Scudo ad alta gradazione

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alcolI giovani bevono anche perché ormai è normale farlo, soprattutto tra i 16 e i 18 anni. Il consumo di alcol è un comportamento usuale in una serata fra amici, ma esagerare diventa preoccupante, soprattutto quando l’età non consentirebbe neanche di bere. Le motivazioni più ricorrenti che spingono i giovani a bere sono la curiosità, la voglia di sentirsi adulti e il fascino della trasgressione delle regole.

Di fatto, l’alcol aiuta a lasciare in sospeso i problemi, a dimenticare per un po’ le difficoltà a scuola, in famiglia e le delusioni. Dà un momentaneo e apparente sollievo, compensa la noia, la solitudine e le carenze affettive. Può far sentire forti se si è insicuri e si ha poca autostima e inoltre facilita le relazioni con l’altro sesso. Tutti fattori che, onestamente, portano qualunque adolescente a volerci provare almeno una volta. 

Quello a cui però si pensa poco (o per niente) sono le conseguenze. Cosa comporta e quanto fa male a lungo termine la regolare assunzione di alcol? Innanzitutto fa danni: al fegato, al sistema nervoso e alle cellule del cervello. L’alcol consumato tra i 12 e i 25 anni influisce nel futuro cognitivo della persona, poiché colpisce il cervello durante il suo periodo di sviluppo. Inoltre rende più esposti a patologie come diabete, ictus e disturbi cardiovascolari. Purtroppo, però, non si tratta solo di problemi legati alla salute fisica. L’aspetto forse più preoccupante è l’incapacità dell’adolescente medio di oggi di divertirsi senza alcol al seguito. 

Se si organizza una serata con amici, infatti, la presenza di alcol è data per scontata. Capita di essere invitati ad una festa di compleanno in cui, esplicitamente, la priorità è l’alcol. Ancor prima dell’organizzazione vera e propria, come gli orari, il cibo e le attività previste per la serata, la preoccupazione è quella di trovare chi porta l’alcol e accertarsi che ci riesca. E poi, regolarmente, come va a finire? Qualcuno sta male e gli altri invitati passano il resto della serata ad occuparsene. Una festa decisamente rovinata. Certo, tra un abuso esagerato e un uso consapevole il confine è molto sottile, soprattutto da giovani quando si conosce ancora molto poco il proprio organismo e anche solo con un bicchiere di troppo si rischia di oltrepassarlo senza accorgersene.

Non si tratta di fare del moralismo ma di guardare in faccia la realtà, perché anche quando si riesce a rimanere nei limiti, è innegabile che l’alcol aiuti a integrarsi e a superare le proprie timidezze. Diventando temporaneamente più sciolti, ci si illude di sapersi comportare, di socializzare senza problemi, di vivere come gli altri. Ma non è altro che uno scudo dietro il quale nascondere le proprie debolezze. Uno scudo che, quando cade, fa sentire ancor più fragili, soli e depressi. E’ il circolo vizioso quello che spaventa di più: l’idea sempre più diffusa che per essere interessanti o accettati si debba essere per forza trasgressivi, spensierati e sicuri di sé. La vera sfida sarebbe riuscire a pensare le stesse cose, senza una bottiglia di vodka su un tavolino in penombra.

Giorgia Sulis

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