Diamanti di sangue

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diamanti di sangueAngola, Liberia, Sierra Leone. Diamanti di sangue. Conflitti, soldi, violenza. Diamanti di sangue. Potenti, civili, bambini. Diamanti di sangue. Non diamanti qualunque, diamanti sporchi, diamanti di guerra, ricoperti del sangue di centinaia di morti. Il termine venne coniato negli anni 90, quando l’Occidente scoprì la cruda realtà sulle pietre preziose che comprava. Da cosa deriva, però, questo nome? Il loro commercio era un’attività che cercava di lasciare meno tracce possibili: le gemme erano cosparse del sangue di chi era implicato nell’estrazione. Si trattava di innocenti, spesso appartenenti a Stati dilaniati da conflitti civili. Tra il 1991 e il 2002, la guerra colpì la Sierra Leone, il Fronte Rivoluzionario Unito (RUF) si scontrò con le forze governative comandate da Joseph Momoh. I ribelli rapivano i bambini per combattere. Un braccio qua, una mano là, il cadavere di qualcuno che voleva opporsi alla guerra in un angolo e un nuovo bambino-soldato pronto a sparare ai nemici. Questo il modo con cui il RUF si procurava seguaci: rapiva i bambini dopo aver sterminato i loro villaggi e li costringeva a diventare ribelli. Se si rifiutavano, venivano loro amputati gli arti con il machete. Il messaggio era: ‘Siamo ovunque, possiamo arrivare in qualsiasi momento!’. I padri dei ragazzi, intanto, recuperavano i diamanti per finanziare la guerra, che venivano trasportati in Occidente dai paesi confinanti, Guinea o Liberia, attraverso grandi gruppi di vendita. Nei campi di lavoro, gli uomini, selezionati tra i più forti dei villaggi, erano sottoposti a schiavitù. Se provavano a scappare venivano fucilati. Se provavano a parlare venivano fucilati. Venivano fucilati con una facilità strabiliante, di loro non importava niente a nessuno. Non era una gran perdita, se morivano. C’erano tanti luoghi che ancora non erano stati saccheggiati e uomini forti se ne trovavano quasi ovunque. Il problema dei diamanti di sangue, però, non affliggeva solo la Sierra Leone, ma tutto il continente nero. In Angola, nel 1998, durante il sanguinoso conflitto tra l’UNITA (Unione Nazionale per l’indipendenza Totale dell’Angola) e l’MPLA (Movimento Popolare per la Liberazione dell’Angola), erano fonte di guadagno per l’alimentazione della guerra. In Liberia la situazione era anche peggiore: lo stesso presidente Charles Taylor fu accusato di aver finanziato il RUF in Sierra Leone con i soldi provenienti dalla vendita di diamanti. Nella Repubblica del Congo l’esportazione era grande, ma dell’origine delle pietre preziose nessuna traccia. Forse erano estratte illegalmente, forse erano schiavi coloro che le trovano nella terra. L’importante, in fin dei conti, era il guadagno. Tanti i milioni quanti i morti, ma coloro che combattevano non versavano neanche una goccia di sangue: quella per i diamanti sporchi era una guerra tra produttori. Una delle più importanti compagnie che si occupano del commercio è la De Beers, proprietaria la famiglia Oppenheimer. Fondata nel 1888, detenne il monopolio sui diamanti per tutto il ‘900. Per tenere il prezzo sempre alto, il mercato utilizza strategie di marketing particolari. I diamanti grezzi vengono lavorati in stati diversi da quelli di provenienza poi sono spediti nei paesi che ne controllano la vendita. Le compagnie maggiori come la De Beers hanno grandi riserve di pietre preziose che mettono in vendita solo quando il prezzo è sufficientemente alto. In questo modo, impediscono ondate di prezzi a ribasso. Il commercio di diamanti sporchi venne finalmente limitato nel 2000, quando le Nazioni Unite introdussero sistemi di regolamentazione sulla provenienza dei diamanti. Solo allora la De Beers arginò la vendita. Lo fece per “salvarsi la faccia”, questo l’unico motivo. Nel 2003, i paesi produttori di diamanti si riunirono a Kimberley: bisognava discutere il legame problematico tra pietre e guerre civili. Il processo di Kimberley era aperto a tutti i paesi disposti ad attuare le sue regole. Ne facevano parte stati di tutto il mondo, compresi i maggiori produttori di diamanti Angola, Repubblica Democratica del Congo e Sierra Leone. Nello stesso anno, le Nazioni Unite adottarono una risoluzione al problema dei diamanti insanguinati: la creazione di un sistema internazionale di certificazione per gemme grezze. Si può dire che il continente nero “soffra” della “Maledizione delle risorse”. Il termine fa riferimento al paradosso secondo cui i paesi con abbondanza di risorse naturali tendono ad avere un peggiore sviluppo economico rispetto a quelli privi delle stesse risorse. L’abbondanza di diamanti ha causato guerra, dolore e morte in molti stati dell’Africa. Il problema, però, sta nel fatto che chi faceva vero uso di quelle risorse era colui che stava al di fuori di tutto.

Isabella Scotti