Io sono ancora io. L’Umberto I incontra Luca Fabbri

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Foto copertina Luca FabbriLuca Fabbri è un ragazzo di 23 anni, nato a Torino il 2 maggio 2002.

Da circa un anno e mezzo, Luca racconta e condivide sui social la storia della sua vita, con un cancro, così da aiutare più persone possibili che vivono nella sua stessa situazione e che questo gesto di coraggio diventi un ponte di collegamento tra storie diverse. 

Luca ha sempre praticato sport, in particolare la pallavolo, arrivando anche a giocare in serie A3, fin quando, nell’ottobre del 2024 inizia a sentire dei dolori strani allo sterno e alle spalle.

A 22 anni però non si pensa che un banale dolore alle spalle sia qualcosa di grave, così Luca decide di andare avanti con la sua vita, senza dare peso a quei sintomi.

Dopo diversi mesi, decide di farsi vedere da un medico, ma le piccole macchie presenti sulla sua schiena sembrano solo calcificazioni, dovute al carico a cui ha sempre sottoposto il suo corpo.

Il dolore però aumenta e anche la vita di Luca peggiora.

Anche i medici iniziano a preoccuparsi seriamente dei suoi sintomi e dopo nuovi approfondimenti, risulta presente un edema osseo.

Questa scoperta insieme a tutti gli altri sintomi: mal di testa ricorrenti; perdita consistente di peso, senza aver cambiato nulla nelle abitudini e nella dieta; stanchezza infinita, spinge i medici a fare una biopsia ossea.

Il 30 maggio 2025 arriva la sentenza: un linfoma non Hodgkin al quarto stadio.

Luca non è pronto a sentire qualcosa di così forte e sconvolgente; la sua persona si divide in due: da un lato tutte le paure e le sensazioni irrazionali, la non consapevolezza di quello che sta succedendo, dall’altro, la positività sempre presente nella sua vita.

Luca si ferma e riflette: ”che io sia positivo o negativo la strada è sempre una”. Decide di iniziare il suo percorso di chemioterapia con tutta la forza che ha e con tutta la positività possibile.

Luca dichiara di avere trovato la sua forza e la positività con cui combattere anche grazie ai suoi amici, che hanno rinunciato alle loro vacanze estive per stare con lui a Torino e hanno condiviso il momento della rasatura capelli.

Non si è mai sentito solo durante questo ultimo periodo della sua vita. Famiglia, amici e infermieri sono sempre stati in grado di non farlo sentire veramente malato e solo. Per andare avanti, si ripete continuamente che lui è sempre lui, semplicemente con un ospite inatteso entrato nella sua vita. Fa di tutto per trovare un motivo per sorridere, anche nei momenti più complicati e difficili.

Oltre ad aprire un profilo instagram dove condividere i suoi progressi e non, decide di far comprendere che una diagnosi di un tumore non cancella chi si è veramente, attraverso il progetto “Io sono ancora io”, con l’aiuto del project manager Cristian Papa. I due decidono di portare la storia di Luca nelle scuole così da parlare di prevenzione in modo autentico. Come detto da Luca in un’intervista “troppo spesso gli uomini faticano a parlare di salute, a fare controlli o semplicemente a condividere una fragilità. Questa iniziativa vuole rompere il silenzio, far capire che prendersi cura di sé è un gesto di forza, non di debolezza.Per questo abbiamo scelto di portare la prevenzione fuori dagli ospedali e vicino agli edifici scolastici, direttamente nei cortili e negli spazi antistanti gli istituti, dove gli studenti potranno confrontarsi liberamente e, se lo desiderano, effettuare una visita urologica gratuita. Un modo concreto per rendere la salute accessibile, vicina e parte della quotidianità”. Il progetto è nato anche grazie ad una collaborazione con il comune di Verona. Luca e Cristian vogliono sensibilizzare un pubblico giovane sempre più ampio, così che anche i ragazzi, come le ragazze, si abituino all’idea di farsi controllare periodicamente, a prescindere dall’assenza di sintomi evidenti.

Il 10 aprile 2026, durante la cogestione, Luca è stato protagonista dell’incontro con i nostri studenti del liceo, in aula Magna. Mentre Luca parlava, non volava una mosca: solo la sua tranquillità e sensibilità nel raccontare la sua storia davanti a 100 studenti. Luca e la sua storia hanno lasciato un grande insegnamento a tutti noi. Dobbiamo prendere esempio da lui e affrontare la vita con il sorriso, nonostante gli ostacoli, a volte anche molto dolorosi, che la vita ci mette davanti. Ci ha salutato lasciandoci un messaggio chiaro: “voi che state ascoltando, siate amici veri. Ascoltate, restate vicini e offrite la vostra presenza senza riserve. Non abbiate paura di chiedere aiuto al medico quando qualcosa non va, la prevenzione e la tempestività sono le armi più importanti. Io ci sono. Ci sono con la disponibilità di ascoltare, supportare e camminare accanto a chi attraversa momenti di difficoltà, sapendo che nessuno dovrebbe sentirsi solo o giudicato. Parlate con i vostri amici e la vostra famiglia, coltivate legami autentici e solidali. Essere presenti davvero può fare la differenza nei momenti più importanti”

Sofia Gullà

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