Il silenzio dei ribelli

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Un altro venerdì in piazza. Erano molti, tanti gli studenti radunati in piazza Arbarello pronti a gridare di nuovo “No”; pronti a rendere esplicito il loro disaccordo nei confronti della riforma Gelmini. Oltre ai tagli, come noto, c’è in programma l’abbassamento del limite di anni di studio che si fermerà ai quattordici piuttosto che ai sedici e la chiusura o la modifica del programma delle scuole sperimentali.
Qualcuno però non è andato a manifestare e ha preferito andare a scuola, altri non hanno fatto nè l’una nè l’altra cosa, ignavi forse? No, semplicemente sfiduciati, ci sono persone al governo che a grandi linee affermano “Non mi importa quello che dice la gente, io continuerò per la mia strada” e così la voglia di manifestare viene smussata, si affievolisce. Sembra quasi inutile battersi, inutile lottare, gridare, rivoltarsi. Perchè qualcuno convinto in questa misura di ciò che fa di certo non si farà intimidire da una manifestazione studentesca, potrebbe reprimerla con le forze dell’ordine e poi negare di aver detto una cosa del genere o semplicemente di averla pensata…E così ci si trova in un terreno tiepido; nè caldo nè freddo, scoraggiati e forse anche un po’ disperati, non si sa come agire o cosa fare. Dovremmo forse mandare una lettera di richiesta? Probabilmente non verrebbe nemmeno aperta…
Un approccio diplomatico, ma con chi? Forse davvero non c’è più speranza, i giornalisti italiani si lamentano, devono misurare le parole al millimetro prima di scriverle, basta andare su YouTube e informarsi, c’è un’intervista particolare sottotitolata in italiano, fatta in America, “Who is Silvio Berlusconi” che in Italia non è stata trasmessa, troppo sincera forse? La verità fa male? “Berlusconi sa perfettamente che ciò che non appare in televisione non esiste”. Per favore, ricominciate a leggere i giornali, qualcosa di imparziale, dov’è la verità? Qualcuno ha già votato, qualcuno dovrà votare tra poco e personalmente non saprei dove sbattere la testa e pensare “Il mio voto non farà la differenza” non sarebbe corretto, se questa idea si propagasse troppo…alle urne non ci andrebbe più nessuno…

Manipolazioni lente ed organizzate, persone al potere che dicono sempre le stesse cose e si difendono sempre nello stesso modo, con accuse, invece di dimostrare quello che valgono. Al popolo non dovrebbero interessare i battibecchi dei leader, ma i fatti. A volte penso alle parole di chi ha vissuto nell’Urss, alle parole di che è cresciuto con la convinzione che non ci fosse altro, che quella fosse l’unica possibilità…potrebbe succederci lo stesso? Dittatura? Sembra una parola così distante, la si associa alla storia moderna, gli anni ’40, no non possono tornare, non possono ripetersi. Eppure sui pullman è pieno di ragazzi che rimpiangono il Duce, il suo operato:”Senza Benito il mondo non è più pulito”. Sì, e magari insieme a Benito ci mettiamo anche tante camicie nere, vero? Evviva! Regrediamo, torniamo indietro…Gli estremi non vanno mai bene, vanno equilibrati, sennò si passa da utopia a danno. Si dovrebbero invece fondere le idee  nella speranza di trovare una soluzione o di capirci qualcosa di più. Ci si ritrova seduti su un davanzale di sera a parlare di una politica e di idealI che non esistono, ma che funzionerebbero tanto bene. Così ognuno mette in pratica le  proprie idee in modo individuale, tanto per avere la coscienza pulita, tanto per dire “Io sto reagendo”, ma sente comunque le mani legate e che forse nulla cambierà o che non potrà goderselo. Si continuano a ricercare principi nobili a tenerseli stretti, a proteggerli , a ribadirli quasi fossero una preghiera quotidiana, un desiderio espresso guardando una stella lontana, ma c’è sempre qualcuno di più forte, che agisce con menefreghismo e egoismo. Nessuno dall’altra parte che può veramente ribellarsi…La nostra libertà comincia dove finisce quella del governo, ma la sua che limite ha?

Nastassia Aldanese (4C)