The end of Sir Claudio

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Poteva uscire da vincente, come chi aveva compiuto l’impresa calcistica più grande di tutti i tempi, come chi aveva dimostrato che i soldi nel calcio non sono sempre sinonimo di vittoria e come chi aveva surclassato allenatori del calibro di Wenger, Guardiola, Van Gaal e Mourinho. E invece ha deciso di rimanere, per rispetto dei tifosi e dei giocatori, di quegli stessi giocatori che, dopo la sconfitta in Champions League contro il Siviglia, hanno deciso di scaricarlo.

La colpa è di tutti, tranne che di Ranieri.

Il mercato del Leicester è stato infatti scandaloso: è vero che sono rimasti i due gioielli Vardy e Mahrez, ma è anche vero che l’unico top player ceduto (Kantè) non è stato rimpiazzato a dovere.

Se una squadra perde un giocatore da 40 milioni di euro non può rimpiazzarlo con due giocatori da 15 milioni in totale. Come se non bastasse, i soldi provenienti dalla cessione sono stati reinvestiti nel reparto più forte: l’attacco.

Infatti era giusto comprare un attaccante (Musa) che potesse far rifiatare Vardy, ma per dare il cambio ad Okazaki bastava l’argentino Ulloa. Invece ecco Slimani, pagato 30 milioni, soldi che dovevano, invece, essere reinvestiti a centrocampo.

Per non parlare poi della questione “portieri”: Kasper Schmeichel, figlio del mitico Peter, ha fatto una stagione strepitosa, con parate incredibili e fondamentali per la vittoria del titolo.

Tutto ciò non è bastato: ecco infatti Zieler, pagato 15 milioni, che ha preso il posto del danese, con prestazioni non all’altezza del suo predecessore.

E la difesa? L’unico reparto senza acquisti, ma anche il più anziano e il più usurato dalle fatiche dello scorso anno: al centro Huth e Morgan avevano come unico rincalzo un polacco dal nome impronunciabile (Wasilewski) mentre sulle fasce Fuchs e Simpson erano abbandonati a loro stessi.

Ottimo invece l’acquisto come vice-Mahrez del giovane Kaputska.

Insomma, un mercato completamente errato, e nonostante il Leicester navigasse in cattive acque da un bel po’, a gennaio la società ha deciso di non intervenire in modo significativo.

Errori che dimostrano l’inesperienza dei dirigenti delle Foxes, non pratici nel fare un mercato da campioni d’Inghilterra e che, non abituati a tutti quei soldi, si sono lasciati prendere la mano, spendendoli male.

E allora tutti pronti a prendersela con Ranieri davanti alle difficoltà.

Non bisogna però dare la colpa al presidente thailandese (dal nome impronunciabile) che ha infatti, fino alla serata di Siviglia, riposto tutta la fiducia nel tecnico italiano.

Però, come capita in questi casi, a pagare è sempre l’allenatore, e il presidente ha semplicemente operato per il bene della società: infatti retrocedere nella lega inferiore, a un anno dalla vittoria del campionato più pazzo di tutti i tempi, sarebbe una catastrofe.

In molti hanno provato ad attribuire le colpe al doppio impegno campionato-coppa, che spesso gioca brutti scherzi alle squadre meno attrezzate economicamente, ma in realtà il problema è molto semplice; una squadra di calcio è come un giocattolo delicatissimo: quando tutti i pezzi sono al loro posto, il giocattolo funziona. Con la cessione di Kantè e il mercato non all’altezza, a cui si aggiunge la fatica del doppio impegno e la fortuna (tanta) dell’anno scorso, che quest’anno è venuta a mancare, il giocattolo funziona meno bene.

Anzi, il giocattolo di Ranieri si è proprio rotto.

Ma la cosa che fa più arrabbiare non è la mancanza di riconoscenza del presidente, che ha agito per il bene della società e per salvare quel poco che rimane dell’immagine del tecnico italiano, e l’inesperienza dei dirigenti, ma la mancanza di riconoscenza dei calciatori.

Quegli sportivi che l’anno scorso sembravano così uniti e affezionati al tecnico e che quest’anno ad un certo punto l’hanno scaricato.

Ma perché? Fino a dodici mesi fa erano dei perfetti sconosciuti, non considerati nemmeno dai tifosi delle Foxes stessi. Non erano nessuno. E ora?

Vardy è un punto fisso della nazionale, Mahrez è stato scelto come miglior giocatore africano dell’anno ed è entrato nella top 23 del “Pallone d’oro”, Drinkwater ha fatto il suo esordio con la nazionale inglese e Okazaki ha fatto lo stesso in quella giapponese.

Proprio questi quattro hanno spinto maggiormente per il suo esonero.

Nel calcio i ruoli contano molto: un portiere non può fare l’attaccante, l’allenatore non può fare il difensore e i giocatori non possono prendere certi decisioni al posto del presidente.

Ognuno dovrebbe stare al suo posto, e quei giocatori avrebbero dovuto mostrare più riconoscenza e rispetto nei confronti dell’allenatore che ha cambiato per sempre la loro carriera.

E così, nella notte di Siviglia, dopo l’ennesima sconfitta, è arrivato l’annuncio che ha messo fine alla storia fra Ranieri e il Leicester.

Prima di Sir Claudio molti allenatori avevano tentato di trasformare le favole in realtà, ma lui ha reso la realtà una favola, una magnifica favola.

Comunque andrà la stagione della squadra inglese, per tutte le emozioni dello scorso anno, #GOFOXES!

Riccardo Milano