Osservo la luna di inizio giugno in riva al mare … appare così strana.
Disegna uno spicchio perfetto, un sorriso verticale che illumina il cielo e il pigolio delle stelle.
Una luna diversa: la luna degli ultimi giorni di scuola di quinta liceo.
Malinconica, speranzosa, lieta.
E’ diversa dalla luna leopardiana. Non raccoglie il dolore di una vita, ma gli eterni attimi vissuti in compagnia degli amici con cui la sto osservando.
Una briciola in grado di illuminare il mare che non mostra segno di corrente.
Una riga di vele bianche contorna l’orizzonte e plasma l’infinito celeste del mondo. Un infinito vicino, che accoglie i nostri sogni e li rende immensi.
Non s’ode parola. I suoni della natura dominano i freschi pensieri. Un assiuolo canta nella selva alle nostre spalle; le tamerici sussurrano appena il vento le spettina; le impercettibili onde si infrangono a riva con dolci melodie. Uno scoglio cerca di arginare in sé lo sciabordio del mare, invano.
I corpi si immergono nella morbida sabbia per fondersi con la natura. La luna inargenta i volti, le mani; trasforma i tratti indefiniti, silvani.
La mente si spegne e sogna.
Ripercorre i corridoi di scuola; le pareti dai colori astratti; le sedie delle classi, le persone di una vita. Rivede le anime spaesate e incerte dei primi giorni di scuola; i sorrisi; i ricordi.
Assapora ogni angolo dell’edificio, ogni suo mistero. Scava l’animo pervaso dal suono degli augelli per recuperare ogni ricordo e disperderlo in versi. Le note dell’assiuolo diventano la melodia del sogno notturno e regalano alla scuola urbana un’aria naturale, terrena.
Quando la mente si risveglia, la luna si allontana e lascia il cielo al rosseggiare delle prime ore mattutine.
Il canto dell’assiuolo svanisce e, a sostituirlo, arriva il volo speranzoso di un gabbiano silente.
Lucia Tortorella
