In diretta dal 35° TFF, sesto giorno

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In diretta dal 35esimo Torino Film Festival, le recensioni del nostro Mikhael Russo.

15Don’t forget me

Trama

La storia di una ragazza anoressica e di un suonatore di tuba fuori di testa, fra reparti psichiatrici e centri di riabilitazione alimentare. S’incontrano per caso e s’innamorano a modo loro, ma la speranza di una vita normale è ostacolata da mille fattori, familiari e sociali.

Commento          

Questo film dimostra, a mio avviso, come due “pazzi” possano essere più sani di mente di altri considerati “normali”. Lo sceneggiatore nel film tratta temi come la bulimia, l’anoressia e in generale le malattie mentali, in modo ironico, mirato a non offendere, e ciò gli conferisce l’aspetto di una commedia, che allo stesso tempo è una storia d’amore, ma anche una denuncia sociale nei riguardi dei canoni che la società ci impone per essere considerati belli.

16Cento anni

Trama

La storia italiana e le sue Caporetto, per chiedersi a cosa servono i morti e scoprire a cosa servono i vivi. Primo capitolo: dopo cento anni, la disfatta del 1917. I vissuti, raccontati attraverso le voci recitate di profughi, orfani e prigionieri, e i luoghi delle “Caporetto del Novecento”, dalla Risiera di San Sabba al Vajont. Secondo capitolo: la Resistenza. La storia famigliare del chitarrista Massimo Zamboni, un nonno fascista ucciso da due partigiani, l’uno poi ucciso dall’altro. Le speranze diverse e i conflitti tra chi è rimasto. Terzo capitolo: la strage di Piazza della Loggia a Brescia: “I morti servono a capire le ragioni per cui sono morti”, dice Manlio Milani, presidente dell’Associazione Familiari Vittime della Strage. Quarto capitolo: la Caporetto demografica di oggi, lo spopolamento del Sud. Con il poeta e attivista Franco Arminio attraverso le campagne di Irpinia e Basilicata.

Commento

Cento anni è un film che mira a far sapere agli italiani che nella storia italiana ci sono più “Caporetto” e che ancora oggi accadono. Il film fa quattro esempi che da un lato mostrano le nostre disfatte, ma dall’altro lato mettono in luce la capacità del nostro popolo ad adattarsi alle situazioni e a rimettersi in piedi dopo avvenimenti del genere; infatti il film cita la bomba di Brescia e mostra la distruzione e il dolore che essa ha causato, ma mostra anche come le famiglie vittime siano andate avanti mantenendo vivo il ricordo dell’accaduto e unendo persone di varie regioni nella commemorazione delle vittime. Dal punto di vista della narrazione il film possiede una grande abilità nel raccontare i fatti in prima persona attraverso gli attori, che si impersonano nella storia stessa, dando così voce agli eventi stessi. Alla fine il film invita lo spettatore a pensare a cosa servono i vivi, personalmente credo che i vivi servano ad andare avanti imparando dagli errori del passato.

17Balon

Trama

AMIN e sua sorella ISOKE’ vivono in un villaggio di povera gente (senza luce né acqua) dell’Africa sub-sahariana. Un giorno, una banda di predoni assalta il villaggio, brucia la loro casa e uccide i genitori e i fratelli. Rimasti soli, i due ragazzi fuggono verso il Nord, finché non raggiungono il deserto, dove vengono soccorsi da una coppia di archeologi che li porta in Libia. Catturati da una milizia, dopo mesi di violenza, prigionia e lavoro da schiavi, riescono a salire su un barcone che leva l’ancora verso l’ignoto.

Commento

Il film attraverso la storia dei ragazzi, come detto dal regista, non vuole solo incentrarsi sull’emigrazione, ma vuole essere un film di denuncia sulle pessime condizioni in cui è ridotta l’Africa. Il film mi ha lasciato piacevolmente sorpreso dopo la sua visione, poiché denuncia tutte le angherie in atto in Africa, con un tono leggere e non pesante, ovvero ricco di uccisioni, stupri e saccheggi; il film presenta quel tipo di scene, ma vengo trattate in modo da non aggredire più di tanto lo spettatore. La denuncia e l’emigrazione si conciliano molto bene con la storia dei due ragazzini; infatti attraverso la loro storia siamo in grado di avere una visione della cruda realtà, che è il mondo della guerra, talmente cruda e dura da lasciare due ragazzi da soli e con una misera speranza in una vita migliore lontano dal loro paese devastato dalle atrocità della guerra e del razzismo tra popoli vicini.

Mikhael Russo