La cosa bella è che non mi sono mai trovata bene a Torino. Per tutta la vita mi sono sentita dire che fosse una città meravigliosa. I miei nonni, i miei genitori; tutti sembravano concordare sul fatto che fosse una delle città migliori. La città più bella del mondo, diceva sempre mia nonna, con orgoglio. Io, invece, non l’avevo mai pensata allo stesso modo: Torino è molto bella, ma non la credevo la migliore. Non avevo costruito amicizie speciali. Quasi tutti i pomeriggi li passavo in casa, e quando uscivo spesso cambiavo strada per evitare di incontrare persone che avrei preferito scordare. Ogni via, ogni negozio sotto i portici, specialmente quelli nei pressi di casa mia, sembravano portare ricordi che avrei voluto lasciare indietro. Per questo, mentre tutti parlavano di quanto fosse bello vivere a Torino, io passavo il tempo a immaginare come sarebbe stata la mia vita in un altro posto. Sognavo di diventare ingegnere aerospaziale e di lavorare al fianco delle persone più importanti del settore. Più ci pensavo, più mi convincevo che il mio futuro non fosse lì. Con il passare degli anni iniziai a sentire il bisogno di una conferma, di un appoggio esterno; così confidai tutto a mia madre. Lei accolse i miei progetti con serenità e mi incoraggiò a seguire la strada che ritenevo giusta. Convinta di ricevere la stessa approvazione anche da mio padre, qualche giorno dopo affrontai l’argomento con lui. Ricordo ancora la perplessità dipinta sul volto, come distolse lo sguardo dal libro che stava leggendo. Sapevo che non era contrario alla mia partenza; considerava solo sbagliato il motivo. Infatti, mi disse che era ingiusto permettere alle persone e alle delusioni di influenzare il mio giudizio su un’intera città. Poi mi parlò di Tara, la casa di Rossella O’Hara in Via col vento, e di come ognuno custodisca nel cuore il luogo in cui si è cresciuti, ovunque vada. Per cui, la mia Tara sarebbe sempre stata Torino. Dopo poco tempo, Torino venne scelta come capitale dello spazio grazie a un importante accordo internazionale con l’AIAA (American Institute of Aeronautics and Astronautics). Fui felicissima della notizia, e il giorno seguente decisi di uscire e passare davanti al Palazzo Asinari, edificio storico di Torino, dove avevano indetto l’inaugurazione. Mi fermavo sotto le finestre e immaginavo di essere stata lì. In quei momenti sentivo di aver trovato il mio posto nel mondo. L’ho fatto spesso: non era poi così lontano da casa mia. Poi, poco a poco, decisi di uscire sempre più spesso e fare giri più lunghi. Le mie tappe fisse erano il Palazzo Asinari e la Galleria San Federico, Sede del Distretto Aerospaziale Piemonte, ma camminando passavo davanti ai luoghi più celebri di Torino, posti che avevo sempre visitato controvoglia. Dopo un anno, arrivò il momento dell’anno all’estero, atteso da sempre con molta emozione. Oggi sto scrivendo da San Diego, in California. Continuo a desiderare una vita diversa e so che probabilmente non vivrò mai stabilmente nella città in cui sono nata. Eppure, quando ripenso a casa, la mente torna a vagare sempre sotto agli stessi portici, alle stesse piazze e alle stesse strade che per anni avevo cercato di evitare. Avevo ragione nel voler partire, ma aveva ragione anche mio padre: si può allontanare una persona dalla città, ma non una città dalla persona. E, per quanto il mondo sia pieno di luoghi che ancora desidero conoscere, nessuno riuscirà mai a starmi a cuore quanto Torino.
Giorgia Uccelli
