Il periodo che non torna più

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ado2Adolescenza, l’età tra la puerizia e la giovinezza matura, dai dodici ai vent’anni circa. Detta così sembra tutto semplice. In realtà la sua definizione nella pratica quotidiana può essere così suddivisa: da una parte la visione propria dei genitori che, sicuri della loro forza impositiva, la identificano in una diga, una barriera che impedisce al loro fiume di ideali di sommergere i figli, dall’altra, quella dei diretti interessati, immersi nel periodo della trasformazione, quella stessa che dal caos primordiale origina un nuovo big bang dell’io esteriore.

Gli “ adolescenti di oggi “ sembrano muoversi nel mondo come minatori bloccati in una galleria ostruita da una frana, desiderosi di poter rivedere la luce. In alcuni momenti procedono troppo in fretta, spinti dalla disperazione, in altri troppo lentamente, rischiando di farsi crollare tutto quanto addosso. Imperterriti nella ricerca di una via d’uscita, spesso, superato il bivio che immancabilmente si presenta, non si accorgono di aver intrapreso la direzione sbagliata. Vanno avanti, spinti dalla “ fretta di esser grandi e poi voler tornare indietro quando non si può “. Soli e stanchi minacciano da un momento all’altro di perdere le forze, fino a quando sentono un braccio estraneo sorreggere il proprio, il braccio di un altro minatore sperdutosi nel labirinto sotterraneo. Provenienti da “due di due” strade diverse ora si trovano insieme davanti allo stesso bivio, nella medesima situazione e con la stessa volontà di venirne fuori.

Il modo di affrontare il cammino della vita è simile a quello degli esiliati: per non farsi riconoscere gli adolescenti si vedono costretti a travestirsi, ad indossare una maschera con cui sperano di poter nascondere i lineamenti del viso, dell’ io interiore. Come una bottiglia preferisce un’etichetta per far sapere con certezza se il vino che contiene è bianco o rosso, allo stesso modo sembra predominare il bisogno di essere classificati, una ricerca di adattamento a quella realtà di cui l’esule, pur vivendola, non sente altro che un’eco lontano, e di cui percepisce solo i contorni sfocati. L’esule sente ma non ode, guarda ma non vede. Per questa ragione una semplice passeggiata per il centro può trasformarsi in una guerra civile dell’under ventuno: la fazione dei truzzi con i suoi sottogruppi cabinotti, fashion, tamarri, sportivi e metro-sexual sfida la fazione degli alternativi che vede rispettivamente come alleati punk, skin, dark, metallari skaters e b-boy. Un clacson di insulti e duelli corpo a corpo, specchio di una sorta di melé medievale dove tutto ciò che conta è abbattere quanti più nemici possibili in un tutti contro tutti generale. Una volta siglata la pace, dopo le inevitabili perdite sul campo di battaglia, ogni alleanza è sciolta; ogni gruppo deve sottomettersi alle condizioni dettate dal trattato. Nuove guardie a difesa del territorio, che attaccano chiunque osa entrarvi senza possedere la parola d’ordine; estetica di creste multicolori o di occhi pesantemente truccati, di vestiti rigorosamente firmati o di musica all’ultimo grido che straripa dal cellulare. La situazione, in fondo, non è poi così diversa da quella dello scontro tra fazioni in epoca comunale. Manca però qualcuno che tenti l’unificazione, perlomeno di facciata, per porre fine all’assurda divisione di una piazza in una miriade di spazi territoriali in conflitto fra loro.

Nel contesto familiare, in più, non si verificano inversioni di marcia. I vari componenti della famiglia appaiono circondati da una bolla di sapone a sè stante, che, al minimo tentativo di intersezione con un’altra, irrimediabilmente scoppia. L’unica soluzione in grado di mantenere stabile questo gioco di apparenze è quella di seguire ognuno la propria direzione, trasportati passivamente da venti diversi. Ecco dunque come nell’immaginario giovanile droga e alcool possano costituire un’attraente alternativa al degrado familiare. Ecco come una boccata di fumo diventi un modo di atteggiarsi più consono alla società . Ecco come non ci si renda conto di quanto una dose di eroina nel sangue o l’usuale ubriacata del sabato sera minaccino giorno dopo giorno l’autodistruzione delle pareti già di per sè fragili della bolla in cui si vive. Più i dati statistici dei giovani che fanno uso di sostanze stupefacenti aumentano, tanto più aumentano di tono le imposizioni di genitori che non vedono altro modo di coesistere, se non quello di ispirazione divina, avente come principio “i figli a propria immagine e somiglianza“.Trovandosi tra due micce pericolosamente accese l’impulso del restare inermi tra due fuochi è forte, se non fosse per la presenza di un amico, un compagno di fatica, il minatore sperduto dell’inizio, l’unico che, con il suo aiuto, fa sì che la miccia esploda quando ormai si è al sicuro, lontani. La solitudine adolescenziale è il primo passo per spegnere il riscaldamento nel proprio animo imperscrutabile, chiudendo i battenti a doppia mandata, in modo da farlo diventare quel “posto dentro te in cui fa freddo, il posto in cui nessuno è entrato mai “. Gli amici, uniche persone che possiedono la chiave per entrarvi, i soli a capire davvero che la facciata esteriore rappresenta “ quello che non sei”. E “quello che non sei e non sarai, a loro basterà “.

E l’amore? Può aiutare eccome l’apertura verso l’esterno, poiché sforza a donare una parte di sé ad un’altra persona, ma è per questa ragione che la maggior parte delle volte non è considerato seriamente. I giovani sono pervasi da stimoli nuovi dovuti allo sviluppo ed imparano a conoscere un corpo che subisce continui ed improvvisi mutamenti. In questo contesto l’amore diventa sovente il mezzo con cui imparare a rapportarsi col proprio corpo, in stupefacente trasformazione, di giovane uomo o giovane donna. Quasi un richiamo alla concezione amorosa dell’antichità. Esistono però anche ragazzi che presentano un grado di maturità fuori dal comune (se rapportato all’età), che non considerano l’amore come un’attività fine al miglioramento dettato dall’egoismo, e che s’impegnano più per aumentare il proprio tasso culturale che quello alcolico nel sangue.

Ciò che blocca tuttavia sono le insistenze di genitori troppo protettivi o le cause più naturali legate alla timidezza, che impediscono al fiume in piena di ideali di irrompere, di fuoriuscire dalle recinzioni casalinghe e riversarsi su tutto il resto. Eppure con le sue insicurezze, le sue incertezze, i suoi periodi di alti e bassi, con la sensazione di essere solo una traballante barchetta di carta in alto mare, l’adolescenza è un periodo che con i suoi inevitabili errori rappresenta un gradino impossibile da saltare per crescere. La fase della nostra vita in cui “ gli anni passano per non ripassare più, e il cielo promette di tutto, ma resta nascosto lì, dietro il suo blu “.

Simona Tamburri (3C)

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