Che bella scoperta Marcello Domini!

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Foto articolo_CiucciDurante la mattinata scolastica di mercoledì 10 aprile, alcune classi prime della scuola, sono state invitate ad un incontro con un ospite di grande interesse: Marcello Domini.

Il medico-chirurgo, ricercatore nell’ambito della chirurgia pediatrica e professore associato all’Università di Bologna, è stato accolto nell’Aula magna del Convitto di via Bligny per la presentazione del suo libro Di guerra e di noi pubblicato nel 2020 da Marsilio.

La vicenda è ambientata in un periodo storico molto caro all’autore, e centrale nella storia italiana, europea ed internazionale del Novecento: le due guerre mondiali.

Nel corso della presentazione si è evidenziata più volte la simultaneità di tratti drammatici e ironici nel libro. L’abilità dell’autore nel trattare un tema così tragico rendendolo meno gravoso ed impegnativo è straordinaria; egli permette a tutti di poter cogliere il succo del suo racconto: ci rammenta, infatti, che tutto ciò che leggiamo matura i suoi frutti solo se, anche a distanza di tempo, sappiamo serbarne l’essenza.

La prima metà del Novecento non è così lontana da noi come a volte verrebbe da pensare, un periodo del quale è inevitabile raccontarne i bombardamenti, le morti, il rastrellamento, le alleanze, gli armistizi…ma Marcello Domini offre al lettore un punto di vista differente da quello descritto nei manuali, perché narra la vita di due fratelli in un periodo in cui, nonostante tutto, non mancano attimi di spensieratezza, felicità e amore che si fanno strada tra la volontà di riscatto e atteggiamento di assertività tipici del nazionalismo novecentesco.

I protagonisti sono “ragazzi e uomini buoni” che cercano di contrastare le mostruosità della guerra in corso. Né la trama né tanto meno il finale del libro sono stati svelati, lasciando interesse e ammirazione in aula.

Marcello Domini dopo aver letto due episodi ironici del suo libro, ha risposto ad alcune domande ed è sembrato quasi un dialogo in un salotto, tanto è stato il coinvolgimento delle sue parole. Qualsiasi barriera è stata abbattuta e la sensazione era quella di conoscere lo scrittore da sempre.

Sono state poste anche delle domande sulle motivazioni dietro alla scrittura del suo romanzo e commenti circa la buona ricezione del pubblico e della critica. Domini ha risposto che la lettura è sempre stata parte della sua vita quando si recava di fronte agli scaffali di Salgari alla Feltrinelli e faceva incetta di libri, per poi leggerli avidamente.

Pubblicare un romanzo non era nei suoi piani, ma dopo aver terminato il racconto e averlo fatto leggere, gli è stato consigliato di proporlo a una casa editrice. Questa, dopo aver ridotto di molto il volume della storia, ha proposto a Domini di eliminare alcune delle parti più ironiche del racconto per renderlo maggiormente drammatico. Lo scrittore ha, tuttavia, rifiutato e ha reso il libro ancor più unico nel suo genere.

Dopo aver smontato dai turni notturni in ospedale, si dedicava ad interminabili ricerche di materiale attendibile nelle biblioteche e negli archivi di Bologna. Questa particolare attenzione alla ricostruzione storica rende il romanzo decisamente interessante e anche di facile lettura.

L’autore, dopo aver consultato scrittori più esperti per avere qualche consiglio, ha deciso di non rifarsi troppo ai manuali tecnici, come gli avevano suggerito: si sarebbe spezzata la magia dell’improvvisazione e la conseguente spontaneità della narrazione.

Gli ingredienti della ricetta che gli hanno permesso di scrivere il libro sono stati la passione del chirurgo-scrittore per la storia italiana, per la lettura e, soprattutto, la curiosità,  la voglia di imparare e approfondire, che non può di certo mancare in una personalità del genere.

La conferenza si è conclusa con un prezioso consiglio: leggere il più possibile non solo per arricchire se stessi, ma anche per contribuire al cambiamento del Mondo attraverso un punto di vista più maturo e consapevole.

Non rimane che ringraziare di cuore lo scrittore per la storia che ci ha regalato, perché ci ricorda ancora una volta che tutto ciò che viviamo e vivremo dipende dal nostro passato e conoscere la storia è il primo passo per cambiare il mondo rendendolo migliore.

Carlotta Ciucci

 

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