Hong Kong, inizio 1997
Iacopo dovrebbe essere un medico. E forse lo è, ma non nel modo in cui aveva immaginato. Ha persino abbandonato la prospettiva di una carriera da ingegnere, con la marina militare, per studiare medicina. Si è laureato, ha iniziato a frequentare chirurgia con il migliore dei professori. Ha aperto maiali per un anno per mettere a punto il primo trapianto di fegato.
Iacopo però ha un problema: deve ancora completare l’anno di leva. Un dettaglio burocratico, ma sufficiente a rimettere tutto in discussione. E allora cosa potrebbe esserci di meglio se non sanare quella vecchia ferita aperta con la marina? Dopo un anno come ufficiale medico, Iacopo ha imparato la bellezza del coordinare una squadra: apprezza ogni sguardo riconoscente che arriva dai ragazzi dell’equipaggio ed è più felice che mai di dare un senso a ogni gesto.
Sono quasi due anni che Iacopo è lontano da casa. Due anni di navigazione, il primo giro del mondo su un’unità a vela della marina italiana: i 18 ragazzi di Nave Orsa Maggiore sono una famiglia. Ha passato le colonne d’Ercole e pescato una marea – letteralmente – di tonni; si è fatto regalare un cd dei Fugees a New York da uno sconosciuto nella macchina a fianco, per poi finire ad ascoltarli in una cantina sino al mattino; ha imparato ad andare sui pattini con Ciccio davanti alla panchina di Forrest Gump a Savannah; ha guidato una Harley Davidson tra i campi di ananas alle Hawaii.
Frammenti sparsi di cartoline mai spedite.
Passeggiando per Hong Kong ha trovato un negozio di musica. Non sa precisamente cosa l’abbia spinto a entrare, ma ne è uscito con un player portatile di quei minidisc che tanto amava. In Italia non l’avrebbe mai trovato, d’altronde si tratta di una tecnologia avanguardistica, troppo strana e nuova per diventare davvero comune – perfetta per lui. Dal fondo della valigia pesca l’unico minidisc che non ha avuto cuore di lasciare a casa: Non farti cadere le braccia, Edoardo Bennato, 1973. Lo inserisce nel dispositivo, mette una cuffietta, quasi con paura, poi l’altra. Preme play. Un’ondata di emozioni lo investe: sente il profumo di casa, ricorda i portici di Torino, il ciuchín del tram, la fontana vicino a casa sua. Sente la voce di suo padre, le risa dei suoi amici, il “neh” che il barista all’angolo inserisce ogni due frasi. Una semplice canzone lo riporta a quando era bambino, con le ginocchia sbucciate dopo aver fatto le gare sulle scale con il passeggino della sorella. Rivede Valdieri, i nonni, gli gnocchi. Gli manca casa.
Iacopo entra in un supermercato, gira un po’ a vuoto, ancora inebriato dai toni dolci della sua musica. Vede i Grisbì, quelli al limone, che sanno di chimico – ma di quel chimico che piace. Li compra. La nostalgia non lo lascia andare e, non appena torna sulla nave, Iacopo lo sa: non resterà in ferma per chissà quanti anni. Il mare non lo tratterrà ancora lungo.
Tornerà in patria. Presto.
E mise in cantiere me.
Stella Camilla Brao
