Vintage

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foto documento vintage.Fast fashion, un fenomeno oggi molto diffuso, ma estraneo a coloro che fino a qualche tempo fa non erano abituati all’incessante acquisto di nuovi capi d’abbigliamento, adesso diventato quasi una necessità. 

Come il termine suggerisce, una moda veloce e fugace si sta diffondendo soprattutto tra le nuove generazioni, che tendono a preferire un capo poco costoso ad uno di buona qualità, che, però, propone un prezzo meno accessibile per agevolare un pubblico più vasto. La possibilità di poter comprare abiti sempre alla moda e con una frequenza maggiore, senza dover spendere troppo, consente agli acquirenti di permettersi qualche eccezione nell’acquisto, prima saltuario, di nuovi capi. Anche la rapidità di produzione di queste catene di abbigliamento a basso costo sono un fattore che permette di creare e diffondere nuove tendenze molto rapidamente, ma i retroscena di queste grandi produzioni sono allarmanti a livello climatico e umano. La manodopera di circa 14 milioni di persone viene sfruttata nel campo dell’abbigliamento, adulti e bambini che svolgono le loro mansioni per più di 8 ore al giorno, avendo una retribuzione che permette loro di sopravvivere in miserabili condizioni di vita. Anche l’ambiente è oggetto di gravi ripercussioni, dovute all’estensione di questo fenomeno inarrestabile: esorbitanti discariche composte esclusivamente da indumenti decorano molti luoghi del mondo, adibiti unicamente per il deposito di capi d’abbigliamento non più utilizzabili. 

Ci sono alcune possibili soluzioni a cui si dovrebbe ricorrere per, perlomeno, ridurre la Fast fashion, tra cui il ricorso al Vintage. 

Potremmo definire il termine vintage come una cultura che abbraccia le epoche del passato, riportando in vita musiche, balli, oggetti e vestiti di uso comune negli anni passati. Oggi la moda ci spinge verso una nuova tendenza, che si sta diffondendo soprattutto tra i giovani, permettendo, inoltre, di poter trovare capi usati di buona qualità e basso costo. Riciclo e riutilizzo sono le parole chiave dei negozi vintage, che curano i capi riadoperabili per poterli mettere in vendita, concentrandosi anche su uno stile di distribuzione e di vita ecologici e che, dunque, rispettino l’ambiente circostante e i suoi abitanti. La cultura dell’usato, però, non è una novità: sin dagli anni ‘40, durante la guerra ed un periodo di estrema povertà, i cittadini iniziarono a racimolare i vestiti di seconda mano per potersi permettere di avere una varietà di guardaroba che potesse non comportare costi onerosi. Ciò che un tempo era necessità è oggi diventata una moda e moltissimi giovani stanno iniziando ad approcciare maggiormente a questo “nuovo”mondo . Nonostante il dispiacere dei nostri genitori, che ormai sono a corto di vecchi maglioni e capi usati durante la loro gioventù, promuovere il riciclo di abiti e tessuti è una possibile soluzione a problemi che sono irrisolti e che fenomeni come la Fast fashion causano al mondo della moda. E perché no? Per una volta avere la possibilità di dare finalmente una seconda chance a vestiti inutilizzati da tempo ed essere persino trendy! 

Ginevra Ghergia e Cristiano Colucci 

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