Lo sfruttamento minorile

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Un problema ancora troppo attuale

 

Fucile in mano, braccia graffiate, un fragile elmetto da miniera, dita sottili che cuciono un pallone: i bambini sfruttati non hanno volto, non hanno nome, sono solo oggetti da lavoro.

Quello dello sfruttamento minorile è un grave problema mondiale e purtroppo presente anche in Italia.

I bambini vengono sfruttati perché richiedono un salario basso (a volte inesistente) e non hanno la forza di ribellarsi.

I minorenni che lavorano nel mondo sono 250milioni (cifra che comprende i bambini che lavorano in stati in cui, purtroppo, questa pratica è legale; a tale cifra vanno aggiunti tutti i minori che lavorano clandestinamente).

Lo sfruttamento minorile è presente soprattutto nei paesi in cui la manodopera è a basso costo (come India, Cina, Pakistan,  Thailandia ecc.) o più semplicemente in stati poveri dove le industrie o i negozianti non possono permettersi di pagare salari completi. In questi paesi i bambini vengono usati per svariati lavori: tessono tappeti, cuciono palloni o fanno fiammiferi. gli orari di lavoro sono estenuanti: sette giorni su sette, lavoro dall’alba alle dieci di sera, con pochi minuti di pausa per un pezzo di pane o una scodella di riso. Ai lavori prima elencati dobbiamo aggiungere quelli ancora più pesanti come il lavoro nelle cave o nelle miniere, il lavoro nei campi di cotone e quello in caserma: parlo dei bambini soldato. Quest’ultima, secondo me, è una delle peggiori forme di sfruttamento dei minori. I bambini soldato sono stati strappati alle famiglie, rapiti e spesso portati all’estero. Una volta arrivati in caserma molti vengono sottoposti a duri e violenti riti di iniziazione ( i piccoli reduci della guerra in Ruanda del ’94 raccontarono di aver dovuto sparare a dei compagni e ucciderli perché avevano provato a scappare).

Ai nuovi arrivati viene subito insegnato a uccidere, a usare fucili e mitra grandi come loro, bambini di soli 10-12 anni. Le condizioni di vita in caserma sono misere, i bambini dormono a terra, mangiano poco e vivono in condizoni prive di igiene.                                                                  Moltissimi baby-soldato non sopravvivono: muoiono sui campi di battaglia, muoiono per le malattie, muoiono per le infezioni di ferite non curate.

Nonostante sia stata stipulata la “Carta dei Diritti dell’Infanzia” dell’ONU nel 1989, questa piaga è ancora presente nel mondo in maniera massiccia.

Per combattere lo sfruttamento dei minori  sono sorte associazioni come “SCREAM IN ACTION”(che fa parte dell’ONU), l’UNICEF e altre che possiamo sostenere, ad esempio, acquistando prodotti equo-solidali.

Infine, penso che su questi fatti vada sensibilizzata l’opinione pubblica, perché il problema è ancora poco conosciuto e sottovalutato.

 

Costanza Vilizzi (1C)

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