco, pure meglio di lei!”. Indubbiamente in bagno siamo più veloci noi, ma gli Svedesi hanno subito recuperato punti facendoci vedere come si parla l’inglese. Gli italiani meno esperti sono rimasti inizialmente un po’ spiazzati ( e forse un po’ scoraggiati) da una parlantina veloce e sicura, ma soprattutto dagli sguardi interrogativi che gli venivano diretti ogni qual volta si cercava di associare alla principale una timida subordinata. Comunque la nostra forza di volontà ci ha aiutato a superare la situazione: alla fine della settimana anche la  parte italiana aveva acquisito dimestichezza (non troppa) con l’inglese, mentre gli Svedesi, sarà perché siamo una popolazione coinvolgente, hanno iniziato a parlare italiano.

Più che di inglese, in effetti si è trattato di un prototipo: capendo che ragionare su ogni frase per cinque minuti diveniva pesante, abbiamo lasciato da parte tempi verbali e forme interrogative e ci siamo buttati sul vocabolario di base, che tutti bene o male conoscevano: pizza, pasta, disco.

I veri problemi sono sorti il quinto giorno di permanenza (giovedì), quando dopo tante visite di piacere,  ci siamo dovuti rimboccare le maniche ed iniziare a lavorare sul progetto dello scambio: sviluppo sostenibile e inquinamento.

Ad aprire questo piacevole confronto una bella tabella dati riguardante il riciclaggio e il risparmio energetico, che vedeva nella classifica europea la Svezia al primo posto e l’Italia al quarantunesimo. Gote arrossate, forse troppo poco vista la situazione, abbiamo iniziato il confronto con chi, rispetto a noi, ha già fatto parecchi passi avanti. Usando un po’ tutte le lingue conosciute (inglese, spagnolo, francese, lingua dei segni e disegnini) otto gruppi di ragazzi hanno paragonato le proprie realtà domestiche, ma anche scolastiche e politiche. Chi non mangia carne, chi spegne sempre tutti gli elettrodomestici della casa, chi addirittura ha deciso di venire in Italia in treno invece che in aereo per essere coerente con le proprie idee. Ognuno ha detto la sua opinione, o per lo meno ha cercato di esprimerla come meglio gli riusciva.

Ovviamente la colpa è ricaduta dopo cinque minuti sul governo (italiano, si intende) e all’unanimità si era d’accordo sul fatto che più che un argomento di reale interesse per i nostri cari governanti, è stato usato come strumento di propaganda politica durante le elezioni.

Ma quel che conta e che forse sta finalmente nascendo anche da noi una generazione che percepisce realmente il problema dell’inquinamento, e che quindi cerca soluzioni reali e pratiche nella vita di tutti i giorni.

Il progetto si concluderà nel mese di aprile, quando toccherà a noi vendicarci ed occupare le docce dei nostri corrispondenti il più a lungo possibile. Intanto possiamo sempre provare a migliorare il nostro paese e il nostro inglese, considerato soprattutto che in un eventuale interrogazione gesti e scarabocchi non aiutano la sufficienza.

 

Eugenia Beccalli (3F)