Margaret Thatcher cercasi …

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imagePrima dell’avvento di Frau Merkel, e della sua monopolizzazione della politica europea, era stata un’altra la donna più potente d’Europa e si potrebbe addirittura dire che, essendo quello degli anni’80 un Mondo molto maschile, fosse anche la donna più potente del Mondo: lady Margaret Thatcher.

Nei secoli precedenti, in periodi ancora più “maschili”, la Gran Bretagna era stata guidata da grandissime donne: Elisabetta I Tudor nel ‘500 e Vittoria Hannover-Sax-Coburgo Gotha-Windsor (la celebre regina Vittoria) nella seconda metà dell’800. Anche oggi il Regno Unito è governato da una donna di diamante (l’immarcescibile regina Elisabetta) e, fino poco tempo fa, aveva pure una Primo Ministro donna, Theresa May: molto brava a ballare, parrebbe, ma quanto al governare… non si è dimostrata degna erede della Lady di ferro.

Grande Liberale e Conservatrice, la Thatcher fu l’unico politico ad avere il coraggio di attuare riforme sociali in chiave liberale, definite dai suoi detrattori “macellerie”, che – seppur impopolari – sfociarono in un successo economico di grandi proporzioni per l’Inghilterra.

A fine anni ’70 lo stato britannico sembrava ormai solo il surrogato degli USA in Europa, ma la Thatcher dimostrò che non c’era niente di più falso: ebbe ottimi rapporti con il repubblicano Reagan, ma mostrò allo stesso tempo profonda solidità nell’affermare come la Gran Bretagna rimanesse una potenza considerevole, baluardo dell’anticomunismo in Europa Occidentale.

La Thatcher era una donna della campagna, figlia di un droghiere, che seppe vincere le elezioni nel suo collegio elettorale e poi diventare Primo Ministro nelle fila conservatrici; tutti però la ritenevano debole, forse perché donna forse perché non nobile di famiglia, anche (e forse soprattutto) gli stessi conservatori non la ritenevano all’altezza; per loro sfortuna lei tenne duro e dimostrò di essere di acciaio, anzi di ferro, più di certi bigotti e maschilisti compagni di partito.

Adesso però di gente come lei, Churchill, De Gaulle non ce n’è più, o meglio c’è gente che millanta di essere come loro, con risultati mediocri.

È necessaria una riflessione in chiave moderna per capire il mal di pancia che assale i conservatori-liberali quando devono recarsi al voto.

Oggi intellettuali conservatori come Indro Montanelli (per restare in Italia), o figure di primo piano della destra liberale anglosassone come gli stessi Thatcher e Reagan, per non parlare del francese De Gaulle, si rivolterebbero nella tomba a vedere quali scelte facciano oggi i conservatori, o presunti tali.

In America Trump è sì un conservatore, ma di liberale non ha nulla e per di più non rappresenta la destra intellettuale ma quella populista: i repubblicani cercano disperatamente un’alternativa, ma nulla si staglia all’orizzonte.

Boris Johnson, primo ministro in Gran Bretagna, è il meglio della destra colta europea (ed è tutto dire): vagamente liberale, certamente conservatore, gli standard politici della Thatcher se li sogna, ancora una volta per via del suo marcato populismo.

In Francia Les Repubbicans sarebbero un’alternativa credibile, ma sono stati mangiati di traverso nei temi cruciali della destra dalla Le Pen che rappresenta la Destra populista e di piazza (una Trump d’oltreoceano).

In Germania la CDU/CSU è un partito simile alla vecchia e poco cara DC, quindi né di destra né di sinistra ma “di opportunità”, tanto che nell’emiciclo non ha un posto specifico. AFD rappresenta a sua volta un populismo di destra: non si tratta certo di destra intellettuale ma, sebbene sia fuorviante definirli nazisti, i dirigenti del partito non sono  certo dei liberali.

Ed arriviamo in Italia, dove chi si spaccia come conservatore è, in realtà, populista all’ennesima potenza, tralasciando un po’ i valori liberal-conservatori fondanti e buttandosi con un tuffo carpiato nello statalismo. La Lega, se cambiasse faccia ancora una volta, sarebbe una candidata perfetta, ma dovrebbe decapitare (politicamente, s’intende) il Gran Populista e farsi guidare dal moderato Giorgetti, quale degna espressione dei liberal-conservatori nostrani.

In conclusione, di Thatcher o De Gaulle in giro non ce ne sono, tutti i candidati alla loro eredità sono dei mediocri: insomma, restiamo in attesa di un miracolo.

Stefano Teppa