Si spegne la luce della casa vicina, sento le voci sommesse dei miei genitori nella stanza accanto.
Non riesco a dormire, mi rigiro nel letto, sbadiglio e infine mi alzo.
Mi avvicino alla finestra e guardo fuori; la notte è buia, fredda, l’aria pungente muove le punte dei pini. Alzo gli occhi al cielo: è pieno di stelle. Piccoli punti luminosi sparsi per la volta celeste.
Chissà come fanno a non cadere…
Rimango qualche minuto seduta sul davanzale e sospiro, guardo un’ultima volta il cielo stellato e mi infilo sotto le coperte.
I giorni passano veloci, il cielo e le stelle rimangono sempre uguali.
Cresco, vado a scuola, imparo, conosco nuove persone, ma sento che qualcosa mi manca.
Una sera, dopo cena, mi misi sul divano e accesi la televisione; forse il caso, forse il destino volle farmi guardare una puntata di Star Trek, serie a cui mi appassionai in poco tempo.
Cominciai ad appassionarmi a tutto quello che riguardava lo spazio, la luna, gli astri, le galassie e i buchi neri. I miei appuntamenti notturni diventarono sempre più frequenti. La mia passione per le stelle divenne una vera e propria ossessione.
Finite le superiori mi iscrissi all’università di Monaco di Baviera intraprendendo gli studi di ingegneria meccanica.
Furono anni impegnativi, studiavo tutto il giorno e anche la notte, i miei appuntamenti notturni alla finestra erano diventati un ricordo lontano. Pensavo spesso alla mia famiglia, alla mia casa, alla mia camera dalla quale vedevo il cielo stellato. In quel periodo persi la motivazione, non mi ricordavo più perché lo stessi facendo, ma comunque andai avanti grazie alla forza dell’abitudine e a una vocina che mi parlava e che mi diceva di non mollare.
Dalla finestra della mia stanza a Monaco, il cielo di notte era pesante e opprimente, illuminato talvolta da qualche aereo di passaggio o dalla luce della luna.
Fu grazie a questo periodo lontano da casa che capii che mai e poi mai avrei voluto trascorrere la mia vita china su un computer, in una grande città e senza qualcuno di caro al mio fianco.
Così mi laureai a pieni voti, ma sentivo di non essere ancora soddisfatta, sapevo che ero destinata a qualcosa di grande. Scelsi quindi di continuare gli studi poiché volevo che tutti gli interrogativi che da bambina mi affollavano la mente fossero risolti e, dato che la mia sete di sapere non era ancora stata appagata, mi iscrissi all’accademia aeronautica di Pozzuoli dove completai gli studi.
Entrai nelle forze armate e poi mi trasferii negli Stati Uniti, dove, dopo tre anni di duro lavoro, diventai capitano.
Ovviamente non ero soddisfatta delle mie conquiste e sentivo che quella del militare non era la mia strada; così decisi di riprendere gli studi e conseguì la laurea triennale in Scienze Aeronautiche a Napoli.
La mia vita fino a quel punto può sembrare noiosa – fatta di libri, lezioni e sudore – ma da quel momento in avanti ebbe una svolta.
Presa la triennale, venni selezionata dall’Agenzia Spaziale Europea: la mia vita cambiò.
Feci molte nuove amicizie, cominciai le esercitazioni, i test. Ripresi in mano la mia vita e ricominciai a vivere. Finalmente avevo trovato la mia strada e finalmente riconoscevo che tutti gli sforzi e i sacrifici non si erano rivelati vani: stavo vivendo la vita dei miei sogni.
Dopo cinque anni ero pronta; sarei andata nello spazio e non stavo più nella pelle all’idea di arrivarci.
Arrivò il grande giorno. Mi assicurai al sedile, guardai i miei compagni di avventura, sentii il reattore accendersi e finalmente il lancio.
Fu un’esperienza fantastica, che non dimenticherò mai e che ancora oggi racconto ai miei figli come se fossi ancora là e loro mi ascoltano increduli con la bocca spalancata. Forse sono riuscita a trasmettergli la mia passione, penso.
È tardi, si spegne la luce della casa vicina, sento i miei figli parlare sommessamente nella stanza accanto.
Non riesco a dormire, mi rigiro nel letto, sbadiglio e infine mi alzo.
Mi avvicino alla finestra e guardo fuori; la notte è buia, fredda, l’aria pungente muove le punte dei pini. Alzo gli occhi al cielo: è pieno di stelle. Piccoli punti luminosi sparsi per la volta celeste.
Io sono stata lassù, sussurro.
Rebecca Giordo
