Repubbli … che?

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2giugno-vignetta69 anni e già da mandare in pensione… L’INPS non sarà troppo contento del ritiro anticipato della Festa della Repubblica, ma d’altronde non assolve più correttamente al suo compito: ricordare agli italiani il perché la loro vita funzioni così, non solo politicamente ma anche storicamente. Spesso si ironizza sul fatto che l’Italia sia una repubblica fondata sul lavor
o che non c’è, o che è svolto in Cina, ma ancora più frequentemente non ci si chiede perché il 2 giugno sia contrassegnato come festivo su tutti i nostri calendari. Non vado a scuola, dormo di più, magari studio quelle trenta pagine che ho lasciato indietro. Ma dov’è finito ciò che conta sapere? Non che sia un problema della scuola italiana; da questo punto di vista, la nostra istituzione non ha nulla da invidiare a tutte le altre: il problema è che sembra essere sparito il principio di autodeterminazione dei popoli, millantato al termine della seconda guerra mondiale. Nel ’45 eravamo tutti amici, certi che i cattivoni appena sconfitti sarebbero stati ottimo materiale cinematografico per gli anni a venire, ma attentissimi ognuno ai propri confini e alla propria politica interna. L’Inghilterra salvava il suo impero coloniale cambiandone il nome in Commonwealth; la Francia si riprendeva dalla batosta; la Germania era tagliata in due senza essere spezzata; e l’Italia sceglieva autonomamente il suo futuro. Era il tempo in cui il nome proprio di un paese identificava anche i suoi cittadini. Oggi, al massimo lo si riesce ad associare a un confine che racchiude un certo numero di abitanti. Ci sentiamo cittadini del mondo, ma ne siamo solo residenti. Complici i (social) media, siamo sempre più distanti dal mondo vero e dalle piccole cose che ci accompagnano ogni giorno. Ci sentiamo più cittadini di Facebook che italiani: abbiamo bisogno della Festa della Repubblica proprio perché non ne sentiamo la necessità. Quindi quest’anno facciamoci un favore: poniamoci due domande, perché non siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatte le leggi elettorali.

Valentina Porta