In occasione della venticinquesima edizione della Giornata Europea delle Lingue (GEL), tenutasi giovedì 8 ottobre presso l’aula Aldo Moro del Ministero dell’Istruzione e del Merito, diversi studenti sono intervenuti con una testimonianza della loro esperienza di studio e brani in lingua. Il gruppo era composto da sei ragazzi, tra i quali io ho avuto l’occasione di rappresentare la lingua francese.
Partiamo con i più giovani, ma non per questo inesperti. Ruben ha – quasi – dodici anni, tanta energia e una grande passione: la matematica, studiata con la metodologia inglese. Approfondendo questa sua passione per i numeri ha sviluppato un vero e proprio talento e si è da poco classificato primo al mondo in una competizione di matematica in lingua inglese. Per lui studiare le discipline STEM con un’altra metodologia significa renderle più logiche, andando dritto al punto e imparando dai suoi errori. Il suo sogno? Vorrebbe viaggiare, “andare in un posto diverso ogni anno per una settimana, a prescindere da dove”.
Secondo Seungmin, invece, conoscere una seconda lingua è come avere una seconda anima. Parla sei lingue – coreano, italiano, inglese, spagnolo, cinese e francese – tra le quali padroneggia le prime due come madrelingua. Ora sta lavorando sulla settima: seppur frequenti l’università ad Amsterdam, con l’olandese ha infatti ancora alcune difficoltà, ma progredisce ogni giorno. Con le sue parole trasmette le emozioni date dall’apprendimento di una lingua: si tratta infatti di entrare in contatto con infiniti aspetti culturali di mondi distanti, raggiungibili tramite poche parole.
Anche Roan è bilingue: nasce in Italia da una famiglia di origini albanesi. All’inizio della scuola media, posto di fronte alla scelta tra francese e tedesco, sceglie la seconda opzione, perché crede che sia una “sfida” più difficile. Col tempo, invece, ha capito che ogni tanto è anche bello fermarsi e lasciarsi affascinare dalle lingue, dalle sfumature di significato e dagli aspetti nascosti e meno immediati: un po’ come nel disegno, dice, dove un tratto leggermente diverso può stravolgere il significato di un’opera.
Annarita ha invece trovato nel cinese una via di fuga, un modo per superare i suoi limiti, far sentire la sua voce e crescere. La cultura asiatica le ha permesso di scoprire talenti sino a prima sconosciuti: la calligrafia, la pittura e persino la danza con la spada. È stata tre volte in Cina, non aspetta altro che di tornarci e trova fondamentale un’esperienza così immersiva. Similmente Costanza si è innamorata dello spagnolo recandosi a Siviglia, a Salamanca e a Madrid, vivendo in quest’ultima per tre mesi. Attribuisce la maggior parte del merito per i suoi progressi alle incomprensioni e agli errori, che forse sono stati causa di umorismo e scherno, ma la rendono oggi una persona più matura e sicura di sé.
Io metto in evidenza la straordinaria musicalità del francese e la varietà di culture che permette di conoscere. Una domanda mi riporta per un momento alle elementari, alla – dolorosa – scoperta del colonialismo dal punto di vista polinesiano, o ancora a imparare a distinguere la pronuncia di un canadese da quella di un corso.
Da tutti noi però emerge, oltre all’amore per la seconda lingua, una fusione tra questa e l’italiano, una simbiosi che ci permette di organizzare i pensieri, comunicare in una maniera unica nel suo genere e avere una maggior comprensione di noi stessi e degli altri. È quasi come se parlassimo una lingua sola e in qualche modo riusciamo a capirci – perlomeno tra le lingue romanze – modificando i vocaboli e adattandoli a uno switch costante, che avviene in primis nei nostri pensieri.
Nei brani proposti poi, come portando degli esempi di espressioni uniche nel loro genere e intraducibili, abbiamo veicolato messaggi di speranza, incoraggiamenti per i futuri studenti e un sentito invito a far nostra l’esperienza scolastica, traendone il massimo e lasciandoci affascinare.
Stella Camilla Brao
