Quaranta morti, tra cui sei ragazzi italiani.
Una serata di festa che si trasforma in un incubo per tantissimi adolescenti: quaranta morti e oltre 110 feriti, la maggior parte dei quali in condizioni gravi per le ustioni riportate. L’orrore si materializza poche ore dopo la mezzanotte che apre le porte al nuovo anno a Crans-Montana, esclusiva località sciistica svizzera.
Nel locale Le Constellation, di proprietà di una coppia francese, scoppia un incendio dopo il contatto tra le scintille fissate alle bottiglie di champagne e i pannelli fonoassorbenti del tetto rilassato.
Tra loro anche sei giovanissimi italiani: i sedicenni Achille Barosi e Chiara Costanzo, entrambi di Milano, i coetanei Giovanni Tamburi di Bologna e Riccardo Minghetti di Roma, il diciassettenne genovese Emanuele Galeppini e Sofia Prosperi, anche lei 16 anni, italo-svizzera che viveva a Lugano. Altri 16 italiani vengono ricoverati in condizioni critiche, 11 vengono trasferiti all’ospedale Niguarda di Milano.
Alcuni, già in salvo, hanno preferito rientrare per salvare i propri amici ma non ce l’hanno più fatta ad uscire.
I genitori dei ragazzi chiedono giustizia poiché il locale non era a norma. Spacciavano la location come discoteca quando legalmente era un bar.
La presenza di una sola porta di emergenza ha inevitabilmente provocato una calca di ragazzi che, schiacciati l’uno sull’altro, non sono riusciti ad uscire. I testimoni descrivono la scena in un modo spaventoso: gente che urlava, gente che, uscita, si buttava nella neve per le ustioni riportate.
Alcuni genitori arrivati sul posto hanno cercato di aiutare i ragazzi spaccando le finestre.
«Ho sfondato la porta di emergenza e mi sono caduti addosso dei corpi di ragazzi. Mi imploravano di aiutarli. Tra loro molti italiani». Paolo Campolo parla mentre è disteso su un letto d’ospedale a Sion nel canton Vallese, i polmoni ancora saturi di fumo, la voce che si spezza più volte. Ha 55 anni, è un analista finanziario italiano con cittadinanza svizzera. Non ci ha pensato due volte ad entrare, perché “potevano essere suoi figli” dice ai giornalisti.
I coniugi Jacques e Jessica Moretti il 9 gennaio sono stati interrogati a Sion dagli inquirenti svizzeri per la prima volta come indagati nell’inchiesta in cui sono accusati di omicidio, lesioni e incendio colposi. Sono rimasti negli uffici giudiziari dalle 8 del mattino fino ad oltre le 14, anche durante il minuto di silenzio osservato in tutta la Svizzera, accompagnato dal suono delle campane di tutte le chiese. La donna, che la sera della strage è scappata dal locale con la cassa in mano, solo il giorno prima della pubblicazione del video che la incastra, chiedeva scusa davanti alle telecamere tra le lacrime: “i miei pensieri vanno costantemente alle vittime alle persone che oggi stanno lottando. È una tragedia inimmaginabile non avremo mai,mai potuto immaginare una cosa del genere. Ed è successo nella nostra struttura e vorrei scusarmi”. Queste le testuali parole pronunciate dopo l’arresto di suo marito.
Non passa giorno che non emergano particolari sempre più inquietanti.
In Svizzera c’è stato lutto nazionale mentre in Italia tutti le scuole hanno fatto un minuto di silenzio il 7 gennaio. Al liceo Moreschi di Milano frequentato da Chiara Costanzo, palloncini bianchi in ricordo della giovane studentessa.
In Italia sono rientrate cinque delle sei salme dei giovani italiani con un volo di Stato alle 12.55 di lunedì 5 gennaio. Il C130 dell’Aeronautica Militare è atterrato all’aeroporto di Linate dove i genitori di Chiara Costanzo e di Achille Barosi si sono abbracciati al momento dell’arrivo. Da qui, quattro bare sono state trasferite via terra verso Milano, Bologna e Genova, mentre l’aereo ha proseguito il volo per Ciampino per consegnare ai familiari la salma della quinta vittima italiana.
Durante i funerali, i loro amici e familiari hanno deciso di ricordarli con le cose che più amavano i ragazzi: dalla canzone preferita a un ricordo particolare di vita, a lettere personali.
La nostra presidente del consiglio, Giorgia Meloni, ha espresso le sue condoglianze e ha aggiunto: “quello che è successo a Crans-Montana non è una disgrazia, quello che è successo a Crans-Montana è il risultato di troppe persone che non hanno fatto il loro lavoro o che pensavano di fare soldi facili e le responsabilità devono essere individuate, devono essere perseguite”.
Alcuni sciatori hanno deciso di rendere omaggio alle vittime con una coreografia su una pista da sci: dopo una discesa in serpentina, si sono radunati fino a formare un cuore. Il video è stato pubblicato su Instagram dalla pagina @cransmontana con una didascalia molto commovente: «Uniti nel dolore, Crans-Montana e tutta la comunità dello sci rendono omaggio a tutte le vittime, a chi assiste, aiuta e prende cura.Siamo tutti uniti nella solidarietà».
Tutta questa vicenda è straziante e pensare che, mentre noi ci godevamo l’inizio del nuovo anno, nostri coetanei hanno perso la vita e molti ancora lottano per tenersela, è profondamente doloroso.
Sofia Gullà
