Questione di sportività … o di civiltà

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Con l’inizio delle prime fasi di girone delle varie discipline comprese nella quinta edizione delle Convittiadi, non sono mancati i primi inconvenienti. Facendo particolare riferimento agli episodi avvenuti tra i campi di calcio a cinque, sono stati notati vari comportamenti che non sono ammessi all’interno di una manifestazione sportiva poiché considerati antisportivi e, talvolta, incivili.

Innanzitutto, partendo dalle questioni meno gravi, ci sono state varie proteste per quanto riguardava l’adozione di scarpette da calcio con tacchetti quando il regolamento lo vieta, oppure, ancora, proteste per quanto riguarda il numero sopraelevato di membri in distinta che hanno creato situazioni di squilibrio in più incontri.

Partendo da questi due eventi, chiunque si chiederebbe il perché dell’esistenza di un regolamento preciso e completo dal momento in cui questo può essere interpretato liberamente da ogni squadra, se non addirittura ignorato totalmente. Normalmente, se una norma stabilisce che le scarpe con i tacchetti non sono ammesse nel calcio a cinque anche perché in anni precedenti si sono verificati infortuni anche gravi, sarebbe totalmente stupido violarla dal momento che è un modo in più per evitare di farsi male e per creare scontri squilibrati che, anche riportassero vittorie, non saranno mai soddisfacenti e meritate; insomma, che senso ha cercare una vittoria di cui non se ne può assaporare la soddisfazione e, perché no, il vanto?

Molto spesso, nel post-partita, ci sono state svariate discussioni in cui gli allenatori – non i ragazzi –hanno dato luogo a varie proteste, molto spesso abbandonandosi ad un “ chi grida più forte” e conseguenti insulti. Questi sono comportamenti non consoni allo spirito delle Convittiadi, che bocciano atteggiamenti infantili ed offensivi proprio per dare libero spazio allo sport, e dunque a varie attività che, seppur motivo di sfogo per ogni atleta, comprendono dei regolamenti completi (e qui ci riallacciamo al discorso precedente)  con le regole pratiche, perché si dà per scontato che almeno quelle etiche ognuno di noi (prima di tutti professori/allenatori ed educatori) ce le abbia ben impresse, e le applichi non solo in ambito sportivo. Essere corretti con i propri compagni e con gli avversari è il punto d’inizio per creare la competizione, lo spirito agonistico giusto di un incontro sportivo, dove non si punta solo alla vittoria, ma innanzitutto allo sviluppo psico-fisico dei singoli individui, o, nel caso del calcio, di diverse squadre.

Ultimo accorgimento (per fortuna), che a mio parere, va a toccare principalmente una questione di civiltà, più che di sportività: a fine giornata, un arbitro ha trovato il suo magazzino aperto e, da diciotto palloni che aveva, ne ha ritrovati solo otto. Certo, la situazione si risolverebbe comprandogli dieci palloni, ma ciò non servirebbe a porre la gente in un’ottica di rispetto reciproco e convivenza civile. Altro fatto che ha provocato arrabbiature tali che si è rischiato di non avere più il campo a disposizione per disputare le partite di calcio nei giorni seguenti, è la questione della quantità immane di bottigliette di plastica abbandonate lungo tutto il perimetro dei campi. Si sono occupati della pulizia dei campi le ultime persone rimaste sul posto, che hanno impiegato circa mezz’oretta nell’operazione, ragionando animatamente sul fatto che, malgrado gli atleti dovrebbero avere già un’educazione sufficiente ad evitare di lasciare un luogo pubblico in una situazione di immensa sporcizia, non è accettabile che i professori, gli educatori e gli accompagnatori vari, permettano che ciò accada qualora ai propri allievi passasse per la testa di essere in un luogo dove tutto è a loro dovuto e concesso. Per quanto riguarda questa vicenda in particolare, siamo assolutamente sicuri che nessuna squadra si è impegnata (immaginando un fantomatico impegno immenso richiesto nel buttare una bottiglia in un sacco nero) a rispettare  il campo dove si sono disputate molte partite durante tutto il giorno, una volta che queste sono terminate.

E’ certamente avvilente pensare che queste parole richiamino una situazione verificatasi proprio il primo giorno di giochi sportivi, quando magari i chiamati in causa non si sono nemmeno resi conto dello stato in cui era il campo a fine giornata, ma non possiamo certo tirarci indietro o chiudere gli occhi di fronte a quello che non ci piace vedere. E’ invece fantastico un altro tipo di spettacolo: lo sport e i suoi insegnamenti, quelli veri, che si  riversano sul modo di vivere di ognuno di noi, a partire dal rispetto verso gli altri e verso le cose degli altri. E fortunatamente, oggi, siamo stati rapiti anche da questo.

 

Luigi Botta