Nella settimana dal 6 al 10 ottobre 2025, il Convitto Nazionale Umberto I è stato occupato da più di quattrocento studenti dalla seconda alla quinta.
Questa è stata la prima occupazione non autorizzata in 177 anni di vita della scuola.
Il genocidio dei palestinesi ha smosso l’animo degli studenti del Convitto, che hanno manifestato il loro dissenso per ciò che stava avvenendo, mostrando al mondo il loro appoggio ai palestinesi e la loro opposizione alle decisioni del governo italiano.
Questa è stata una protesta pacifica che però gridava “Palestina Libera”, un messaggio importante che i ragazzi uniti vogliono portare a gran voce.
Così si sono ritrovati in gran numero davanti alla scuola sventolando la bandiera palestinese e gli striscioni con la scritta “Convitto occupato”.
Alcuni giornalisti sono giunti davanti alla scuola intervistando studenti e professori, scattando foto e scrivendo articoli pubblicati su Corriere Torino, ANSA, La Voce e TorinoToday. Alcuni passanti hanno anche redarguito i ragazzi invitandoli a “pensare con il proprio cervello senza farsi influenzare”. E se lo avessero, finalmente, fatto?
Successivamente gli studenti sono entrati a scuola e si sono riuniti nel cortile e in palestra per realizzare cartelloni colorati che portano il loro messaggio di ribellione.
Le attività della mattina sono state varie: alcuni esperti hanno tenuto conferenze sulle dipendenze mentre altri ragazzi hanno organizzano giochi di schieramento durante i quali è stato stimolato il dibattito sulla storia alle radici del conflitto di Gaza.
Dopo il pranzo le attività sono riprese con un laboratorio di confronto sulle diversità di genere e una sopravvissuta che ha parlato del genocidio curdo che ha vissuto.
Seguono tornei di calcetto e di pallavolo ai quali i ragazzi hanno preso parte numerosi.
Alla fine delle attività molti ragazzi sono tornati a casa mentre altri sono restati a dormire a scuola per continuare l’occupazione con le serate organizzate.
La mattina seguente gli studenti si sono ritrovati nuovamente davanti a scuola, si sono intervistati a vicenda e hanno caricato video sul web per sponsorizzare l’occupazione.
Il martedì mattina è stato carico di attività: una specialista ha tenuto una conferenza sulle funzionalità dell’ONU, altri studenti si sono affrontati in un dibattito etico-politico, un’avvocata e attivista palestinese ha parlato agli studenti di diritto internazionale mentre altri ragazzi hanno cominciato i tornei sportivi autogesti.
Le attività sono riprese alle quattordici con una sessuologa che ha svolto un’attività informativa con i ragazzi, contemporaneamente in un’altra aula si é tenuto un laboratorio di fotografia e inoltre sono ripresi anche i tornei di calcio balilla e di pallavolo e verso la sera i ragazzi rimasti si sono riuniti per mangiare insieme, per parlare e infine dormire (forse).
Il mercoledì sarebbe dovuto essere l’ultimo giorno di occupazione ma poi in realtà è stata prolungata fino a venerdì, in questi ultimi due giorni i numeri degli studenti occupanti sono aumentati, esortati dai rappresentanti e dai membri del collettivo che hanno proposto di prolungare la protesta.
Laboratori di video editing e conferenze sull’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) sono state le attività principali del mercoledì mattina; seguono una conferenza sul libro “Metafore della terra” da parte dell’autore Giuseppe Dematteis e un laboratorio sulla prevenzione del suicidio.
Dopo pranzo una professoressa di arte ha tenuto un laboratorio sulla Palestina mentre i fondatori di DBA (marchio emergente di abbigliamento) sull’imprenditoria.
Molti studenti alla fine delle attività sono tornati a casa, altri, volenterosi di continuare l’occupazione, sono rimasti nuovamente a dormire nell’edificio.
Questa occupazione ha segnato la storia della nostra scuola, mostrando a tutti il pensiero e l’unità di noi studenti; i ragazzi hanno avuto modo di confrontarsi, di sviluppare un loro pensiero critico e di creare nuove amicizie.
Rebecca Giordo
