Date a dio quel che è di dio

Questo articolo è stato letto 813 volte!

Date a dio que che è di dio2015-2016. Annate importanti. Gli attentati di Parigi (tutti e due). L‘IS (ancora). Entriamo nell’anno santo, in cui sono rimessi tutti i peccati (evento molto atteso da tutti nelle alte sfere della politica, dalla destra conservatrice come dalla sinistra progressista). Il Papa commesso viaggiatore. Le polemiche sulla famiglia tradizionale. Le adozioni di figli da parte di genitori dello stesso sesso (step-child adoption suona più figo, si sa, ma non siamo un paese anglofono). E tanto altro. Un tema comune, però: le religioni. Aah, le religioni, che grande invenzione! Insegnano la morale, ci portano la parola del dio di turno, e ci salvano dalle sofferenze dell’aldilà. Che gran figata! È incredibile che qualcuno sia riuscito a convincere milioni di persone che c’è un uomo invisibile, che vive in alto nel cielo, nel paradiso. Un uomo che ha fornito una lista di 10 cose specifiche (nel remake cristiano) che non vuole che tu faccia, e che altrimenti, dopo la tua morte, ti manderà in un posto pieno di fiamme, fumo, sofferenza e torture dove la tua anima rimarrà in eterno. Però ti ama. E vuole soldi. Un essere onnipotente, onnisciente, creatore dell’universo (che ha solo 5000 anni) ma che, chissà come mai, proprio non riesce a gestire i soldi.

Passiamo ai 10 comandamenti, il tipo di legge religiosa con cui sono cresciuto fino a che ho raggiunto, diciamo, l’età della ragione. I dogmi morali del mondo occidentale, in due comode tavole di pietra, reperibili sulla montagna più vicina a voi.

Qui si potrebbe aprire una parentesi sulle regole del satanismo, che a prima vista sono più legate alla quotidianità, ma è sufficiente limitarsi alle religioni legittimate dalle grandi masse. In generale i 10 comandamenti sarebbero facilmente riducibili a due: sii sempre onesto e fedele e non uccidere. Non uccidere. Aaah, dovrebbe essere il comandamento più importante, visto che le religioni predicano la santità della vita. A quanto sembra, invece, più uno è fedele, più questo comandamento pare essere negoziabile. Non hai il mio stesso amico invisibile? Morto! Hai il mio stesso amico invisibile, ma ha i capelli di un colore diverso? Morto! Non uccidere. Forse starebbe meglio come “dovresti impegnarti, per favore, più che puoi, ma davvero, più che puoi, a non uccidere nessuno in nome mio”. Già, in nome del dio. Il dio onnipotente e creatore. In tutta sincerità, visto il risultato del lavoro, se questo è il meglio che dio sa fare, non sono impressionato. Non raccontiamocela, nel caso migliore dio non esiste, e in quello peggiore, o è un incompetente, o non glie ne frega nulla. Se ha deciso di cancellare la razza umana una volta ai tempi dell’arca di Noè, poiché l’uomo era diventato malvagio, non vedo ragione perché, se glie ne fregasse qualcosa, non dovrebbe farlo adesso. Voglio dire, peggio di così è difficile! Viviamo in una società violenta, corrotta, bugiarda e che viene risvegliata solo dal porno di violenza e scorrettezze che è proposto ogni giorno dai media (ormai neanche più quello), che sanno che la società e malata, che la violenza la eccita, e che più è cruda e più salgono gli ascolti, e sanno che le persone le controlli meglio se gli dai quello che vogliono. Il Controllo. Un alto dei punti forti delle religioni. Perché, alla fine, la cosa che alle religioni è riuscita meglio è stata quella di controllare le persone. Carota e bastone, no? Partiamo dal principio, totalmente logico, secondo cui un dio che sa tutto (no, non si parla dell’NSA) e che ha un piano divino in mente possa comunque concederti libertà di scelta. Però attento, c’è il trabocchetto, perché, se nel tuo procedimento di scelta libera scegli la cosa sbagliata, vinci un biglietto di sola andata per un viaggetto in quel posto di fiamme fumo torture e sofferenza che abbiamo menzionato prima. Ma alla fine l’uomo se l’è cercata. Le divinità nascono tutte da un bisogno radicato nell’uomo, una paura irrazionale dell’ignoto, che ha portato a sviluppare un castello di carte con una facciata rassicurante di regole a cui obbedire per raggiungere la pentola d’oro alla fine dell’arcobaleno, messa lì dal padre amorevole che ti torturerà per l’eternità al primo sgarro, alla prima volta in cui alzi la testa. Si è costruito un sistema con moltissime possibilità per poter ottenere una quantità di potere inimmaginabile sulle spalle di persone che, per pigrizia o troppo buonismo, erano e sono più che contente di farsi mettere i piedi in testa per sentirsi rassicurate invece di capire. E cosa succede quando si costruisce un sistema del genere? Succede che qualcuno prende il potere, si mette la maschera paurosa del messaggero di dio, e detta legge secondo quanto fa più comodo a lui. Homo homini lupus, no? Del resto è normale che succeda. La religione è un’altra di quelle cose (non l’unica, ma una delle più efficaci), che controllano il modo in cui pensi. Ci sono idee che puoi pensare, idee che devi pensare, e idee che non puoi né devi pensare. Parole che puoi e devi dire e Parole che non puoi e non devi dire. Perché, come tutte le forme di potere, è spaventata dalle persone che pensano, ed è spaventata dalla loro libertà, e infatti cerca di limitarla. È uno strumento di controllo dotato di una potenza smisurata, in grado di convincere delle persone che il loro dio vuole che un bambino di dieci anni si faccia esplodere in mezzo ad una piazza, che vuole che quelle persone siano bruciate vive sul rogo, che vuole che tu gli sacrifichi gli intestini di una pecora o che vuole che strappi il cuore dal petto di una persona. La religione, questo è vero, spinge molte persone a fare del bene, ma il solo fatto che possa essere usata così facilmente come arma di distruzione, e che sia già stato fatto moltissime volte nel corso della storia, francamente mi spaventa. Pesateci, quale dio mai dotato di un qualche senso di bontà o di pietà vorrebbe questo? Eppure, quale che sia la religione in cui per puro caso (salvo i convertiti) sei stato indotto a credere, la cosa più logica che ti verrà in mente di fare è giudicare le altre religioni come inferiori alla tua, come sbagliate, come barbare, e spingerai i tuoi figli nella stessa direzione in cui sei stato spinto tu, quando ancora eri troppo piccolo per decidere. Perché alla fine, la religione in cui si finisce per credere, è solo il risultato fortuito di una serie di coincidenze, fondamentalmente dove sei nato. E quello che si finisce per fare, che per quanto sembri una cosa da poco ha invece enormi ripercussioni, soprattutto per quanto riguarda i culti dotati di regole più severe, è l’atto di etichettare i bambini. Troppo spesso si sente dire “questo è un bambino cattolico”, “questo è un bambino protestante”, “questo è un bambino musulmano”. Non si può forzare una definizione del genere su di un bambino che non ha ancora la capacità critica di comprendere cosa questo comporti, perché si finisce per influenzare tutta la sua vita da quel momento in avanti, togliendogli la fondamentale libertà di scegliere se e a quale culto aderire, operando una decisione cosciente. Bisognerebbe, e sarebbe molto più corretto, dire “questo è un bambino figlio di genitori …”.

Il solo fatto che viviamo in un universo così ampio, bello e complesso dovrebbe spingerci a cercare di carpirne i segreti, scoprire secondo quali regole funziona. Siamo al mondo solo per pochi decenni, e non cogliere l’opportunità di farci stupire dalla bellezza insita nella sua complessità è uno spreco incredibile. Perché asservire le nostre menti ad una struttura che tenta di sminuirne e limitarne il potere conoscitivo? Quale soddisfazione possono dare le risposte semplicistiche di un culto che vorrebbe spedirti all’inferno (per quanto alle volte, come ci insegna l’esperienza di Giordano Bruno, non sempre bisogna aspettare di varcare l’Acheronte per sentire il morso delle fiamme sulla carne) o cacciarti dal paradiso terrestre semplicemente perché hai voluto sapere? Le leggi dell’universo sono complesse, descrivono un mondo ostile e capire quello che succede e perché succede è costato e costerà una fatica immensa, ma il premio è la consapevolezza di un mondo di bellezza incredibile. Un mondo che non ha bisogno di un bambino capriccioso e violento che lo comandi a bacchetta.

Pierre-Simon de Laplace, dopo aver consegnato a Napoleone il proprio libro sulla meccanica celeste, si sentì chiedere per quale ragione non vi venisse fatta alcuna menzione di Dio. La sua risposta fu: “Vostra Altezza, non ho avuto bisogno di questa ipotesi”.

Speriamo un giorno di poter fare altrettanto.

Davide Costa (5H)