Socotra, un caos in paradiso

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02222L’arcipelago di Socotra è situato a poche miglia dalla costa somala sull’Oceano Indiano: conosciuto principalmente per i suoi paesaggi mozzafiato, una flora e una fauna che sembrano quasi non appartenere al nostro pianeta, dal 2008 è stato inserito tra i patrimoni dell’umanità dell’Unesco.

La flora e la fauna endemiche di quest’isola sono dovute all’appartenenza dell’isola ad una parte della placca tettonica africano-arabica che, separandosi nel Cenozoico, ne permise lo sviluppo. Oltre il 40% delle specie presenti sull’isola sono uniche sul pianeta.

Inoltre le spiagge, caratterizzate dalla candida sabbia corallina, rendono i paesaggi dell’isola ancora più mozzafiato e l’isola ancora più suggestiva per i turisti.

Per capire ciò che sta accadendo in questo momento sull’isola di Socotra bisogna fare un passo indietro e capire la situazione del paese di cui fa parte.

Lo Yemen dal 2014 è afflitto da una devastante guerra civile tra più fazioni che affermano di rappresentare il governo legittimo del paese.

Da una parte c’è il governo presidenziale dello Yemen e dall’altra l’importante minoranza zaydita, gli Houthi, che nel 2015 hanno preso il controllo della capitale San’a’ portando il presidente (Abd Rabbuh Mansur Hadi) a fuggire a Aden, città nel sud del paese e capitale dello Yemen del Sud fino al 1990, prima che, dopo l’unione con lo Yemen del Nord, la capitale fosse spostata a San’a’.

Da quel momento, nonostante le numerose morti e gli interventi di potenze straniere come gli Emirati Arabi e l’Arabia Saudita a favore del governo yemenita, e Libano, Iran, Iraq e Palestina a guida Hamas per gli Houthi, il fronte non ha subito cambiamenti significativi.

Data la sua posizione, l’isola non è direttamente interessata dal conflitto e rimane controllata dal governo legittimo presidenziale (Hadi), ma è interessata da un conflitto geopolitico tra i due principali alleati del governo, l’Arabia Sudita e gli Emirati Arabi Uniti.

La coalizione anti-Houthi non è solo composta dal governo legittimo, ma anche da un gruppo che rivendica l’indipendenza dello Yemen del Sud (STC).

Gli Emirati Arabi, ad inizio conflitto erano pienamente allineati con l’Arabia Saudita a supporto del governo legittimo e all’idea di un unico paese, ma dal 2017 si sono iniziati ad allineare più a supporto del Consiglio di Transizione del Sud (STC) che controllava maggiormente l’arcipelago di Socotra.

Da quel momento gli Emirati Arabi hanno de facto il controllo dell’isola e hanno contribuito allo sviluppo infrastrutturale e turistico dell’isola anche grazie ai numerosi voli che collegano le maggiori città emiratine con Socotra.

A dicembre 2025 il STC, con il supporto emiratino, ha lanciato delle offensive verso alcune provincie del sud del paese con l’obiettivo di conquistarle. Queste mosse sono state interpretate dall’Arabia Saudita come tentativi di secessione definitivi e dopo attacchi aerei sauditi contro carichi di armi emiratini destinati ai separatisti, gli Emirati hanno annunciato il ritiro totale dall’isola e la rottura formale degli accordi con Riad.

Da questi conflitti ne è derivata una chiusura dei cieli dell’isola, l’unico mezzo sicuro di accesso all’isola fino a quel momento, e di conseguenza l’impossibilità per i turisti di tornare a casa. Ad inizio gennaio 2026, erano circa 450 i turisti bloccati sull’isola, tra cui un centinaio di italiani.
Nei giorni seguenti la situazione è stata parzialmente risolta solo grazie a voli speciali operati verso l’Arabia Saudita coordinati dalle autorità internazionali e dalla Farnesina.

Da febbraio 2026 i voli commerciali da e per l’isola sono ripartiti, operati dalla compagnia nazionale Yemenia Airways, verso la città di Gedda in Arabia Saudita, ma la Farnesina continua a sconsiglliare tassativamente ogni viaggio a Socotra a causa dell’instabilità della zona e del rischio terrorismo.

Ettore Trisciuoglio

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