Fuma o lascia fumare

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In ogni conflitto, in ogni discussione, in ogni divergenza ci sono sempre almeno due parti schierate in campo, con opinioni diverse, motivate differentemente. Salvo non si tratti di leggende o miti, è difficile che uno dei partiti coinvolti abbia la ragione, la giustizia e la verità assoluta a portata di mano; se ne deduce che, sia torti sia ragioni siano distribuiti abbastanza equamente per ogni contendente.
Ovviamente la maggior parte della gente la pensa così riguardo agli altri, ma per se fa una piccola eccezione, ritenendo che la propria causa sia inconfutabile.

Non si parla necessariamente di conflitti armati, spesso sono prese di posizione che si effettuano quasi inconsciamente nella vita comune. Ed è proprio appartenente a questa categoria una delle più profonde divisioni sociali che ha dilaniato l’opinione pubblica, non solo italiana, ma in gran parte del globo: Fumatori vs Non-fumatori (che per comodità e per evitare ripetizioni saranno d’ora in avanti chiamati “Non”).
Ebbene sì, ho intenzione di analizzare la vicenda, tentando di mediare per poche righe questa dura lotta, non elargendo giudizi ma seguendo con sguardo obbiettivo gli svolgimenti della vicenda.
Per cominciare bisogna tenere conto delle evoluzioni di questo conflitto. Fino a una trentina di anni fa, il fumo era un culto imperdibile, soprattutto fra i giovanissimi di allora; si fumava un po’ come oggi si masticano i chewin-gum, una cosa ovvia. Se oggi offriste a un ragazzo una gomma da masticare e quello vi rispondesse:<<No, guarda, io le gomme proprio no. >>scommetto rimarreste stupiti.
A scusante di questa abitudine decisamente poco sana vi era però la mancanza di informazione riguardo ai seri rischi che comportava questo vizio. Solo col ricambio delle generazioni successive, si iniziò una propaganda anti-fumo, destinata a crescere fino a diventare quasi come un tormentone estivo radiofonico. Il fumo rimaneva comunque molto diffuso, ma la consapevolezza di tumori ai polmoni e la progressiva comparsa di cerotti alla nicotina e rimedi vari, convertì parte della popolazione ad uno stile di vita più sano. Tuttavia, soprattutto tra i ragazzi, chi non fumava veniva spesso considerato una persona diversa, moralista fino al midollo e un po’ “sfigata” (termine correntemente usato ancora oggi, purtroppo).
Siamo arrivati più o meno a metà; fino adesso i cattivi possono sembrare i viziosi, soprattutto perché la mancanza di norme adeguate ha costretto per parecchio tempo i Non ad intossicarsi nei locali pubblici. E forse è stata proprio la comparsa delle norme che salvaguardavano i suddetti locali che ha dato una svolta decisiva alla situazione. I fumatori esiliati, dopo una leggera indignazione per il veto nella maggior parte dei bar, ristoranti e quant’ altro, si sono pian piano sottomessi, rinunciando alla sigaretta dopo la cena fuori e limitandosi alle aree fumatori. Ma in risposta a ciò i Non si sono vendicati di tutti gli anni di “soprusi” per iniziare una politica opposta alla precedente: se un uomo fuma è un delinquente, che probabilmente si droga (perché la differenza tra canna e sigaretta viene saltata a piè pari); non manca mai neanche la vecchietta che in tram se puzzi di fumo esordisce con: <<Ma non ti vergogni razza di tossico?! Io alla tua età … (segue narrazione del dopoguerra).>>.Non esistono vie di mezzo: persino gli ex-fumatori, passato un mese di stallo tra le due parti, iniziano una critica spietata verso i fumatori, in parte perché rappresentano una tentazione, in parte perché sentono di aver intuito una nuova condizione di esistenza e si sentono improvvisamente superiori.

E come capita spesso in questi dibattiti, si passa da un’esagerazione all’altra; arrivano anche rimproveri per chi osa fumare sottovento se c’è gente, per chi si accende la sigaretta in mezzo a un parco e a venti metri di distanza ci sono ragazzini che giocano. Frequenti anche le scenette di pedoni che aspettano il verde indignatissimi, perché fra loro c’è chi ha il sigaro acceso: nasi che si arricciano, gente che si volta con fare sdegnoso, quando dalla strada stessa arrivano i gas di scarico di trenta auto in coda.
Insomma, da perseguitati a persecutori. Per non parlare di quelle care persone che cercano di convertire gli altri a una vita più sana, senza fermarsi davanti a nulla: dal nasconderti il pacchetto di sigarette lasciandoti in crisi d’astinenza per delle ore, al guardarti con occhi accusatori ogni volta che posi lo sguardo sull’accendino.

Persino i programmi del ministero per informare i giovani sui rischi che comporta fumare, da una giusta propaganda sono diventati delle assillanti storielle, che come tutti gli avvertimenti ripetuti troppo a lungo, col tempo hanno perso gran parte della loro efficacia.

La cosa che lascia perplessi e che non ci si possa neanche più avvelenare i polmoni in pace: parenti ansiosi, amici in apprensione, ma nessuno che rispetti le scelte del “vizioso”, che conscio dei pericoli, magari preferisce vivere dieci anni di meno ma con sei minuti di serenità al giorno.

Scusatemi ma sono italiana e tendenzialmente se non riesco a dare la colpa a qualcuno non sono contenta; c’è, in effetti, chi, senza guardare parti e contro parti, diffonde fumo, gioco d’azzardo e altre dipendenze tra la folla, badando bene a mostrarne le conseguenze ma senza smettere di guadagnarci sopra: il caro Stato, che per ogni pacchetto da cinque Euro, ne guadagna a suon di tasse almeno due.

Che dire però, ha la coscienza a posto: in fondo sopra alla confezione l’ha scritto che ti sta uccidendo.

 

Eugenia Beccalli (2F)

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