Stendiamo un velo pietoso

Tempo di lettura: 2 min

Renzi - Adamov2

Matteo dixit. E quello che voleva essere un gesto di cortesia per la visita del leader Iraniano si è trasformato in una bufera, che non è riuscita a spazzare via le scatole-censura dell’Ikea.

Nessuno si capacita dei provvedimenti presi. Che la cellulite e la ciccetta della Venere Capitolina siano molto distanti dagli attuali canoni di bellezza è chiaro. Che le linee diritte dei pannelli bianchi usati per coprirla le si avvicinino molto di più è palese. Ma a turbare gli italiani non è la decisione di oscurare le statue in sé, ma la ragione che sta alla base di questo provvedimento.

Opere d’arte di 2600 anni fa possono offendere l’altrui sensibilità, soprattutto quando in ballo ci sono miliardi di euro da investire in un Paese “democratico a seconda delle necessità”, e in cui la nudità pare che possa offenderne il leader.

Torniamo però al punto: l’arte mette in imbarazzo. La massima espressione dell’uomo, ancora attuale e stupefacente, viene coperta. Un sipario di insensato pudore cala su ciò che siamo, per nostra stessa iniziativa. Nulla avrebbe dovuto essere coperto, perché tentare di nascondere l’arte che meglio rappresenta le nostre origini non è – e non sarà mai – un gesto di cortesia o rispetto nei confronti di chicchessia. La forza, la vita, l’energia che il marmo riesce a trasmettere è unica. Non può essere sostituita né replicata. Tentando di essere rispettosi, risultiamo solo razzisti (e anche un po’ provinciali), negando l’opportunità di ammirare tanto splendore. Perché la magnificenza è umana. E gli uomini hanno il sedere. Probabilmente il presidente Iraniano lo sapeva già. Insomma, a 67 anni gli sarà capitato di vedere un corpo nudo, no?

Peccato che ad oggi nessuno sia in grado di sapere chi sia stato il responsabile di tale iniziativa moralista. In fondo, però, poco importa da chi sia partita; non è stata certo brillante a priori. Conoscendo Roma e la quantità di opere che la rendono unica nel suo genere, coprire un paio di statue in un museo è come nascondere la polvere sotto il tappeto. Ovunque ci si giri passeggiando, se ne incontrano altre. Probabilmente anche l’itinerario della visita è stato creato ad hoc, evitando accuratamente piazza Navona e la Fontana di Trevi.

Non rimane che ironizzare su questa nostra italianità sempre pronta a far sentire tutti a casa propria. Perché i 17 miliardi di euro investiti, se ottenuti solo grazie all’annullamento di una parte di sé mascherata da ospitalità, non valgono un solo centesimo.

Valentina Porta (4B)

 

272410cookie-checkStendiamo un velo pietoso