#ioadorospazzareperterra

Questo articolo è stato letto 161 volte!

foto articolo cannizzoParliamo di revenge porn. Marzo 2018: un uomo (se così si può definire), dopo la rottura con la sua fidanzata, una maestra d’asilo, carica in rete video e foto compromettenti. Peccato che questa bravata abbia generato pesantissime conseguenze, per la ragazza “ovviamente”. La storia è questa: l’ex fidanzato, calciatore dilettante, ha condiviso le foto con il suo gruppo del calcetto e, caso vuole, uno dei componenti della squadra le ha mostrate alla moglie che, invece di redarguirlo, ha riconosciuto la maestra, in quanto insegnante del figlio. La maestra è stata contattata da quest’ultima, che le ha intimato di non sporgere denuncia, altrimenti quei file sarebbero arrivati alla preside della scuola. Però lei non ha ceduto al ricatto e ha sporto denuncia; ma, dopo la tempestiva diffusione delle immagini, è stata invitata dalla propria preside a dare le dimissioni. Ad un primo rifiuto della giovane maestra, è seguita l’umiliazione davanti al collegio docenti, al cui cospetto è stata pubblicamente definita “svergognata”. Oltre al danno anche la beffa. Il procedimento legale legato all’ex fidanzato s’è appena concluso, ma rimangono ancora due procedimenti aperti, uno con la preside e uno con la madre di un allievo. Qualcuno dovrà pur pagare, no?
In questo semplice caso si aprono diversi temi: sessualità, educazione, revenge porn, solidarietà e, forse più importante, immagine. 

Analizziamoli, uno per volta. 

Siamo nel 2020, e ancora non accettiamo che le persone facciano sesso? Non vogliamo ammettere che tutti scopano? Cos’è? Un tabù, ancora? E sopratutto, i bambini non devono sapere di queste cose? Certo, meglio che poi verso gli undici anni inizino a usufruire dei porno, quelli veri, stereotipati ed esagerati, che spesso creano ai loro fruitori problemi con la propria sessualità? Questo è un problema perché poi si arriva a credere l’idea che il sesso sia quello nei film, e prima di un’età abbastanza matura da capire che scopare è diverso da come ce lo presentano, si rischia di fare danni enormi. Sembrano discorsi da parroco, o da Pillon, ma il problema non è il porno, o il sesso, ma l’educazione. Parliamone. 

Non sarebbe meglio se scuola si facesse sul serio educazione sessuale, e magari anche educazione all’affettività? Alzi la mano chi ha ricevuto una buona educazione sessuale a scuola. Nessuno? Davvero? Che strano. Un po’ di educazione sessuale viene fatta in tutte le scuole italiane, nessuno lo nega; peccato però che anche Trenitalia ci porti ovunque, ma non è detto che funzioni bene e sia sempre in orario. In fondo tutti hanno il cervello, ma non è detto che tutti lo usino. Battute a parte, per quale motivo i ragazzini o i bambini non dovrebbero entrare in contatto col mondo del sesso? Risposta: nessun motivo rilevante.
Inoltre, riflettiamo sul ruolo di una maestra, o di un docente in generale: l’insegnante educa, insegna, è un modello di riferimento. Ma questo non significa che non possa avere una vita al di fuori della scuola. E, a meno che non infranga le leggi, il suo privato deve rimanere tale. Su questo però la preside ha avuto da ridire. 

Preside: “Eh, ma i genitori dei bambini sono turbati dal fatto che una maestra di 24 anni abbia una vita sessuale.” 

Qualunque essere umano intelligente: “Verrebbe quasi da rispondere col passato remoto di masticare … mastica**i.” 

Ora chiediamoci cosa può fare un bimbo di quattro anni che sente parlare di sesso: chiedere alla mamma cos’è un orgasmo? E dove sta il problema? È giusta la curiosità. Va promossa, non repressa. Soffermiamoci per un secondo sul revenge porn, pratica diffusa a causa di internet: sappiamo tutti di cosa si tratta, la definizione è superflua. È un atto deplorevole che tende a umiliare il compagno o la compagna, divulgando video o foto dell’ex in atteggiamenti intimi, dunque privati. È una pratica che c’è da parte di entrambi i sessi, deplorevole in entrambi i casi e quindi da condannare, senza se e senza ma. Le statistiche parlano chiaro: è un dato di fatto che siano i maschietti i più imbecilli,  ma non dimentichiamo che capita anche il contrario. In questo caso non si vogliono sminuire i danni subiti dalla maestra, quindi da una donna, ma occorre puntare la lente sul problema di fondo del quale il revenge porn è un’espressione: la scarsa considerazione dell’essere umano. Si tratta dei più basilari valori di convivenza, che sovente ci fanno dimenticare il significato della parola solidarietà. Non è scontato infatti oggi ricevere solidarietà da altre persone: sembra che tutti siano solo capaci di criticare ed esprimere opinioni, molto discutibili, su temi che vanno trattati coi guanti. Di fronte a certe uscite i guanti che vengono usati sembrano quelli di lattice dell’urologo. Non piacevoli, per capirsi. La cosa più imbarazzante è che la solidarietà non sia arrivata dalla categoria interessata da questo evento. Donne, mamme che criticano un’altra donna solo perché fa sesso. Che scandalo nel 2020! 

Davvero scandaloso è che sulle prime pagine dei quotidiani pochi abbiano espresso un’opinione forte per difendere la maestra. Al contrario, sui social network la vicenda ha ricevuto attenzione da molti: un gruppo di 200 donne, fra cui maestre e giornaliste, si sono unite all’ex calciatore Claudio Marchisio in una lettera di solidarietà alla vittima di questa triste vicenda. In TV? A parte la cronaca, non ci sono stati servizi rilevanti sul caso. Dalla politica c’è stato un articolo di commento da parte di Chiara Appendino, sindaca di Torino, su La Stampa; è molto bello che la prima cittadina abbia speso delle parole forti a riguardo. Per il resto poco o nulla. 

L’ultimo tema che viene alla luce da questa triste vicenda è che l’immagine, ovvero il “buon nome” e una malintesa rispettabilità, conta più della vita di una persona. È giusto preservare l’immagine di qualcosa, ma senza calpestare i diritti di qualcuno. Quale sarebbe il risultato? Un’immagine decisamente legata alla censura della libertà personale e della vita privata. È doveroso che la vita privata non interferisca con il lavoro; dunque non dovrebbe essere causa di licenziamento se, appunto, non deve interferire, no? Può essere più complesso di così, ma non in questo caso. 

Di fronte a questi avvenimenti la mia personale reazione è, oltre allo sdegno, una sonora risata con tanta amarezza di fondo. Rido perché penso a quanto deve sentirsi figo e appagato l’ex ragazzo della ragazza in questione, o quando deve sentirsi una brava persona la preside dell’istituto, o ancora quanto si senta una madre modello una di quelle signore che ha perpetrato verso questa giovane donna affermazioni colpevolizzanti, mortificanti, intimidatorie e, a dir il vero, poco lusinghiere verso un’altra donna. Sono ridicole queste persone ed è per questo che rido. Per favore, ridiamo tutti di loro. L’unico modo per evitare tristi conseguenze è smettere di rendere tabù cose che facciamo tutti, e di cui non si parla mai; o di cui, se se ne parla, si parla poco e male. Basta negare ciò che siamo o facciamo! Dobbiamo sentirci liberi di esprimerci, senza che ciò abbia pesanti ripercussioni sulla nostra vita privata. Iniziamo subito: #ioadorospazzareperterra 

Fabio Cannizzo