Pyeongchang 2018: uniti è meglio

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cerimoniaLe Olimpiadi sono sempre state un momento di tregua e di pace, in cui contano solo le emozioni provate, che siano dei tifosi o degli atleti. Riescono perfino a rendere patriottico l’intero popolo di una nazione, che si sente più che mai fiero di essere italiano, inglese, francese. Ma questa volta anche coreano. Sì, senza differenze. Perché nonostante le tensioni, Nord e Sud del paese sfilano insieme sotto un’unica bandiera. La Corea del Sud (paese ospitante dell’Olimpiade Invernale appena conclusa) ha mostrato tutta la sua vicinanza agli atleti nordcoreani durante la Cerimonia d’Apertura a Pyeongchang. Se nell’antica Grecia in occasione delle Olimpiadi si fermavano guerre e conflitti, oggi si tira un sospiro di sollievo nel vedere due paesi nemici uniti in occasione dei Giochi. Il nordcoreano Chung Gum Hwang e il sudcoreano Won Yun-jong erano entrambi portabandiera alla cerimonia d’apertura, e se loro sfilavano assieme sulla pista d’atletica dello stadio di Pyeongchang, in tribuna, a pochi metri l’uno dall’altro, si trovavano Mike Pence, il vicepresidente americano, Moon Jae-in, presidente della Sud Corea, e Kim Yo-jong, sorella del leader nordcoreano Kim Jong-un. Gli ultimi due, dopo essersi stretti la mano, hanno dichiarato che quest’opportunità potrebbe rendere più unita la Corea attraverso un messaggio di amicizia.

“Siamo più forti di tutti quelli che ci vogliono divisi”: queste le parole del presidente olimpico Thomas Bach. L’Olimpiade estiva di Seoul nel 1988 aprì la strada per la riunificazione delle due Germanie, distruggendo il muro della Guerra Fredda. Trent’anni dopo, l’Olimpiade di Pyeongchang è un simbolo di pace per l’intero mondo: si spera che la storia si possa ripetere. Usa e Nord Corea pare faranno i “conti” dopo i Giochi, mentre si fermano le tensioni tra le due Coree: la bandiera nordcoreana sventola nel villaggio olimpico (a fianco a quella dell’Italia). Sono arrivati dodici giocatrici di hockey e dieci altri atleti di cui tre parteciperanno alle gare di sci alpino, tre a quelle di fondo e quattro sono pattinatori. Hanno varcato la frontiera per raccontare forse poco a livello di risultati sportivi, ma tantissimo altro sotto l’aspetto storico ed emotivo.

Suona dunque un’altra musica e proprio questa, eseguita dall’orchestra nordcoreana Samjiyon, è al centro di un caso che dimostra quella voglia di tornare ad appartenersi. Alla cerimonia d’apertura c’è stato spazio per Imagine di John Lennon, mentre si formava una colomba gigante dietro i musicisti, simbolo di pace. Tre settimane di tregua olimpica non basteranno a far finire quasi 70 anni di divisioni, ma se la storia è fatta di miracoli il fatto che gli atleti delle due Coree abbiano sfilato sotto la bandiera dell’unificazione coreana (utilizzata per la prima volta nel 1991 in occasione del campionato mondiale di ping pong in Giappone e presente durante l’apertura dei Giochi Olimpici di Sydney 2000, Atene 2004 e Torino 2006) può essere considerato tale. Non sventolava più da oltre dieci anni e sfiderà il gelo dell’Olimpiade più fredda di sempre (-14°), per mandare un messaggio molto forte: “Corea unita!”

Sergei Molinari