L’unico elemento vivo: il silenzio

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Carlotta Ciucci foto articolo (1)Nessuno quanto me ha udito il rumore del silenzio. L’apparente assenza di suoni. Non ho mai pensato fosse qualcosa di così profondo e austero ma allo stesso tempo sacro, che interromperlo fosse un affronto.

Qui, disteso, con una percezione completa dell’intorno, mi sento ostacolato. L’immobilità per evitare di compiere un sacrilegio, sottrarsi al respirare per assaporare ogni singolo, tenue, impercettibile crepitio è qualcosa che in pochi hanno provato. Nascondersi per evitare la morte.

Il sentirsi l’unico elemento “vivo” tra molti inanimati rende invisibili.  

L’uomo percepisce l’invisibilità a volte come desiderio talvolta come pena. È desiderio in seguito a vergogna o terrore, è pena quando ci si vuole far notare. 

L’essere invisibili talora salva la vita. Intorno fiamme, intorno morte, ciò che era familiare e conosciuto muta e si sfigura, quando il resto del mondo sembra non curarsi della propria situazione, allora in quel preciso momento, ci si accorge dell’importanza del silenzio e del dono dell’invisibilità che esso ci può fornire.

Sono qui, disteso, dietro ad un cespuglio per evitare di morire per non aver corso troppo veloce o per aver trovato un nascondiglio poco efficace. Si corre verso il nulla, verso il deserto. Dannate ore durante le quali ogni singolo rumore, anche quelli solitamente impercettibili, persino quelli in lontananza sono sospetti, ogni singolo passo. Quando mi sentirò pronto di uscire allo scoperto, fuori dalla protezione che finora mi ha salvato la vita?

Mai. 

Nessun luogo della Terra sarà mai sicuro, soprattutto del XXI secolo. Il giorno del compleanno, quando tutti vorrebbero un giorno perfetto, è proprio quello in cui ho rischiato di morire. Sentire a 27 anni la morte così vicina non è per tutti. In quei quattrocentottanta minuti ho sperato e apprezzato, per la prima volta nella mia vita, il silenzio. Quel qualcosa che non avevo mai considerato prima d’ora. In quelle ore sono passato dalla giovinezza alla vita adulta, così, tutto d’un tratto.

Carlotta Ciucci

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