Pavese? L’abbiamo conosciuto a casa sua

Questo articolo è stato letto 646 volte!

Casa natale di Cesare Pavese, Santo Stefano Belbo

Casa natale di Pavese, Santo Stefano Belbo

Prima ancora che nei libri, Pavese l’abbiamo conosciuto a casa sua.
È una delle prime vere giornate calde di giugno, dopo un mese di piogge. Ad aspettarci è un’estate che giornate calde ne vedrà tante. La nostra pizza di fine anno è un panino sulla piazza di Santo Stefano Belbo, luogo natale dello scrittore, e la nostra quarta liceo finisce così, immortalata tra le vigne del cuneese dai nostri scatti, registrata dai filmati.
Ci lasciamo, promettendoci che quei libri li leggeremo; ma in effetti, il convegno su Pavese, che si terrà a scuola in ottobre, non è ancora null’altro che un momento lontano.
Poi un giorno di settembre la pioggia è tornata, battente, e con lei la voce determinata della Nosotti, a ricordarci che ” la classe VC si occuperà di allestire la mostra fotografica durante il convegno su Cesare Pavese, che si terrà nell’istituto il 22 e il 23 ottobre” e che parteciperemo a un concorso con un breve cortometraggio sull’autore.
A un attimo di sbigottimento è seguito il nostro entusiasmo. Da lì in poi, giornate frenetiche, su e giù per lo scalone dello Juvarra, a cercare pannelli e supporti, ritirare foto, trasportare tavolini, sistemare le griglie in cortile e montare il video in digitale, guadagnandoci tutto l’amore delle impiegate dell’ufficio acquisti e dei tecnici del laboratorio di informatica.
La mostra in cortile è stata un successo, così come il filmato che è risultato uno dei vincitori del concorso.Secondo la nostra personale interpretazione, il video è incentrato sul tema della morte, vista così come emerge da uno degli ultimi scritti dell’autore, i “Dialoghi con Leucò”, di carattere mitologico.
Abbiamo legato il suicidio dello stesso Pavese ad alcuni di essi, che trattano questo tema sotto diversi aspetti.
La prima parte, rifacendosi al dialogo “L’inconsolabile”, costruito sul mito di Orfeo ed Euridice, vede nella figura di lei l’idea della morte accostata a quella dell’amore. Il punto di vista di Orfeo, che nell’interpretazione di Pavese afferma di essersi voltato consapevolmente, al fine di perdere Euridice per sempre, emerge nel suo dialogo con una Baccante, mentre cammina tra le colline pavesiane, in una simbolica ascesa dal mondo degli inferi.
Segue l’episodio tratto da “L’isola”, che si sofferma sul tema dell’immortalità, vista dagli occhi di Odisseo e della ninfa Calipso, in una strada della Torino tanto cara a Pavese.
L’ultima parte è tratta dal dialogo “Il fiore”, dove sono proprio Eros e Tanatos, amore e morte, a parlare. Raccontano di Giacinto, amato da Apollo e poi ucciso dal dio stesso per errore, di come con il suo sangue “con calma indolenza”, Apollo abbia creato un fiore meraviglioso.

Pavese l’abbiamo conosciuto a casa sua, tra i filari di uva in una calda giornata di giugno, l’abbiamo letto nei suoi libri, e poi all’Umberto I l’abbiamo portato così, con la musica, le immagini, e la poesia.
Ma, per dirla con le stesse parole dell’autore, “far poesie è come far l’amore: non si saprà mai se la propria gioia è condivisa”.

Laura Alessandretti (5C)

Ecco il video premiato al concorso … buona visione!