Torino, due ragazze, due secoli

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Screenshot 2026-06-23 alle 10.44.15Stessa città, due ragazze. Secoli diversi.

Sara si sveglia ogni mattina grazie al terrificante suono del cellulare accanto al letto. Fa una frenetica colazione mentre schiaccia ripetutamente i tasti di un telecomando mal funzionante. Riprende il telefono, attiva la playlist di Spotify e fruga nell’armadio alla ricerca degli stessi vestiti di tutti i giorni. Esce di casa al volo e raggiunge, inaspettatamente, la scuola in orario. Entra sempre in classe trafelata, spesso perché perde il tram ed è costretta a mettersi a correre per le vie del centro. Le piace la tranquillità di via Garibaldi poco dopo l’alba: i negozi chiusi, le luci spente, il chiarore rossastro su Piazza Castello. La folla che la domina di baccano e caos al pomeriggio svanisce all’alba, ridonandole l’antica eleganza di un tempo. E proprio mentre arriva a scuola, l’edificio circondato dal caratteristico centro storico, si chiede: “Come vivevano Torino i ragazzi del secolo scorso?” Poche ore dopo, dominata da un’irrefrenabile curiosità, si dirige verso la prima biblioteca accanto a scuola. Seleziona un libro e inizia a sfogliare la storia di una ragazza della sua stessa età, cresciuta a Torino, il secolo scorso.

Carla cresce a Torino in pieno boom economico. Ogni giorno, al mattino, apre gli occhi, spaventata dal suono di una vecchia sveglia in legno. Indossa un appariscente abito a pois, prepara lo zaino e esce di casa. Il papà la accompagna tutte le mattine a scuola con la macchina nuova e la saluta prima di correre a lavorare in FIAT. I professori di Carla sono troppo severi, la impauriscono. Aprono tutti i giorni il registro per scegliere i prossimi interrogati, prima di segnare i brutti voti accanto ai nomi degli sfortunati. Finite le lezioni, Carla si incammina verso casa, tira fuori cinquanta lire per acquistare un gelato da Pepino e ammira la nuova vita culturale della città. Torino si sta affermando come centro propulsivo dell’arte contemporanea, distinguendosi per il suo vibrante impegno nei confronti dell’arte informale. Carla ama ammirare gli artisti di strada, le loro opere, i mercatini e i cantanti del centro: l’arte le accarezza l’anima. Studia a casa per qualche ora, gioca a un gioco di società con il fratello e scherza a cena con il resto della famiglia: unita, anche se ancora patriarcale.

Trenta minuti dopo…

Sara chiude il libro: si è fatto tardi.

Esce, angosciata. Il progresso non ha risparmiato neppure lei. 

Vorrebbe vivere Torino ammirando l’arte, non uno schermo.

Lucia Tortorella

 

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