Politiche 2018: davvero una svolta epocale?

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Elezioni - elettori - exit poll - indecisioneElezioni 2018, un disastro previsto. I partiti avevano fatto di tutto per “acchiappare” voti in tutta la penisola: con quelli sul pulmino, che arrivavano nelle città come dei liberatori della patria o con quegli altri, muniti di colla e volantini, a scrivere vota Tizio, vota Caio…

Tutti disperati, e avevano fatto di tutto per far “abboccare” le persone all’amo, ma il risultato ha fatto sia piangere che sorridere: alcuni partiti con il doppio dei seggi rispetto al 2013 e altri che se li sono visti dimezzare.

Politici buoni o cattivi, come giudicarli? Domanda complicata, dicono; spesso i politici sembrano estranei al contesto sociale e lontani dai suoi problemi. Le poltrone, invece, le conoscono! Quelle sono preziose: sono l’occasione della vita, per molti di loro l’unica. Meglio sedersi che cambiare il Paese: un reale cambiamento sarebbe sinonimo di perdita del “posto”, perché c’è tanto, troppo, da cambiare. Ma chi ci rinuncerebbe? Sei “mantenuto”, hai dei privilegi, ricopri cariche politiche di prestigio, tutto. Perché no? Siamo una nazione di 60 milioni di persone, piccolissima vista dallo spazio, ma si può ricevere metà di ciò che percepisce la Merkel pur governando “soltanto” una regione (non senza tener conto degli stipendi dei consiglieri regionali che sono anch’essi molto alti).

I partiti che hanno perso un gran numero di seggi si ostinano a continuare a fare politica, quando poi non hanno capito che il loro “contributo” è stato un fallimento o non è servito a cambiare concretamente il Paese. È facile ottenere voti quando si fanno promesse assurde, ma si sa: la disperazione porta a tutto.

In queste elezioni abbiamo ascoltato nuovi slogan, come “vogliamo le ruspe!”, o dei classici come “ci rubano il lavoro!”. Però non vorrei essere frainteso: volevo solo far notare come l’odio abbia potuto spingere gli italiani a votare partiti estremisti. I problemi sociali non trovano mai ascoltato: deve sempre accadere qualcosa di sconvolgente o grave per smuovere un po’ l’apparato politico. Non mancano poi i classici tweet o post che immortalano le scritte “cambieremo il paese!” o “non ci alleeremo con nessuno!”.

C’è chi parla già dell’ennesima, nuova legge elettorale e di elezioni anticipate: eppure la legislatura deve ancora cominciare… Avrà mai fine l’instabilità politica in Italia?

Massimiliano “Puyol” Nuzzo