Quando la bellezza diventa il quotidiano

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Foto articolo Vaudetti, IL PATRIMONIO DEI POPOLIIl nome Italia suscita reazioni diverse. C’è chi vi associa Roma, capitale di uno dei più grandi e potenti imperi del mondo antico, chi la considera meta di pellegrinaggi oltre che sede della Chiesa, chi la visita per i bellissimi paesaggi, per la cucina, la cultura. Qualunque sia il motivo che spinge milioni di turisti a varcare i confini dello Stivale, una cosa è certa: tutti conoscono e desiderano visitare il Belpaese e chi ha la fortuna di viverci dovrebbe fare in modo di preservarlo al meglio delle proprie capacità. 

Anche se sovente sentiamo dire erroneamente che sul territorio italiano è presente più del 70% del patrimonio artistico e culturale del mondo (ci piacerebbe!), il nostro Paese si difende comunque alla grande. Parliamo infatti di un territorio che ospita testimonianze uniche lasciateci in eredità dal succedersi di popoli e culture nel corso dei secoli, e la sua ricchezza artistica e culturale è tanto grande che talvolta finiamo per sottovalutare la fortuna che ci circonda, e non ce ne preoccupiamo. 

Un esempio? Basti guardare le più recenti classifiche internazionali: l’Italia spicca solitamente tra i Best Countries per il suo immenso patrimonio artistico, eppure, nonostante questo riconoscimento dall’esterno, sembra quasi che manchi la consapevolezza della fortuna che abbiamo, al punto che paesi con ricchezze decisamente minori riescono a far passare un’immagine di sé decisamente più valorizzata. Sarebbe bello se questa poca attenzione al bello che ci circonda fosse dovuta al fatto che siamo talmente abituati a vivere circondati da un tesoro unico al mondo, da non accorgercene quasi più. La triste realtà, tuttavia, è ben diversa: non è ancora sufficiente quel che si fa per preservarlo e valorizzarlo come merita.  

Quotidianamente, infatti, molte opere o monumenti pubblici, oltre che della naturale azione del tempo, sono vittime dei più vergognosi atti vandalici. Stesso discorso per gli edifici storici, privi di adeguati interventi di restauro, al punto che si corre sempre più il rischio di perdere per sempre tali meraviglie. 

Andrea Sperelli, celebre protagonista de Il piacere di d’Annunzio diceva “Bisogna fare della propria vita come si fa un’opera d’arte”, e noi che viviamo in un paese che di arte ne ha fin dentro le orecchie non facciamo nulla per evitarne la sua dispersione. 

Nella stesura dell’ultima legge di bilancio un problema viene al pettine: che sia proprio la classe dirigente a non comprendere il valore, economico e culturale, del nostro patrimonio? La tabella stilata riporta che il settore della cultura si piazza tra le ultime posizioni rispetto alle altre voci. Non finisce qui: dati Istat comunicano che il ritorno degli asset culturali della Francia e del Regno Unito supera quello italiano di ben 4 volte. Oltre che gli scarsi investimenti da parte delle istituzioni, anche le figure dei privati risultano non investire abbastanza nella cultura: che i loro interessi siano proiettati altrove? Forse! 

Per certo abbiamo sempre i dati Istat che segnalano che solo il 30% dei musei Italiani è stato inserito nel piano di protezione civile comunale, mentre il 35% non è dotato di un piano di sicurezza e di emergenza. Percentuali, purtroppo, davvero imbarazzanti. 

L’articolo 9 della nostra Costituzione tutela il paesaggio e il patrimonio artistico e storico della nazione, il Codice dei beni culturali e del paesaggio fornisce concetti guida relativi alla gestione di quest’ultimo, ma davanti ai dati presentati sembrano solo belle parole senza peso. 

Il problema non deve più essere visto come “italiano” ma degli italiani, dovrebbe essere di noi tutti l’iniziativa di preservare al meglio il nostro patrimonio artistico e culturale. Abbiamo l’obbligo, morale e sociale, di garantire alle generazioni che verranno dopo possibilità migliori o uguali a quelle da noi ricevute e permettere al nostro paese di continuare a fare vivere anche ad altri la sua storia, è forse ciò per cui vale davvero la pena mettersi in gioco.  

Rivalutare le bellezze nascoste e custodite dei borghi, investire di più anche sulla scuola e sull’insegnamento di materie artistiche, coinvolgere e organizzare più attività legate al territorio, fare tutto ciò che possa valorizzare il bellissimo patrimonio che abbiamo sotto gli occhi, è davvero importante per il nostro futuro. Un vero rilancio del patrimonio artistico italiano potrà avvenire solo dopo una presa di coscienza generale della sua importanza e delle sue potenzialità da parte di tutti: istituzioni, cittadini e imprese.  

Cosa aspettiamo a fare questo passo? 

Elena Vaudetti 

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