Principesse suffragette

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We can do itOgni bambino ha avuto un mito. Chi guardava con occhi sognanti un supereroe. Chi rimaneva affascinata da principesse in abiti di tulle rosa. Chi poi alla modesta età di 7 anni chiedeva alla mamma come mai non l’avesse chiamata Biancaneve o Cenerentola, optando invece per un misero Ginevra. Chissà quindi quanto i cartoni animati abbiano influenzato la vita di quei bambini nati e cresciuti nell’era delle principesse trofeo. Finalmente, però, possiamo tirare un sospiro di sollievo: gli anni delle fiabe maschiliste sono finiti.

La storia dei cartoni animati è stata un susseguirsi di racconti intrinsechi con stereotipi sessisti, e in alcuni casi persino misogini. È quindi tragico pensare che i bambini assimilano un’enorme percentuale di tutto ciò che vedono. Come ci spiega la psicologa Elisabetta Rotrinquez, […] ciò che i bambini osservano, imparano, ascoltano da piccoli ha una grande influenza sulla loro sfera emotiva e psicologica. Ciò significa che è importante che tali pellicole forniscano ai bambini messaggi positivi e valori forti che li aiutino a costruire una moralità trasparente e strutturata. Come può quindi essere salutare per una bambina guardare sullo schermo principesse che non possono letteralmente vivere la propria vita senza un maschio a svegliarle? Biancaneve e Aurora ne sono esempi chiarissimi: due bellissime ragazze in un coma irreversibile se non dal bacio del Vero Amore. Fortunatamente però la Disney è tornata sui suoi passi. Nell’ultimo decennio ha, infatti, prodotto sempre più cartoni animati, ad esempio The Brave, Oceania o Maleficent, che esaltano la figura di una ragazza forte, indipendente e soprattutto emancipata. Ancora più chiaramente si evince dall’ultimo remake de La Bella e la Bestia, appena uscito nelle sale, che vede protagonista l’ambasciatrice per le Nazioni Unite, nonché esponente femminista, Emma Watson. Le sue parole sono inequivocabili: femminismo significa dare una scelta alle donne, non è un bastone con cui battere altre donne. Riguarda la libertà, la liberazione. Riguarda l’eguaglianza. Ed è proprio con questo spirito che ha riportato Belle in vita. L’attrice britannica ha, infatti, definito il suo personaggio “a capo del suo destino”, una componente che sicuramente mancava alle principesse vecchio stile. È riuscita a renderla moralmente integra e indipendente, forte e sicura di sé. È riuscita a renderla coraggiosa. È riuscita a renderla una Donna.

Negli ultimi tempi poi, il cinema d’animazione ha anche incominciato a sottolineare come l’amore romantico – purtroppo ancora solo eterosessuale – non sia effettivamente l’unico punto fisso nella vita di una donna. Ed è così che sono apparsi per la prima volta amori fraterni – o meglio “sorerni” –, come quello fra le due eroine di Frozen, ma anche amori materni. Nella rivisitazione in chiave moderna della Bella Addormentata nel Bosco, infatti, Aurora viene svegliata dal bacio della sua matrigna.

Insomma, per fortuna la Disney ha deciso di educare milioni di bambini – nonché di rieducare sé stessa – attraverso dei valori più attuali. La silenziosa campagna femminista portata avanti dalla corporation americana avrà un importante cassa di risonanza, specialmente sulle pargolette che cresceranno sapendo di avere gli stessi diritti dei loro amichetti maschi. Ma soprattutto cresceranno fiere di vivere in una società che riconosce l’indipendenza, la forza e l’immagine di una donna finalmente slegata dai più beceri luoghi comuni del passato.

Ginevra Galliano