Un gioco chiamato destino

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Destino: una parola così grande che alcuni per scaramanzia non pronunciano nemmeno. Ci sono persone alle quali il destino riserva delle piacevoli sorprese ed altre, invece, alle quali quest’ultimo toglie la vita. Il 28 novembre, in Colombia, si consuma un tragico disastro aereo, in cui muoiono 71 persone, tra cui una squadra di calcio brasiliana e il suo staff e numerosi giornalisti. La squadra coinvolta si chiama Chapecoense ed è la vera e propria rivelazione della Coppa Sudamericana, una competizione che ricorda la nostra Europa League. Infatti la piccola squadra si qualifica alla finale, dove si deve incontrare con i ben più blasonati giocatori dell’Atletico Nacional di Medellín. La finale d’andata si disputa in Colombia, mentre il ritorno in Brasile. I giocatori brasiliani salgono sull’aereo contenti per le loro gesta e ignari del loro futuro. Non si sa ancora bene il perché della caduta dell’aereo, anche se le prime indagini parlano di mancanza di carburante; comunque sia quella finale i giocatori della Chapecoense non la disputeranno mai. Nonostante il trofeo sia stato assegnato, per motivi abbastanza evidenti, alla squadra brasiliana, niente riporterà mai in vita quelle 71 persone. Ma la cosa ancora più terrificante è che di disastro aereo ce ne poteva essere un altro: infatti sullo stesso aereo, una settimana prima, c’era la nazionale argentina di calcio, con campioni come Messi, Higuain e Aguero a bordo, e che il carburante rimanente era scarso (ne rimaneva per soli 11 minuti)! Il capitano dell’aereo è comunque stato un eroe, infatti ha espulso, poco prima dell’impatto, tutto il carburante nell’aria, permettendo così all’aereo di non prendere fuoco. Solo in cinque sono sopravvissuti allo schianto, mentre il portiere quarantaduenne Josè Nivaldo su quel maledetto aereo non è nemmeno salito, per un motivo molto strano. Infatti lui aveva giocato 299 presenze con la maglia della Chapecoense e voleva giocare la sua ultima partita (numero 300) davanti al proprio pubblico e, appena venuto a conoscenza dell’accaduto, ha deciso di dire basta con il calcio, affermando che le cose non accadono per caso. Ed ecco che ritorniamo sulla parola di prima: destino. Con lui il destino è stato “gentile”, l’ha risparmiato. Bastava una partita, una singola partita, 90 minuti, e lui su quell’aereo ci sarebbe salito. Adesso molti campioni si stanno proponendo gratuitamente per aiutare la squadra a rialzarsi, per non aggiungere al dramma umano quello sportivo. I campioni in questione non sono più giovanissimi, anzi sono ormai delle vecchie glorie, ma comunque sarà bellissimo riveder giocare insieme gente come Ronaldinho, Riquelme e Maicon. Le notizie positive non tardano però ad arrivare, visto che i sopravvissuti allo schianto sono in buone condizioni e potrebbero addirittura tornare a giocare. Il destino ha voluto che quella finale non si disputasse e ha fatto entrare nella storia la squadra brasiliana in una maniera orribile, ma quei giocatori rimarranno comunque nei cuori di tutti, e continueranno a dar spettacolo, non più sui campi in erba, ma sopra le nuvole.

Riccardo Milano