Noi, loro, gli altri

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02“Noi, loro e gli altri

Noi vogliamo quello che hanno gli altri

Gli altri vogliono quello che abbiamo noi

Ma noi chi?

Io so solo che volevo essere uno di loro per non essere come tutti gli altri

Ma nella vita mi è successo di essere sia noi, che loro, che gli altri.”

 

Così recitano i primi versi di una delle più  significative canzoni di Marracash.

“Noi” rappresenta noi stessi e coloro che ci sono più cari.

“Loro” sono  tutti quelli che detengono il potere: le élite che influenzano “gli altri”, ossia le masse, chi  non  ha voce e subisce le dinamiche socio-culturali.

Queste tre identità non sono solo un verso dell’artista, ma riflettono le caratteristiche principali della società odierna.

In primo luogo, bisogna considerare quanto sia complesso rimanere autentici in un mondo che impone maschere, immagini, aspettative. Si finisce per essere Tutti e Nessuno: si cambia personalità in base ai vari  contesti in cui si vive, perdendo consapevolezza del nostro io.

Si può parlare di un vero e proprio senso di estraneità, non solo nei confronti della società ma anche di noi stessi. Questo ci porta a essere divisi in due:  tra chi vogliamo apparire per avere successo, e chi siamo (o meglio, chi non riusciamo più a essere) dietro una facciata.

Preferiamo il piatto conformismo alla nostra autenticità.

Questa è mancanza di amor proprio! E’ un continuo genuflettersi agli standard che la moda impone.

Può definirsi vivere questo perenne proiettarsi verso l’esterno e non in noi?

Ci si può chiedere cosa farebbe l’uomo se, all’improvviso, venisse a trovarsi solo, privo di qualsiasi attenzione narcisistica. Forse morirebbe, per via della mancanza di quella necessaria approvazione che desidera ricevere da chi lo osserva.

Come Cronos divora i figli, il tempo porterà via con sé ogni folle ideale di perfezione, perché solo lui ci aiuta a capire che a contare davvero è la ricerca di noi  stessi.

Ma all’uomo, si sa, piace il vacuo…

Un altro tema rilevante è l’ipocrisia.

01Molte persone creano infatti immagini di vita perfette sui social, quasi come se l’apparire  prevalesse sull’essere: la gente si sente vuota e confusa nella vita reale, ma realizzata sui media.  Il nostro io affoga nel più bieco perbenismo e nell’omologazione.

Questo fenomeno alimenta l’ipocrisia generale e fa vincere il male e l’indifferenza comune.

Sentirsi forti, belli e inclusi sembra più importante che difendere le minoranze: chi soffre atti di bullismo spesso resta solo perché aiutarlo sarebbe imbarazzante, porterebbe  all’esclusione, al marchio del  “diverso”.

E il diverso spaventa. Il diverso  porta a essere considerati strani, anormali:  soggetti da escludere.

Si può considerare che l’apatia sia  l’atteggiamento più diffuso oggi: non ci si cura degli altri, ma solo di sé stessi  e del proprio successo.

Così il mondo diventa un palcoscenico, in cui i teatranti hanno la meglio su chi ha saggiamente preferito abbracciare la realtà.

Ma vale la pena sprecare la vita per qualcosa di così effimero? Così facendo, si vive veramente?

La canzone rende manifeste queste barriere invisibili non solo in senso sociale e culturale, ma anche in senso emotivo, mettendo in luce le discriminazioni che subiamo tutti, ogni giorno.

E’ però importante essere tutti consapevoli del fatto che, per quanto siano nette la disuguaglianza, l’ipocrisia, l’apatia e l’indifferenza sociali, Noi, Loro e Gli altri siamo tutti uguali.

Tutti siamo nati e moriremo uguali, soggetti alla sofferenza, al cambiamento, alla gioia.

Quindi, la concezione di “Noi contro loro” perde di significato nel momento in cui si comprende che tutti siamo sottoposti allo stesso, identico, sistema.

L’unica soluzione che si può proporre è evitare il finto moralismo e l’ipocrisia e provare invece a prendere consapevolezza di noi.

Non  diamo la colpa “agli altri” per il sistema in cui viviamo: riconosciamo che ne facciamo parte anche noi. Solo così potremo, forse, cambiare.

Lucia Tortorella

 

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