Squali: macchine assassine o vittime?

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squaloIl terrore dei mari, il terribile mangia uomini, la macchina assassina e altri terribili nomignoli sono solo alcuni dei soprannomi con cui viene designato lo squalo bianco. Da sempre raffigurato come un mostro sul grande schermo, oggi le persone tremano al solo sentir pronunciare il suo nome.
“Il mare è infestato” dicono, trattando il magnifico animale come un parassita. “Magari fosse infestato”, rispondono i biologi marini qua in Sudafrica.

Lo squalo bianco, carcharodon carcharias, oggi è considerato un animale ad elevato rischio di estinzione. Attorno alle coste del Sudafrica, in acque che un tempo venivano considerate letali, ne rimangono solo un centinaio di esemplari. “Per fortuna” dicono i più, che ormai possono andare a nuotare senza timore, senza tuttavia capire l’importanza di questo animale.

Il declino nella popolazione è diventato evidente circa 15 anni fa; la biologa marina Sara Andreotti, studiando le pinne dorsali degli animali, uniche come le nostre impronte digitali, ha individuato circa 350 squali bianchi in Sudafrica. Secondo alcuni studi, per mantenere la popolazione stabile ed evitare malattie genetiche, ci sarebbe bisogno di almeno 300 coppie riproduttive di animali. Lo squalo bianco sta scomparendo, e porterà via con sé l’equilibrio dell’ecosistema.

Tre settimane a Gansbaai, capitale mondiale dell’industria dello shark cage diving, sono bastate per rendersi conto di quanto oggi la situazione sia critica: gli operatori faticano a mantenere viva l’industria e gli avvistamenti di squali bianchi sono sempre più rari. Laddove un tempo venivano avvistati tutti i giorni, oggi li si può ammirare, quando va bene, una volta ogni due settimane.

Il problema, per quanto possa sembrare ridicolo, è legato alla diminuzione del numero di abaloni, un particolare tipo di lumaca marina. La grande richiesta di questo tipo di mollusco, considerato una prelibatezza nei paesi asiatici e molto costoso, ha causato un incredibile innalzamento dell’ attività di contrabbando illegale. Cosa avrà a che fare una piccola lumaca col terrore dei mari? La piccola lumaca mangia il kelp, un tipo di alga molto diffusa nei mari del Sud. La drastica diminuzione del numero di abaloni ha causato un conseguente aumento della quantità di kelp, che ora impedisce agli squali di nuotare liberamente nella baia, ma soprattuto di accedere alla loro principale risorsa di cibo: le foche.

Al largo di Gansbaai si trovano due piccole isole, Diyer Island, area protetta, casa di centinaia di uccelli, e Geyser Rock, che ospita invece una colonia di foche; lo stretto passaggio tra queste due isole è il famoso “Shark alley”, da cui però ormai il nome “shark” dovrebbe essere tolto. Entrambe le entrate sono infatti bloccate dalle alghe e per gli squali accedervi per nutrirsi è impossibile. Ovviamente la diminuzione di squali bianchi ha causato un notevole aumento nella popolazione di foche, la cui colonia oggi è formata da circa 65 000 individui, che non solo causano problemi ai pescatori, perché “rubano” tutto il pesce, ma uccidono anche i pinguini africani, altra specie a rischio.

Forse, allora, i terribili mostri non sono gli squali, ma siamo noi.
Questi magnifici animali, in quanto punta della piramide alimentare, non solo garantiscono l’equilibrio nell’ecosistema marino, ma, al contrario di quanto mostrato nei cinema, sono anche quasi totalmente innocui.
Ciò che si può osservare passando tre settimane a studiarli è che ognuno di loro ha una personalità diversa: c’è quello più attivo e curioso attorno alla barca, quello che non si avvicina neppure, quello calmo che non tira neanche fuori i denti. Ciò che li accomuna tutti è, invece, il quasi totale disinteresse per la gabbia piena di persone che galleggia nell’acqua vicino a loro. Chi avrà la magnifica opportunità di andare a vedere gli squali bianchi noterà quanto gli operatori sulla barca fatichino ad attirare il loro interesse e a farli restare nei dintorni. Nonostante tutto il pesce, tutte le vibrazioni e il grande sforzo, raramente uno squalo bianco si avvicina immediatamente alla barca e, quando lo fa, ancor più raramente resta a lungo nei paraggi.

Se questi animali sono davvero dei mostri affamati, perché allora non si fermano? perché non si interessano alla gabbia? perché non mangiano quel pesce buttato in acqua?
L’idea comune che gli squali bianchi siano dei mostri è errata e, per salvare questi animali, va cambiata al più presto.

Vittime del grande schermo, vittime dei contrabbandieri, di sicuro non macchine assassine.

Margherita Revellino