Creatività e tecnologia – l’IA ne ridisegna i confini

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conferenza saracco 6 ottobreL’ultimo decennio ha portato con sé cambiamenti rivoluzionari, primo tra tutti l’avvento dell’intelligenza artificiale generativa, capace di produrre testi, immagini e opere multimediali in pochi secondi. Cosa significa quindi essere creativi e possedere spirito critico ai tempi dell’IA? Questa la premessa della conferenza “La creatività ai tempi dell’intelligenza artificiale”, tenuta dal prof. Guido Saracco, alla quale gli studenti del nostro liceo hanno partecipato martedì 6 ottobre, ospiti del Politecnico di Torino.

Il prof. Saracco ha introdotto il suo intervento parlando dello sviluppo della mente umana. L’Homo sapiens ha fatto la sua comparsa sulla Terra circa 200.000 anni fa, sviluppando una rara plasticità mentale. Tra tutti gli animali, fu infatti l’unico in grado di creare e far evolvere la propria tecnologia in modo consapevole. Ma sarà vero? Il castoro ad esempio costruisce dighe, ma è spinto da semplice istinto genetico. Emblematico il caso di Sawyer, il castoro canadese diventato virale sui social,  che, dopo essere stato addomesticato, ha costruito una diga con oggetti trovati in casa. 

E’ evidente quindi che l’uomo agisce spinto da altro: il sociologo francese Michel Crozier definì l’essere umano un “animale particolare”, bisognoso di stimolare la mente e il pensiero creativo. Fin dalla notte dei tempi, l’uomo ha sviluppato tecnologie per rendere il lavoro più efficiente e accrescere la propria capacità di prevalere nei conflitti. In un mondo in cui la nascita determinava quasi interamente il ruolo e il destino sociale di un individuo, la violenza rappresentava spesso l’unico strumento capace di sovvertire gli equilibri esistenti e ridefinire le gerarchie. Con il passare dei secoli, tuttavia, la tecnologia ha progressivamente assunto un ruolo diverso e più profondo: da semplice strumento di lavoro e di guerra si è trasformata in un potente “rimescolatore sociale”, capace di mettere in discussione i privilegi ereditati e aprire nuove opportunità di riscatto.

Il 30 novembre 2022 il progresso tecnologico ha vissuto una discontinuità potentissima: Sam Altman lanciò ChatGPT e presentò al mondo l’IA generativa. E’ cominciato così la seconda parte della conferenza; l’ex rettore del Politecnico ha spiegato come le prime versioni di ChatGPT fossero dei “pappagalli stocastici” – termine coniato dalla linguista Emily M. Bender – ovvero algoritmi che prevedono la parola successiva su base probabilistica, senza una reale comprensione. Non tardarono però ad arrivare i modelli più avanzati di LLM (Large Language Model) come le evoluzioni di ChatGPT, Gemini e altri, in grado di generare da zero, analizzare ed elaborare immagini, audio, video e musica. Sono cioè diventati multimodali. Questi ultimi anni sono stati caratterizzati da una corsa alla complessità, con l’obiettivo di realizzare un IA che sappia non solo elaborare ma anche ragionare. Per verificare la velocità di progresso dell’IA generativa, il prof. Saracco ha deciso di sfidare tre modelli di ChatGPT: le versioni 3, 4 e 5 del software nonché un altro algoritmo generativo chiamato Suno AI. Ha iniziato con quest’ultimo, capace di creare musica partendo da piccoli motivi (e rispettando il diritto d’autore). Il risultato è stato sorprendente, indistinguibile da un qualsiasi prodotto dell’intelligenza umana: è persino riuscito a ricreare la voce. La seconda sfida era scrivere un sonetto shakespeariano; in un minuto la poesia era già pronta. Come terza sfida è stato chiesto ai modelli 3,4 e 5, supportati dal rispettivo algoritmo di generazione visiva, di creare un quadro di Kandinsky. La prima versione ha prodotto un dipinto che “lasciava molto a desiderare”, il 4 è stato migliore del precedente ma non ancora perfetto, al contrario il 5 ha restituito un quadro impossibile da distinguere dalle opere originali di Kandinsky. 

Tuttavia l’IA ha anche un lato oscuro, inquietante. A questo proposito Saracco ha ricordato il caso di Geoffrey Hinton che, nel maggio 2023, ha lasciato Google dopo quasi dieci anni di collaborazione e ha messo in guardia il mondo sui rischi dell’IA, in particolar modo quelli legati allo sviluppo delle cosiddette IA “coscienti”, sistemi dotati di sensori, pelle sintetica e microfoni capaci di imparare dall’interazione fisica con il mondo, esattamente come fanno gli esseri umani. Sebbene non siano “senzienti” nel senso umano del termine, la loro capacità di simulare e apprendere solleva un interrogativo: e se fossero in grado di maturare? Se un bambino impiega pochissimi anni a sviluppare una coscienza e una propria volontà, quanto impiegheranno queste super intelligenze a manifestare scopi e intenzioni autonome? 

L’IA non prova emozioni né ha un’anima, ma potrebbe diventare un sistema così evoluto da simulare il pensiero umano in modo indistinguibile.

Se a questo si aggiunge l’avvento dei computer quantistici, che forniranno la potenza di calcolo necessaria a spingere queste super intelligenze verso traguardi ad oggi imprevedibili, cosa potrebbe diventare la super intelligenza, sulla cui realizzazione USA e Cina stanno puntando il tutto per tutto? La Silicon Valley e la Cina stanno replicando la “corsa alla bomba atomica” con le super intelligenze. Il paragone con la bomba atomica non è un’iperbole se si pensa alla potenzialità distruttiva insita in queste capacità sovrumane e alle necessarie cautele per gestirla; a New York, ogni tre mesi le delegazioni e i tavoli diplomatici di USA e Cina si riuniscono per definire delle linee guida condivise sull’etica dello sviluppo e dell’utilizzo di questa super intelligenza. In questa nuova “corsa all’oro” l’Unione Europea rischia la subalternità, con tutte le gravi conseguenze del caso.

Citando una provocazione di Sam Altman (“Training AI is more energy efficient than feeding a human for 20 years”), Saracco ha poi introdotto il tema del rischio circa la sostituzione di molte professioni intellettuali. L’alternativa secondo il professore potrebbe essere lo sviluppo di “alleati digitali”, tema del suo saggio più recente: Alleati digitali. La nostra IA personale. L’IA non deve sostituire la nostra mente, ma diventarne un’estensione. Un “alleato” che non ci dà ragione a prescindere, ma che ci sfida, ci supporta e ci aiuta a fare sintesi, ma non si sostituisce alla nostra capacità di pensiero che deve rimanere la prima nostra risorsa. E a questo punto Saracco ha introdotto il tema dell’età minima: l’alleato digitale è uno strumento prezioso, ma va introdotto solo quando l’essere umano ha già sviluppato le basi neurologiche e culturali per gestire le proprie emozioni e il proprio pensiero critico.

La conferenza si è conclusa con uno sguardo al futuro intriso di ottimismo: l’alleato digitale che ci accompagnerà nella vita, magari sincronizzato con un umanoide, ci sarà di aiuto nella fase senile della vita. Tuttavia, l’idea dell’alleato digitale apre scenari etici inediti: cosa accadrà a questa tecnologia dopo la morte del suo proprietario? Dovrà essere distrutta o conservata? Spetterà ai figli custodirla? In fin dei conti, parliamo di un’identità digitale che ha raccolto e digitalizzato i dati, i ricordi e la personalità di un individuo per una vita intera.

La conferenza del professor Saracco è stata un viaggio attraverso molteplici angoli di osservazione dell’IA, un percorso che ci ha lasciato spunti di riflessione profondi e allo stesso tempo interrogativi a cui nessuno può ancora rispondere. Ma una consapevolezza emerge chiara: l’intelligenza artificiale non va subita o temuta ma governata con regole ed etica.

Alla luce di questa riflessione, e tornando alla domanda iniziale, possiamo dire che la creatività ai tempi dell’intelligenza artificiale non risiede più nella pura esecuzione tecnica – ambito in cui la macchina è ormai imbattibile per velocità e precisione – ma nella capacità tutta umana di immaginare l’inedito, di porre le domande giuste e di mantenere saldo lo spirito critico. La sfida delle nuove generazioni non sarà superare l’algoritmo ma usare la tecnologia come amplificatore del nostro pensiero, senza mai delegare alla macchina ciò che rende unica l’umanità: la coscienza creativa. Perché, come ricordato in chiusura da Saracco, l’umanità è proprio questo: mente, progetto e libertà.

Giorgia Uccelli

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