Complicare le leggi? Perché no?

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Leggi, leggi, leggi… Parole che spaventano alcuni, anzi, molti. Sono le fondamenta di un villaggio, persino di uno Stato. Certo, tutti noi ci basiamo su di esse, regolano e caratterizzano una determinata nazione e una determinata società. Ma ci siamo mai chiesti quante leggi sono in vigore nel nostro paese? E siamo tutti dei cittadini “perfetti”?
È normale sentire dai media l’approvazione di qualche legge da parte del Parlamento, ma a volte sono incomplete e hanno bisogno di essere revisionate, perché in un mondo in continua evoluzione tutti devono stare al passo, incluse le norme.
Ci potremmo considerare un paese unico, non tanto per il cibo o per il patrimonio umanistico, quanto per il numero di leggi: 150000 (per fortuna sono escluse le leggi regionali e comunali).

Potrebbero essere poche per alcuni, ma confrontandole con altre nazioni la differenza è notevole: Basta pensare alla Germania che ha all’incirca 5000 leggi o l’Inghilterra con 7000.

Il problema che sta affliggendo il nostro Stato – nonché l’apparato legislativo e amministrativo – è la scarsa cura nel “comporre” queste leggi, infatti molte vanno l’una contro l’altra, bloccandone così l’esecuzione. Teoricamente dovremmo avere la Corte Suprema a correggere e a seguire lo sviluppo delle norme nel Parlamento o chi per esso, ma sembra che non venga fatto.
Con l’avvento delle nuove tecnologie, le regolamentazioni non hanno avuto un ruolo ben preciso. Basti pensare ad internet, il cui uso è stato reso pubblico circa 30 anni fa, e ci è voluto parecchio per regolamentarlo. Ad esempio le fake news, considerate dei demoni dai personaggi pubblici, hanno caratterizzano questo mondo virtuale a cui tutti possono accedere.
Un discorso legato a quello delle tecnologie riguarda il frequente acquisto di prodotti considerati all’avanguardia. Questi possono essere usati tutti giorni per il movimento, per la casa, per l’istruzione… Ma siamo sicuri che il modo in cui li utilizziamo sia legale?
Molte volte la prima cosa che vediamo volare in aria, verticalmente, la consideriamo un drone. Ma sarebbe opportuno informarsi sul tipo di modello che si possiede e sulle restrizioni in vigore riguardo al suo utilizzo.

Se qualcuno ha un drone semi-professionale ‘APR’, è probabile che almeno una volta abbia infranto la legge: molti li usano in città o ancora peggio li fanno volare sopra i 70 metri (previsti dal regolamento per l’aviazione civile). Sono usati per attività sportive e per fini ricreativi, a patto che i possessori rispettino la sezione VII del regolamento dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, meglio conosciuta come ENAC. Tra le norme vigenti si osserva che il drone può essere fatto volare solo di giorno e l’altezza massima sono, appunto, i 70 metri; bisogna, inoltre, trovarsi in zone non popolate. I droni professionali ‘SAPR’, invece, necessitano di un attestato. Quelli giocattolo, rispetto agli altri, non presentano limitazioni sull’utilizzo ma le norme sono quelle sulla “Sicurezza sui giocattoli” e quindi basta che si tratti di oggetti inoffensivi.
Un’altra questione che solleva diverse obiezioni è quella delle sanzioni. A volte capita di ricevere una multa, e secondo alcuni anche “ingiustamente”. Non per essere sadici, ma la conformità alle leggi ci deve essere sempre, ovunque, e questo è il modo più valido. Anche quando non piacciono, è un obbligo rispettarle.
Tornando all’argomento delle leggi mal “composte”, non possiamo che citare le norme sulla difesa, in quanto negli ultimi giorni si leggono notizie su persone che pur di difendere un parente o la propria dipendente da malintenzionati può rischiare il carcere. Se un criminale entra in una gioielleria, come dovrebbe reagire il proprietario? E se il delinquente avesse una pistola finta? Come potremmo dedurre che sia di plastica o che sia una replica falsa?

La vittima interverrebbe d’istinto cercando di fermare l’uomo anche con l’uso della forza, perché vedendo una persona armata potrebbe pensare che sia un rapinatore o addirittura un assassino. Decidendo di agire, però, si può rischiare un eccesso di autodifesa, e in quel caso la vittima sarebbe tutelata? Probabilmente no. Si dovrebbe aspettare il risultato delle ricerche del PM per avere un verdetto, soprattutto quando non si può contare su dei testimoni sulla scena.

Teoricamente, quando la proprietà privata viene violata, la vittima dovrebbe essere tutelata perché si tende quasi sempre a credere che si tratti di un malintenzionato.
Non resta che aspettare le nuove elezioni: molti partiti propongono modifiche alle leggi in vigore, anche se le posizioni sono contrastanti, se non addirittura vaghe. Prima di scrivere le leggi si dovrebbe però tenere conto degli effetti collaterali, cercando di adattarle alla struttura della società e alle sue problematiche.

 

Massimiliano Nuzzo