Lo sport e i giovani

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Lo sport per i giovani spesso rappresenta una passione o un modo per staccare la spina e rilassarsi con gli amici. E’ quindi considerato tra i giovani uno dei motori più importanti per lo sviluppo della vita, svolge un ruolo importantissimo nella formazione, nello sviluppo e nell’educazione; per molti  è un’opportunità con cui tenere in allenamento il fisico e la mente, per altri ancora una guida educativa molto importante. Per altri, invece, non è così; infatti, come dice Carla Perrotti,  spesso oggi non si fa più sport per sfogarsi o per sentirsi vivi ed in forma; avendo esasperato la competizione, tutto diventa lecito per raggiungere l’affermazione e, spesso, barando anche con se stessi. Fare sport a livello agonistico è oggi troppo impegnativo; per farne parte, devi impegnarti in modo totale, spesso sottoponendoti a forti stress fisici e psichici. Questo porta tanti ragazzi ad allontanarsi dallo sport attivo, relegandosi nelle curve degli stadi dove sfogare, a volte in modo incivile, la loro esuberanza.

Cosa significa per un giovane avere successo nello sport?

Significa porsi obiettivi, raggiungerli all’impegno e alla fiducia in se stesso significa assaporare una piacevole sensazione di soddisfazione sia durante l’attività, sia quando si è conclusa.

“Lo sport è anche la capacità di vivere in gruppo e risponde ad uno dei bisogni primari dei giovani: sentirsi parte di un determinato contesto sociale. Per molti ragazzi far parte del gruppo è una delle principali motivazioni che li spinge a praticare lo sport insieme con il desiderio di raggiungere obiettivi condivisi come la vittoria. Nell’età della formazione della personalità, il giovane è portato naturalmente a far parte del gruppo. La convivenza nel gruppo, però, comporta anche l’ apprendimento e il rispetto di precise regole (ci si diverte rispettando comunque le regole dettate dal coach o dall’allenatore). L’evidenza formativa di questa abilità è fuori da ogni dubbio: saper rispettare le regole del gruppo e collaborare anche in un ambiente competitivo sono capacità interpersonali che ciascuno di noi deve avere.” Sono queste le parole riportate da un allenatore. Da esse possiamo ricavare il palese significato e il messaggio che ci mandano: lo sport non è solo un modo per divertirsi, ma anche un efficace centro di educazione comportamentale di vita, insegna a rispettare le regole ed a relazionarsi sia con gli adulti sia con i giovani coetanei.

Lo sport è stato a lungo, in passato, vissuto come una prerogativa d’élite: a praticarlo erano giovani, uomini, persone con disponibilità finanziaria. Oggi lo sport è un’attività aperta a tutti, ma il numero dei praticanti è in continuo calo. Secondo il Censis, il 39,6 % degli italiani che hanno più di 18 anni svolge un’attività fisica in modo continuato: fino a 35 questa cifra sale al 50,3%; tra 56 e 70 riesce ad ottenere un lusinghiero 23,1%. Dati che fanno pensare come i giovani, promossi in sedentarietà e bocciati in movimento, guardino troppa tv e pratichino poco sport; dedicano al movimento meno di 30 minuti al giorno: è questo il profilo dei giovani italiani che emerge da un’indagine Doxa sugli stili di vita dei ragazzi.

E in più lo sport non è più un’isola felice. Tra i ragazzi che praticano sport abbonda quello che in termini tecnici si chiama “disagio giovanile”; piuttosto che campioncini dello sport possono diventare soggetti a rischio: si comincia dagli integratori, poi gli anabolizzanti … il doping neanche per i giovani è un tabù. Per essere efficace e produrre risultati duraturi e tangibili all’interno del mondo giovanile, il sistema sportivo dovrà essere in grado di conciliare la sua dimensione economica con quella popolare, educativa, sociale e culturale: solo così riuscirà ad allargare la sua sfera di influenza ai giovani.

Aureliana Pili (1C)

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