Metri come continenti

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immagine metri_continentiTorino, ore 19:30, mercoledì sera.

Nessuna persona. Nessun rumore. Nessun bambino che gioca.

Solo i palazzi e le luci delle città. Dentro i palazzi, attraverso le finestre: mille storie.

Un palazzo cattura lo sguardo più degli altri: l’architettura medievale, i dettagli in legno, i cornicioni in granito. 

Da una finestra, in basso a sinistra, si scorgono due figure: un uomo e una donna che cenano; lui appare burbero, apatico, mangia senza guardare l’amata, è giovane, ma sembra già privo di sogni.

Poi in alto a destra, una famiglia allegra: la madre sta aiutando il figlio a svolgere i compiti, il padre cucina, la tavola apparecchiata; emanano calore, gioia, unione.

E ancora a sinistra un’altra finestra, un’altra storia, un’altra vita: una ragazza malinconica, piange, ha dei fogli sotto il mento e si dispera; ha le occhiaie, forse non dorme da giorni, sembra tormentata.

Interessante come, a distanza di così pochi metri, si avvicendino così tante storie diverse. Metri che sembrano continenti.

Chissà se ognuno di loro immagina cosa accade dietro il muro accanto, o se tutti guardano solo verso la propria finestra interiore.

Luci soffuse, calde avvolgono le stanze in  un  sospiro di alleanza, di pace; eppure la pace non regna in tutte queste storie.

Forse i due innamorati non sono davvero tali, bensì due persone che stanno insieme per convenienza, opportunismo. Dall’espressione nostalgica e apatica di lei sembra trasparire una verità semplice: lui non è che un uomo come tanti. Forse lei avrebbe preferito fidanzarsi con il ragazzo incontrato  anni prima sul treno, eppure, il caso l’ha guidata verso un’altra strada.

Forse la famiglia allegra, unita e calorosa non sarebbe tale se il marito sapesse che lei lo tradisce da anni o che il figlio nasconde i brutti voti a scuola per paura della reazione dei genitori.

E forse la ragazza non sarebbe così triste e malinconica se non avesse lasciato tutto: casa, famiglia, amici, per fare l’università in una città grigia. Forse sarebbe più allegra se riuscisse a comprendere il significato di quei dannati fogli e non si dovesse svegliare in un catino cupo inquinato.

Luci spente. Oscurità. Cupezza. Tutti cessano di svolgere le loro attività e l’edificio si trasforma in un blocco scuro, macabro. La notte avvolge le vite e il sonno le tramuta talvolta in incubi, talvolta in sogni. Un palazzo. Tante storie.
Eppure basta un dettaglio, un imprevisto, per modificare l’equilibrio di ogni vita. Con il mattino arrivano le svolte: la coppia che recita un amore già spento, la famiglia che si sgretola tra rivelazioni e silenzi, la ragazza che finalmente intravede uno spiraglio. Ma quando il sole sale oltre i tetti medievali e le finestre si riaprono, nessuno se ne accorge davvero: proprio in quell’istante tutte quelle vite, così lontane e così vicine, respirano insieme. Forse senza saperlo, si sostengono a vicenda: una risata che filtra dal piano superiore attenua un pianto al piano di sotto; una luce accesa dà coraggio a chi crede di essere solo; un sogno infranto diventa spazio per un nuovo inizio. E ogni mattina, anche in un palazzo qualunque, qualcuno ricomincia.

Lucia Tortorella

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