La politica al tempo dei social

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politica_socialÈ quasi un anno che il governo Pentastellati-Lega è a Palazzo Chigi. Fra circa 15 giorni ci saranno le elezioni per le Europee e da qualche settimana si nota in Italia una forsennata corsa alla raccolta di voti. Propaganda, slogan, annunci sui social, interviste diffuse dai media. Sembra, però, che fra i principali leader o rappresentanti dei partiti uno abbia la maggiore cassa di risonanza: il Ministro degli Interni, nonché Vice-Presidente del Consiglio, Matteo Salvini. Di certo riesce a non passare inosservato. Grazie ai suoi comizi, post, commenti e invettive contro chiunque alimenta il malcontento con facili qualunquismi e banali discorsi da tipico italiano medio. “La droga fa male”, “Questi arrivano qui per spacciare, rubarci il lavoro e derubarci” e ancora “Prima gli italiani”. L’assurdità che rattrista di più è che venga da molti idolatrato come un salvatore della patria quando non lo è, anzi sta mandando il paese in confusione con la sua distrazione di massa, condivisione di false notizie e distorsione della realtà. Partiamo dal classico “Prima gli italiani”. Gli italiani, per definizione, sono coloro che sono in possesso della cittadinanza italiana, il che dovrebbe comprendere anche due dei figli della famiglia bosniaca di Casal Bruciato, in possesso della cittadinanza italiana, che però considerati tanto italiani non sono. Chiudere i porti è coerente con la propaganda anti-migranti per difendere l’Italia dall’invasione, ma allo stesso tempo rinnega la Costituzione, che è la Carta fondamentale degli italiani. La nostra Costituzione parla chiaro: lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche […] ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizio- ni stabilite dalla legge. Di recente, poi, Salvini si è dichiarato forte- mente contrario al commercio di prodotti legati alla canapa, ma che lui riduce esclusivamente alla cannabis. Sono stati chiusi tre canna- bis shop nelle Marche, non si sa bene però in quali circostanze. E’ stato richiesto l’annullamento degli eventi culturali che riguardano tali sostanze nelle città italiane, tra le quali Torino. Dichiara che lo Stato non deve essere spacciatore, e fin qui il suo pensiero potrebbe essere anche condivisibile, ma dimentica che la sua campagna elettorale è stata costruita sulla lotta alle mafie, e togliere il monopolio delle droghe leggere alle mafie potrebbe essere un passo avanti. E ancora, la castrazione chimica per gli stupratori. Proposta accattivante per molti, ma che dimentica un piccolo particolare: lo stupratore castrato che torna in libertà non è esente da commettere altri reati altrettanto crudeli. Solo l’ergastolo garantirebbe la reale difesa delle donne italiane, e non. La legittima difesa, o meglio difesa sempre legittima, si commenta da sé. Il Medioevo misto al selvaggio West è tornato in voga. Oppure l’uscita che ha fatto con Fazio, comunicando che “quando Fazio farà dei tagli al suo stipendio allora andrò da lui”. Più che parole da politico navigato sembrano quelle di un bambino capriccioso. E per finire si può parlare del Congresso della Famiglia di Verona, famiglia tradizionale s’in- tende. Gay e coppie di fatto non esistono e non meritano di adot- tare bambini, eppure i media non registrano chissà quali atti violenti compiuti da omosessuali. Arriverà il momento in cui capiremo davvero quali sono le sue idee politiche? Come ha detto il giornalista Alessandro De Angelis, Salvini è forse il più grande trasformista della politica italiana; ha da sempre cambiato bandiera, passando dagli esordi comunisti al leghismo convinto. Ma non è questo il problema, non è Matteo Salvini il problema. La vera questione è che il nostro Paese sta scivolando in un clima di odio sociale assurdo, per non parlare degli eccessi  che si registrano sui social network, laddove le banalizzazioni e l’odio si auto-alimentano, andando ben oltre le intenzioni e gli obiettivi delle diverse aree politiche. Per evitare che la situazione degeneri, con risvolti addirittura drammatici, bisogna combattere tutto questo con l’unica arma che possediamo: la cultura. Informarsi. Studiare. Criticare. E battersi per i diritti di tutti, senza voltarsi dall’altra parte.

Fabio Cannizzo