Quattro chiacchiere con un premio Nobel

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Nicolò Patanè e Gabriella Fancio con lo scrittore Josè Saramago - Foto di Gonzalo Hernandez Baptista

Nicolò Patanè e Gabriella Fancio con lo scrittore Josè Saramago - Foto di Gonzalo Hernandez Baptista

Torino, ore 12.45. Dopo una lunga attesa fuori dalla libreria “la Torre di Abele”, una delle tante del centro vicino a piazza Solferino, finalmente lo incontriamo.  Josè Saramago, il premio nobel per la letteratura del 1998,  esce dalla piccola libreria circondato da uno sciame di persone, tutte venute naturalmente per ascoltare la presentazione de “Il Quaderno”, l’ultimo lavoro dello scrittore portoghese, e magari riuscire ad avere un autografo sulla prima pagina di uno dei suoi romanzi, portati per l’occasione con sè. 

Dopo essersi seduto  a un tavolo vicino all’entrata della  libreria, che poco prima ospitava una petizione per la regolazione dei prezzi dei libri, e dopo aver di buon grado anche lui apposto il suo nome nella raccolta-firme (tra i vari flash della stampa presente), subito è cominciato il solito “valzer” degli autografi.

Così, dopo parecchi minuti e più o meno una settantina di libri firmati (fermati solo da un secco stop di una sua collaboratrice),  eccolo finalmente pronto a rilasciarci una breve intervista.

 

Come è nata l’idea de “Il Quaderno” ?

 

Dai vecchi quaderni di Lanzarote. Lanzarote è un’isola delle Canarie in cui scrivo e questo libro, questo blog, è un po’ sulla stessa linea  di quegli  scritti. C’è una maggiore estensione e si rifà ai soliti eventi contemporanei.

Ne avevo parlato all’editore ed eravamo d’accordo per trasformare questo blog in un libro, questo perché è vero che questo blog si trova anche su internet, però non è possibile portarsi il computer a letto se uno lo vuole leggere , mentre con un libro è più pratico.

 

 “Saramago, in questo libro c’è un giudizio poco lusinghiero su Berlusconi. Che giudizio dà della democrazia italiana?”

 

“Io credo che la democrazia italiana sia malata e stia nelle mani degli italiani farla guarire e quindi devono loro liberarsi da questa malattia , da questo ascesso, Berlusconi. Proprio un ascesso per la vita politica, sociale e culturale dell’Italia, perché la democrazia  e la vita politica riprendano là dove sono state interrotte.

Io credo che gli italiani si trovino in un incubo e bisogna quindi che si risveglino, anche se a molti di loro piace essere in questa situazione.

Invece bisogna che riacquistino la coscienza democratica; che vedano che la democrazia non è soltanto un insieme di simboli ma una realtà, appunto, con i suoi tempi e la sua vita. Quindi io spero che questa malattia, questa cosa, Berlusconi, sparisca rapidamente; che Berlusconi ritorni a casa sua a occuparsi del denaro, delle sue attività, lasciando in pace gli italiani.

Siamo in un tempo in cui si discute, si parla di tutto. Ogni giorno  vengono organizzati migliaia di congressi, convegni dove si parla di questo fatto e non si parla solo di una cosa, che è la democrazia. Perché la democrazia , ormai, è considerata qualcosa di scontato,derisa, in realtà  bisogna che la democrazia riassuma il suo significato originale, quello appunto di dibattito di tutti i problemi con i cittadini , perché acquisiscano una loro coscienza e per farla risolvere continuare .”

 

“Quali sono i consigli che può dare ai giovani lettori?”

 

“Bene io non sono una persona che può dare consigli, perché ognuno è diverso dall’altro e quindi ognuno ha un cammino diverso , però potrei dirvi due cose molto importanti, che sono: non perdere tempo e non avere fretta. Sembrano essere in contraddizione l’una con l’altra , ma in realtà  non è così. La fretta è cattiva consigliera,quindi non bisogna averne; bisogna pensare molto quando si scrive. Lo scritto è una cosa molto lunga e io sono molto esigente.

Perdere tempo vuol dire, quel che vuol dire, cioè non perdere tempo: lavorare, studiare, scrivere, leggere, riflettere e discutere.

 Discutere con gli altri , ma cosa estremamente importante, discutere  soprattutto con sé stessi .Le discussioni con gli altri infatti, non portano molto lontano perché poi ciascuno alla fine rimane con la sua idea, in fin dei conti. Invece discutere con sé stessi , porta  a pensare molto e ad agire.

 

 

“Quali sono stati i suoi maestri letterari?”

 

“Io direi che tutti gli autori che ho letto sono stati per me un maestro intellettuale. Però nonostante tutto ci sono alcuni che preferisco rispetto ad altri che sono : Gogol, Proust, Kafka, Montaigne, Cervantes. E poi, per quanto riguarda la letteratura portoghese, padre Antonio Viera del XVII secolo, che è stato uno dei miei principali riferimenti intellettuali.

 

 

E tanto per non deludere anche voi … ecco qui l’autografo L'autografo di Josè Saramago

 

 

 

 

 

 

 

 

 

a cura di Nicolò Patanè (3F), con la collaborazione di Gabriella Fancio (4E)

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