Hamlet’s playlist

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image1_ScottiNiente è meglio di un esempio per spiegare qualcosa. Corso Higher Level English, Virginia College, Irlanda. Dopo una lezione di letteratura incentrata sull’atto 1 dell’Amleto, la professoressa ha chiesto ai suoi studenti di formare dei gruppi di lavoro per trovare tre canzoni che il protagonista ascolterebbe dopo aver scoperto il tragico assasinio del padre. Un compito al tempo stesso facilissimo e impossibile. Trovare la giusta playlist, infatti, non è banale come sembra. Bisogna aver capito a fondo le parole di Shakespeare, il carattere dei suoi personaggi, il profondo significato dei suoi monologhi per riuscire davvero nell’impresa. Bisogna leggere e rileggere i suoi scritti, ricordarli, studiarli.

In questo modo agli studenti irlandesi viene insegnata la letteratura: esercizi interattivi, lavori di gruppo e confronti tra la realtà antica e quella moderna.

Sembra quasi che la collaborazione sia tutto ciò su cui la scuola punti: tra studenti e studenti, studenti e professori, scuole e scuole. Gli obiettivi comuni sono la creatività, lo sviluppo del singolo, gli interessi di ciascun allievo. Persino le domande degli esami richiedono risposte con una componente personale: raccontare le proprie esperienze attraverso la poesia studiata in classe.

Viene valorizzato soprattutto l’aspetto pratico: le lezioni di chimica si svolgono in laboratorio; quelle di “Home economics” – materia dedicata allo studio delle relazioni in famiglia, in comunità e con l’ambiente in cui viviamo – in una sala munita di elettrodomestici di uso quotidiano; la classe di “technology” – studio di materiali, disegno tecnico e progetti – è piena di strumenti e macchinari per la lavorazione di legno, ferro e plastica. La classe migliore è quella di arte: alle pareti sono appesi anni di lavori, sculture d’argilla, maschere, dipinti.

Il metodo di insegnamento utilizzato è basato sull’esperienza cognitiva, emotiva o sensoriale: gli studenti sono attivi protagonisti nelle lezioni. In questo modo hanno un repertorio di immagini ed esperienze particolari a cui fare riferimento per ricordare le nozioni necessarie. Sanno che, ad esempio, nell’atto I dell’Amleto di Shakespeare il protagonista scopre che suo padre è stato assassinato perché hanno chiara in mente l’immagine della playlist e i titoli delle canzoni. Anche la storia dell’arte è spiegata in maniera “smart”. Importantissimo è per la professoressa che i suoi alunni sappiano riprodurre su un pezzo di carta ciò che hanno studiato. “Il vostro compito per questa sera – afferma alla fine della giornata – è fare lo schizzo di quello che a lezione è stato detto”. Un buon consiglio, si può dire, perché l’immagine si ricorda più facilmente delle parole.

Ovviamente, però, ogni metodo ha i suoi limiti. Primo: l’insegnamento è lento. Prendiamo come esempio le lezioni di inglese: i lavori di gruppo richiedono tempo e l’analisi delle opere in questione non è dettagliata come dovrebbe. Conoscere la playlist di Amleto, infatti, non significa conoscere lo scritto di Shakespeare. Secondo: tutto è basato sulla memoria, invece che sulla logica. Questa volta l’esempio perfetto è la matematica: la soluzione del problema si trova applicando la formula, senza ragionare. Potrebbe sembrare vantaggioso: imparare la teoria dietro alla formula, infatti, è molto più lungo e faticoso. Tuttavia, osservando “dall’esterno”, ci si rende conto di come gran parte dei ragazzi non sappia cosa stia facendo. Questo discorso, ovviamente, non si limita alla matematica, ma si può fare a proposito di quasi tutte le materie. Terzo: a nessuno importa davvero dei propri risultati scolastici perché, pur essendo i test valutati, i voti non sono determinanti nell’esame finale,ma servono semplicemente per rendersi conto del proprio livello.

Ogni moneta ha due facce e se da un lato il metodo d’insegnamento anglosassone ha i suoi aspetti negativi, dall’altro può essere davvero apprezzato, soprattutto dai giovani. Il tempo libero in Irlanda, infatti, è decisamente maggiore rispetto a quello che hanno a disposizione gli studenti italiani. Inoltre lo stress è minore, la vita più serena, le notti tranquille.

Dopo aver sperimentato entrambi i metodi e averne valutato i difetti e i pregi, è difficile giudicare quale sia il migliore, e forse giudicare non è neanche così importante, dopotutto. C’è soltanto da porsi una domanda. È meglio studiare per il presente o per il futuro?

Isabella Scotti, corrispondente dall’Irlanda