Quando la pubblicità diventa un’arma …

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Si sa, il mercato mondiale oggi si basa fondamentalmente su una cosa: la pubblicità. Per televisione, per radio, per strada, sugli autobus, tartassandoci continuamente e entrando nelle nostri menti poco per volta senza nemmeno che  ce ne accorgiamo. La pubblicità ormai ci segue nella vita in ogni momento, come fosse una parte di noi. Del resto si parla spesso del grande potere che i mass media hanno sulla società odierna. E così anche la pubblicità sfrutta queste vie di comunicazione, sempre di più. In più in un mercato globale e senza scrupoli dove c’è una lotta serrata  per conquistarsi i clienti, la pubblicità diviene un’arma importantissima. Un’arma con cui veniamo colpiti in ogni momento della giornata, e trasformati un po’ tutti in un bel gregge di pecorelle, in cui la pecora nera, controcorrente , non è ammessa. E così si arriva ad essere colpiti da tutto ciò anche a scuola.

Ma il fatto che la pubblicità sarebbe arrivata perfino nelle scuole si poteva immaginare, del resto la pubblicità è creata per influenzare il pensiero, il modo di pensare delle persone e quindi della società. E qual è il  metodo più comodo che andare ad influenzare alla base la società, influenzando i ragazzi, i bambini, la generazione del futuro, la parte della società più influenzabile e con meno difese e capacità di discernimento sulle informazioni recepite, senza ancora una vera e propria opinione personale formata, aggiungendo a questo magari simpatici omini, scritte colorate, frasi ad effetto e simpatiche persone sorridenti e calme, anche il lunedì mattina appena svegliati? Quale bambino non si piegherebbe al potere di uno strumento così potente?

Poi molto spesso, anche per non sentire inutili capricci, se si deve scegliere tra una marca e l’altra si accontenta il piccolo di casa. E così si ottengono due risultati: avere una nuova generazione “influenzata” e avere comunque i primi effetti da subito. Quale azienda si farebbe sfuggire un’occasione del genere?

Ma forse non si dovrebbe proteggere la scuola da queste influenze esterne? Almeno la scuola, in teoria luogo di formazione delle giovani menti, non dovrebbe essere una specie di luogo senza intromissioni (che siano pubblicità, idee politiche o religiose)? Un luogo dove sviluppare le proprie idee liberamente?

Forse sarebbe bello, se per una volta la scuola al posto di attirare la pubblicità (a volte facendo cadere degli incontri in squallide “promozioni” per far comprare il prodotto di turno), cercasse di scacciare questi corvi in cerca di semi appena interrati.

 

Nicolò Patanè (3F)

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